Ventura: "Da Italia-Svezia del 2017 non è cambiato nulla. Il prossimo ct? Ultimo dei problemi"

L'ex ct della Nazionale ha fatto il punto sui problemi della Nazionale, ricordando anche il passato: "Io capro espiatorio, ci fu anche violenza gratuita. Bisogna fare questo"

Il calcio italiano continua a fare i conti con una crisi profonda, resa ancora più evidente dall’ennesima mancata qualificazione al Mondiale, la terza di fila. Un tema che riapre interrogativi strutturali e chiama in causa l’intero movimento. Intervenuto a "Radio Anch’io Sport", Gian Piero Ventura, il primo a steccare il pass per la Coppa del Mondo, ha offerto una lettura chiara e senza filtri, difendendo l’operato dei commissari tecnici e spostando il focus su problemi ben più radicati.

Ventura: "Non è solo colpa dei ct, è un problema di sistema"

"Non è tutta colpa dei ct, è evidente. Ha le sue responsabilità, ma non è un problema di presidente federale o di allenatore, bensì di cultura, di sistema. Facciamo sempre finta di niente. Dopo il 2006, siamo usciti subito sia nel 2010 che nel 2014. Poi non ci siamo qualificati per tre Mondiali di fila. L'ultimo Europeo è stato bruttissimo. C'è stata solo la parentesi dell'Europeo vinto, la classica eccezione che conferma la regola" - ha detto Ventura.

 

 

Poi ha proseguito: "Ogni volta ci ritroviamo a parlare, a spiegare. Le criticità sono strutturali, deve intervenire il governo, non solo quello federale. Ognuno ha la propria ricetta. Un conto è dirlo e un conto è poi farlo. Da Italia-Svezia del 2017 non è cambiato nulla".

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"Svezia-Italia? Io caprio espiatorio, violenza gratuita"

Ventura è tornato a parlare anche sullo spareggio contro la Nazionale di calcio della Svezia che costò all’Italia l’esclusione dal Mondiale 2018: "Siamo stati eliminati dalla Svezia, poi arrivata quinta al Mondiale - ricorda - L'attacco fu personale, bisognava trovare un capro espiatorio. Ma ormai fa parte del passato. Certamente ha inciso sulla mia scelta di staccare. Fu una violenza in alcuni casi anche gratuita".

 

 

Il messaggio a Gattuso e il peso della panchina azzurra

L'ex commissario tecnico ha poi espresso vicinanza a Gattuso, sottolineando quanto sia complesso gestire la Nazionale: "Se riprenderei una patata bollente come quella della Nazionale? Assolutamente no. Non l'avrei voluta prendere neanche quando l'ho presa. Dopo pochissimo tempo, mi resi conto che avevo fatto la scelta sbagliata ed era un momento in cui di scelte ne potevo fare diverse, anche molto interessanti. Ma è inutile piangersi addosso. Non c'erano i presupposti allora, non ci sono oggi. Chiunque siederà sulla panchina azzurra, incontrerà difficoltà oggettive". Poi ha aggiunto: "Ci sono passato anch'io, ti senti responsabile per non aver raggiunto l'obiettivo. L'importante è che, in cuor suo, sappia di aver fatto il massimo. Gli consiglio di ripartire serenamente a rifare il lavoro che ha sempre fatto. Con la convinzione che questo con la Nazionale è stato un brutto incidente di percorso, ma che può accadere nel mondo del calcio. Il prossimo ct? Credo che sia l'ultimo dei problemi. Qualsiasi sia il ct, se non viene messo nelle condizioni di lavorare al meglio, opererà sempre in questo contesto di difficoltà. Nel 2006 abbiamo vinto perché avevamo una generazione di fenomeni. Oggi questa generazione non c'è. Bisogna prima creare i presupposti affinché un ct possa incidere radicalmente".

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I problemi del calcio italiano e l'esempio Vergara

Infine, Ventura si è soffermato sul tema dello sviluppo dei giovani, citando anche il dossier di Roberto Baggio, che come il Divin codino, anche lui aveva proposto: "Ritenevo che ci fosse la necessità di comportamenti diversi. I palazzi si costruiscono dalle fondamenta, non dall'attico. Un tempo, i giovani giocavano 4-5 ore al giorno, tutti i giorni. Giocavano per strada o negli oratori. Se questi spazi non ci sono più perché la società è cambiata, bisogna crearne di nuovi. Nei centri vanno messi allenatori-educatori capaci e pagati, che non hanno l'obiettivo di vincere il torneino, ma di creare e di far crescere. Dopo aver creato e cresciuto, non deve esserci la dispersione: il passaggio dalla Primavera alla prima squadra è troppo grande in Italia". Ventura ha fatto anche esempi concreti legati ai giovani talenti, citando Vergara: "Lui è nel Napoli da sempre, ma non avrebbe giocato neanche un minuto e non ci fossero stati tutti gli infortuni che ha avuto il Napoli quest'anno. Lo stesso Pisilli è da tempo che si conosce, poteva avere molto più minuti sulle spalle e sulle gambe". Poi ha concluso: "Una volta si viveva solo ed esclusivamente di tecnica. Oggi spesso nei settori giovanili l'ambizione dell'allenatore non è quello di crescere un talento, ma raggiungere un obiettivo per poter poi uscire dal settore giovanile e fare strada in maniera individuale. Serve cambiare atteggiamento, il modo di proporre e di proporsi".

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Il calcio italiano continua a fare i conti con una crisi profonda, resa ancora più evidente dall’ennesima mancata qualificazione al Mondiale, la terza di fila. Un tema che riapre interrogativi strutturali e chiama in causa l’intero movimento. Intervenuto a "Radio Anch’io Sport", Gian Piero Ventura, il primo a steccare il pass per la Coppa del Mondo, ha offerto una lettura chiara e senza filtri, difendendo l’operato dei commissari tecnici e spostando il focus su problemi ben più radicati.

Ventura: "Non è solo colpa dei ct, è un problema di sistema"

"Non è tutta colpa dei ct, è evidente. Ha le sue responsabilità, ma non è un problema di presidente federale o di allenatore, bensì di cultura, di sistema. Facciamo sempre finta di niente. Dopo il 2006, siamo usciti subito sia nel 2010 che nel 2014. Poi non ci siamo qualificati per tre Mondiali di fila. L'ultimo Europeo è stato bruttissimo. C'è stata solo la parentesi dell'Europeo vinto, la classica eccezione che conferma la regola" - ha detto Ventura.

 

 

Poi ha proseguito: "Ogni volta ci ritroviamo a parlare, a spiegare. Le criticità sono strutturali, deve intervenire il governo, non solo quello federale. Ognuno ha la propria ricetta. Un conto è dirlo e un conto è poi farlo. Da Italia-Svezia del 2017 non è cambiato nulla".

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