© EPA"-ov" o "-ova" in Russia, Bulgaria e molti altri Paesi dell'Est europeo, una vocale in Italia (ad eccezione della tipica "-n" veneta), "-es" o "-ez" nelle nazioni di lingua spagnola e - talvolta - portoghese, una sola sillaba nell'estremo Oriente, soprattutto Cina e le Coree, "-sson" in Svezia, Danimarca ed Islanda e... "-ic" in Croazia: sebbene la globalizzazione renda sempre più difficoltoso risalire alla nazionalità di un calciatore semplicemente leggendone il cognome, ci sono dei suffissi che ne suggeriscono quantomeno l'origine della famiglia. Nel caso della nazionale a scacchi biancorossi, vice-campione del mondo in carica ed impegnata stasera nella semifinale con l'Argentina all'edizione di Qatar2022, l'elemento morfologico è particolarmente presente, basti pensare che è portato con orgoglio da 18 calciatori sui 26 convocati dal ct Dalic (...e 19!) per la kermesse. Ma perché?
Croazia, perché è comune il suffisso -ic nei cognomi
Al pari di "-son" nel Regno Unito, e l'analoga sopracitata versione scandinava, anche "-ic" in croato significa "figlio di". Tratto comune in numerosi Stati europei che, nella notte dei tempi, riconoscevano un individuo sulla base di chi l'aveva messo al mondo, con il passare dei secoli questi appellativi si sono trasformati in cognomi. Tale suffisso è consueto anche negli altri Paesi dell'ex Jugoslavia, come Slovenia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord e Kosovo, ma va sottolineato che questa "c" presenta un accento acuto, formando di fatto una consonante sorda alveolo-palatale affricata totalmente indipendente nel relativo alfabeto e la cui pronuncia corretta è "tch".
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