© EPAÈ già un bivio per la Svezia, ma sembra un precipizio. Un solo punto in tre partite, fondo classifica nel girone e qualificazione a rischio per il Mondiale 2026. Il pareggio all’esordio contro la Slovenia poteva essere archiviato come partenza lenta, ma le sconfitte in Kosovo e soprattutto quella di ieri sera a Solna contro la Svizzera hanno aperto un vero e proprio stato di emergenza. Nemmeno l'attacco da 220 milioni di euro, con Viktor Gyökeres (Arsenal) e Alexander Isak (Liverpool) titolari, è riuscito a invertire la rotta. La Svezia ha creato poco, è apparsa spenta e vulnerabile, cadendo sotto i colpi di una Svizzera solida e concreta, guidata da uno Xhaka in versione leader totale.
Svezia, a rischio il Mondiale 2026
La classifica è impietosa: Svizzera 9 punti, Kosovo 4, Slovenia 2, Svezia 1. Lunedì, contro il Kosovo di Zhegrova, è già una finale per il secondo posto, che significherebbe playoff. Ma servirà una reazione radicale, mentale prima ancora che tecnica. Perché se non si cambia passo, il rischio è quello di restare fuori dal Mondiale nel momento in cui la nazionale ha più talento. E stavolta, non ci sarebbero alibi. Intanto il ct danese Tomasson è finito nel mirino dei tifosi.
I tifosi attaccano Tomasson
La crisi della Svezia non è solo tecnica, è anche emotiva. E a finire nel mirino della rabbia popolare è l’allenatore Jon Dahl Tomasson, ex attaccante del Milan, oggi sulla panchina più bollente del calcio scandinavo. Durante la serata nera di Solna contro la Svizzera, la tensione è esplosa: alla Strawberry Arena sono apparsi striscioni durissimi contro il tecnico danese, tra cui “Vattene JDT!” e un insulto frontale, “Danese bast**do!”. Il segnale era arrivato già prima del fischio d’inizio: lo speaker dello stadio aveva appena finito di leggere la formazione. Ai nomi dei giocatori, applausi. Al suo, una pioggia di fischi e urla. All’82°, con la Svezia sotto 0-1, la spaccatura si è fatta definitiva: l’intero stadio ha intonato il nome di Janne Andersson, l’ex ct che ha guidato la nazionale dal 2016 al 2023. Un chiaro invito al cambio in panchina.
Tomasson ha provato a tenere la linea della calma nel post-gara: "Il calcio è emozione. Quando i risultati sono negativi, come nel nostro caso, è normale che emergano. È tutto bianco o nero. Fa parte del nostro lavoro, lo affronto come tutti, insieme al gruppo". Ma adesso la sua posizione traballa. E con la sfida decisiva contro il Kosovo all’orizzonte, anche il tempo sembra essergli nemico.