Inviato a Udine - Una partita si giocherà dentro Fort Knox, pardon, lo stadio di Udine, isolato dal mondo grazie a uno spiegamento di forze da G8. L’altra andrà in scena per le vie della città, dove sfilerà il corteo dei ProPal. Rino Gattuso, la cui sensibilità fa a pugni con quel soprannome - “Ringhio” - diventato nel tempo un’etichetta sempre più grottesca, sa bene che calcio e politica mai saranno mischiati come in questa calda serata d’autunno. «Ringraziamo gli oltre diecimila tifosi che verranno allo stadio e ci dispiace per le tante famiglie che volevano portare i loro figli alla partita, ma rispettiamo anche chi sta fuori. L’altra sera eravamo tutti incollati davanti alla tv ed è stato bello vedere che la guerra è finita, vedere genitori che hanno la possibilità di riabbracciare i loro figli tenuti come ostaggi e anche dall’altra parte i palestinesi che tornano a casa anche se la loro casa non c’è più. Spero che durerà in eterno perché non c'è cosa più brutta di ciò che abbiamo visto in questi due anni, quindi viva la pace».
Obiettivo playoff
Gattuso ha inoltre assicurato che pure i giocatori sanno di dover vivere una serata senz’altro particolare giocando contro Israele: «I ragazzi stanno sempre a smanettare sui loro telefonini e sono aggiornati su tutto in tempo reale, quindi sanno bene che ci sarà un po’ di gente fuori ma vedranno pure chi ci sarà dentro allo stadio (alla fine gli spettatori dovrebbero essere oltre diecimila, ndr)». E comunque il passato aiuta: un anno fa sempre a Udine si era giocato in Nations League contro Israele (4-1 per gli azzurri) ed è freschissimo il ricordo della notte di Debrecen quando si giocò in un clima ugualmente surreale nell’indifferenza dell’Ungheria governata da Orban. Al netto di tutto c’è però pure una partita da giocare e possibilmente vincere per l’Italia, il che ci permetterebbe di chiudere quanto meno la pratica legata alla qualificazione ai playoff già questa sera. Tra l’altro Gattuso ottenendo la quarta vittoria dal suo insediamento come ct, eguaglierebbe quanto riuscito ad Antonio Conte (nel 2014), mettendosi in scia di Fabbri e Vicini, gli unici ad essere arrivati a cinque.
Grazie a Spalletti
Ma ieri nella pancia del Bluenergy Stadium rimbombava ancora l’eco delle parole di un altro ct, Luciano Spalletti, che domenica, sul palco del “Festival dello Sport” si era complimentato con Gattuso per aver dato alla squadra quella leggerezza che lui non era stato in grado di trasmettere. «Ringrazio Luciano e non nego che volevo chiamarlo per sentirlo - ha sottolineato Rino - Per come lo conosco è un uomo vero: se non pensasse questa cose, non le direbbe. Leggerezza? Io quando sono arrivato sapevo al 100% quello che volevo fare. Non so cosa Luciano intendesse con leggerezza, ma riuscire a lavorare con la voglia e il senso di appartenenza è il mio obiettivo, anche se, quando si lavora, gli allenamenti devono sembrare una partita. Poi ai ragazzi bisogna parlare quando si deve e nel resto del tempo li lasciamo liberi. Anche a me dava fastidio quando si parlava troppo, stiamo facendo questo. I meriti sono dei giocatori, basta guardare Bastoni: poteva andare via già domenica, invece è rimasto con la squadra, così come Kean. Dopo i risultati degli esami, ha preferito mangiare con i compagni prima di partire e, quando ci ha salutato, l’abbiamo applaudito per quanto ha dato per la Nazionale. Le due punte? Avevo solo un dubbio, il fatto di riuscire a sopportare due attaccanti. Devo dire che sono contento non solo per i gol che stanno segnando, ma per il lavoro che stanno facendo. Fanno tanto volume, scalano difensivamente in fase di non possesso, si sono fatti trovare pronti».
