Juve-Napoli, veleni e polemiche: perché è la sfida tra due rabbie differenti

Sfida sentitissima di per sé e già molto importante per la classifica. L’ultimo successo juventino? C’erano ancora Ronaldo e Dybala...

Non è certo una partita che abbia bisogno di condizioni particolari per scaldare il clima e alzare la tensione, Juventus-Napoli: la sfida è bollente di suo, giocata sul fuoco di decenni di rivalità. Più bollente che mai negli ultimi anni, quando le due squadre si sono sfidate ai vertici della classifica con una continuità che non si era mai registrata prima. E particolarmente bollente sarà venerdì sera con entrambi i mondi, quello bianconero e quello azzurro, accesi da fiamme particolari, oltre che ovviamente dal desiderio dei tre punti: fame di rivincita da parte della Juventus, rabbia per la sconfitta controversa subita domenica sera con l’Inter da parte del Napoli.

Controversa era stata anche la sconfitta subita dalla Juve con il Napoli a Torino il 23 aprile scorso, mentre l’altra, quella incassata al Maradona il 13 gennaio, era stata una delle più pesanti della storia bianconera: 5-1. Due sconfitte, sì: non era stato solo il Monza a portare via sei punti ai bianconeri, come aveva erroneamente indicato Massimiliano Allegri alla vigilia della sfida con i brianzoli, forse per un lapsus, forse per caricare ancora di più la partita dell’U Power Stadium o forse escludendo, senza specificarlo, gli scontri diretti. La squadra bianconera è riuscita a cancellare intanto uno dei ko subiti dal Monza con la vittoria di venerdì sera e c’era già riuscita, vincendo a San Siro, anche contro il Milan, l’altra squadra (poi basta) a battere due volte la Juve nello scorso campionato.

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Napoli-Juve, gli ultimi precedenti

Non c’è due senza tre e i bianconeri vogliono confermare il detto popolare contro il Napoli, almeno, ma forse un po’ di più, quanto volevano riscattare i doppi ko con Milan e Monza. E centrare una vittoria che manca dal 7 aprile 2021, gol di CR7 e Dybala. Perché, appunto, le due sconfitte con la squadra allora di Spalletti erano state entrambe particolari.

Detto del punteggio della prima, che per giunta aveva spezzato una serie di otto vittorie consecutive della Juve e si era chiusa con una plateale stretta di mano di Spalletti ad Allegri, ancora più rovente era stato il finale della seconda, decisa al 93’ da Raspadori, con Landucci squalificato per aver urlato al tecnico del Napoli « Pelato di m... ti mangio il cuore » . A scatenare il tutto (oltre probabilmente al surplus di stress sopportato da tutto lo staff bianconero dalle dimissioni dell’intera dirigenza a novembre al balletto sulla penalizzazione) il gol annullato all’82’ a Di Maria per un discusso fallo di Milik su Lobotka a inizio azione, segnalato dal var Aureliano all’arbitro Fabbri.

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Napoli, rabbia per l'arbitraggio con l'Inter

Ovvero quello che non ha fatto domenica sera il var Marini quando l’arbitro Massa ha lasciato correre la cintura di Lautaro Martinez sempre su Lobotka nel momento in cui l’Inter ha recuperato palla e iniziato l’azione del gol. A far infuriare il Napoli, poi, anche un intervento di Acerbi su Osimhen in area nerazzurra, apparso falloso ma non sanzionato dall’arbitro che si è consultato solo via audio con il var. « Mazzarri ha preferito non venire anche perché preferiamo evitare squalifiche - ha spiegato dopo la partita il ds del Napoli Mauro Meluso, presentatosi ai microfoni al posto del tecnico -. Siamo molto scontenti, è una mortificazione che non ci meritiamo. Massa e il Var sono incappati in una giornataccia. Può capitare, non vogliamo fare dietrologie e complottismi, ma prendere quel primo gol ci ha condizionato fortemente. Ci vuole equilibrio e uniformità, io ne ho visti dare tanti di rigori come quello su Osimhen. Oggi ci sentiamo troppo penalizzati » .

Juve-Napoli, rabbia a contatto

Una rabbia che il Napoli, finito al quinto posto assieme alla Roma, a 11 punti dall’Inter e a 9 dalla Juve, proverà a trasformare in forza per cercare l’impresa all’Allianz Stadium, o perlomeno per evitare di staccarsi ulteriormente dal vertice. Di sicuro però se la porterà dietro e il contatto tra la rabbia fresca dei partenopei e quella covata mesi dei bianconeri promette scintille. La speranza è che infiammino solo la partita e non il postpartita.

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Non è certo una partita che abbia bisogno di condizioni particolari per scaldare il clima e alzare la tensione, Juventus-Napoli: la sfida è bollente di suo, giocata sul fuoco di decenni di rivalità. Più bollente che mai negli ultimi anni, quando le due squadre si sono sfidate ai vertici della classifica con una continuità che non si era mai registrata prima. E particolarmente bollente sarà venerdì sera con entrambi i mondi, quello bianconero e quello azzurro, accesi da fiamme particolari, oltre che ovviamente dal desiderio dei tre punti: fame di rivincita da parte della Juventus, rabbia per la sconfitta controversa subita domenica sera con l’Inter da parte del Napoli.

Controversa era stata anche la sconfitta subita dalla Juve con il Napoli a Torino il 23 aprile scorso, mentre l’altra, quella incassata al Maradona il 13 gennaio, era stata una delle più pesanti della storia bianconera: 5-1. Due sconfitte, sì: non era stato solo il Monza a portare via sei punti ai bianconeri, come aveva erroneamente indicato Massimiliano Allegri alla vigilia della sfida con i brianzoli, forse per un lapsus, forse per caricare ancora di più la partita dell’U Power Stadium o forse escludendo, senza specificarlo, gli scontri diretti. La squadra bianconera è riuscita a cancellare intanto uno dei ko subiti dal Monza con la vittoria di venerdì sera e c’era già riuscita, vincendo a San Siro, anche contro il Milan, l’altra squadra (poi basta) a battere due volte la Juve nello scorso campionato.

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