© LAPRESSEGiovanni Carnevali senza peli sulla lingua in merito al caso Bastoni-Kalulu. L'amministratore delegato del Sassuolo, intervistato da Radio Sportiva, ha toccati diversi argomenti. Si è parlato tanto, ovviamente, dei neroverdi, che stanno consolidando la categoria facendo crescere anche talenti importanti. Una battuta su Domenico Berardi ("da Nazionale") e sul tecnico Fabio Grosso, senza dimenticare la proprietà Squinzi. Ma tra i temi affrontati c'è anche quello relativo al Var, con il dirigente degli emiliani che ha detto la sua su quanto accaduto durante Inter-Juve con la simulazione del difensore nerazzurro che è costata l'espulsione a quello bianconero.
Sassuolo, Carnevali tra Berardi e... futuro
Il dirigente neroverde ha parlato innanzitutto di quello che può essere il suo futuro: continuerà o meno al Sassuolo? Carnevali ha risposto così: "Io ho la fortuna di lavorare in un grande club, con una grande proprietà. Poi tutti abbiamo delle ambizioni, ma è normale che magari prima di fare delle altre scelte devi pensarci mille volte, per cui quello che succederà si vedrà".
Il discorso si sposta sulla squadra, ed in particolare sulla bandiera Berardi: "Io sono di parte ma cerco di essere realista. Lo vedo tutti i giorni, lo guardo negli allenamenti e la domenica come gioca. Per me Berardi è da Nazionale, senza dubbio. Oggi è un calciatore che ha caratteristiche e qualità visibili a chiunque venga alla partita, è un giocatore che è diventato completo, perché è maturato. È vero che ha avuto anche un infortunio importante due anni fa, ma ha recuperato. Ha giocato anche il campionato di Serie B e quest'anno è tornato ai suoi livelli massimi. Sarà Gattuso a decidere, ma ciò che posso dire è che è un giocatore da Nazionale".
I meriti di mister Grosso
Dal calciatore simbolo si passa all'allenatore: "Mister Grosso è un elemento importantissimo per la nostra crescita: ora, come l'anno scorso, ha saputo ottenere risultati e al contempo valorizzare e migliorare ulteriormente i nostri ragazzi. Perciò il grande merito va sicuramente a lui, ma anche ai miei collaboratori come il direttore sportivo Palmieri e il responsabile dell'area scouting Cangini. Ma onestamente, al di là di noi, io metto sempre in rilievo la società. Abbiamo una proprietà straordinaria come la famiglia Squinzi ,una proprietà ancora vecchio stampo italiana: così sfortunatamente ce ne sono sempre di meno. Loro ci permettono di lavorare e programmare, facendo sì che il club, al di là dei risultati sportivi, ottenga anche quelli economici. Quando si parla di sostenibilità diventa sempre più complicato in un contesto come quello calcistico, che è sempre più complesso".