Giovanni Malagò ha 67 anni, Giancarlo Abete ne compirà 76 ad agosto. Più che il nuovo, avanzano due giganti della politica sportiva italiana. Chissà se duelleranno davvero il 22 giugno nelle elezioni per il successore di Gabriele Gravina come presidente Figc, o eviteranno uno scontro tra titani. La Serie A ha calato l’asso: il nome di Malagò circolava da tempo, Aurelio De Laurentiis se l’è intestato per primo, ma il vero regista (supportato da Percassi) è stato Beppe Marotta: “È un primo atto di consenso su una strada maestra per migliorare il calcio da due punti di vista, Nazionale e riforme”. Il presidente dell’Inter ha commentato così l’assemblea di Lega Calcio che ha tributato 18 firme su 20 - non c’era votazione, e la firma non impegna - in favore dell’ex presidente Coni. A distinguersi, Verona e Lazio: entrambe, hanno assicurato, per contrarietà non al nome ma a norme antiquate, anche se Claudio Lotito ha lasciato Via Rosellini al grido di “Ci vuole il commissario”. In serata Italo Zanzi (presidente dell'Hellas) ha invece chiamato Malagò per assicurargli il proprio appoggio. L'ex numero uno del Coni, che in un’intercettazione del 2022 definiva “delinquenti” i presidenti di A - “Avrà cambiato idea, è una persona di successo”, ha chiosato Ezio Simonelli - dovrà sciogliere le riserve, ma intanto ha ringraziato: “Credo sia corretto interpellare le componenti, ma sono comunque onorato di questa testimonianza di stima da un mondo spesso litigioso”. Il 20 aprile sarà a Milano per incontrare i club e, se accetterà, buttare giù un programma elettorale.
"Chiedo le stesse titolarità di Malagò"
L’assenza di quest'ultimo, oltre a creare perplessità tra alcuni club, che pure hanno firmato, non ha entusiasmato Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti. A margine del premio Bearzot, ha contestato non il nome, ma il metodo: “Sarebbe stato più opportuno partire da un incontro fra le componenti, valutare il documento del presidente Gravina, condividere un programma e poi individuare la persona”. Oggi, il direttivo Lnd farà il suo: “Chiederò di investirmi delle stesse titolarità di Malagò, sempre seguendo la logica di discutere prima i contenuti”. Non è da escludere che, sull’altare di quell’armonia che tanto servirebbe per fronteggiare la politica (la cui priorità non è il calcio da troppo), da qui a giugno faccia un passo indietro, in favore di Malagò o di altri. L’esito del faccia a faccia non è scontato: i due, che non si sono mai presi e non si sono mai sfidati, almeno su questo concorderanno. Un primo round indiretto c’è già stato: nel 2013 Malagò conquistò il Coni battendo Raffaele Pagnozzi, sponsorizzato proprio da Abete.