Marotta: "Calcio malato, che penso di Malagò e Abete. Inter e Chivu coraggiosi, in Italia si ha paura..."

Il presidente nerazzurro a tutto campo: la nomina per il presidente Figc, la sfida dei nerazzurri contro il Como e non solo

Parla Giuseppe Marotta. Il presidente dell'Inter è stato intercettato dai giornalisti al termine dell'Assemblea della Lega Serie A, con i club che hanno votato con una netta maggioranza per la candidatura di Giovanni Malagò come prossimo presidente della Figc. Il numero uno del club nerazzurro ha parlato anche della sfida di ieri contro il Como, del discusso episodio del rigore concesso ai biancoblù su Nico Paz e delle parole rilasciate dal Chivu nel post partita.

Figc, Marotta su Malagò e Abete

Così il presidente dell'Inter sulla candidatura di Malagò: "È uno dei migliori risultati degli ultimi anni, soprattutto è l'espressione di 20 club. Questo è un consenso ampio ma è il primo atto di una situazione che ci deve portare assolutamente a trovare la strada maestra per poter migliorare il nostro calcio. Non può esserci miglioramento se non anche confrontandoci con la politica. Abete? Non so bene cosa voglia fare, però il fatto che sia candidato è un atto legittimo di un dirigente che comunque ha dato molto al calcio. Non mi esprimo assolutamente, è un suo diritto. Chi troverà più consensi vincerà. Chiaramente stiamo parlando comunque di due professionisti che hanno un profilo molto importante e chiaramente abbiamo fatto le nostre scelte".

"Il nostro calcio paziente malato"

Il dirigente nerazzurro sulla scelta di Malagò spiega: "È stato individuato per il suo profilo di un manager sportivo che naviga da tanti anni nel nostro mondo. Deve essere colui il quale raccoglie le linee guida da parte, in questo caso della Serie A, per far sì che si riesca a migliorare il nostro calcio, che in questo momento è un paziente malato, che ha bisogno di una cura molto importante".

E ancora: "Il fatto che ci siamo mossi per primi ha un significato importante anche perché ci siamo mossi con grande unione. Ma soprattutto rivendichiamo il ruolo di locomotiva di un sistema sportivo tenendo conto anche delle situazione della Serie B, della Serie C, dei dilettanti e soprattutto di quello che è il vero zoccolo duro, che è il patrimonio del settore giovanile. Da qui nascono i talenti del domani ed è lì che noi dobbiamo lavorare".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Serie A

Como-Inter e il rigore su Nico Paz

Il presidente dell'Inter ha risposto anche alle domande sulla sfida col Como di ieri sera, vinta dai nerazzurri per 3-4: "E' stata innanzitutto una bella partita, è stato uno spot bello per il nostro calcio, vinta meritatamente dall'Inter grazie alla forza, alla qualità del gioco espresso contro una squadra che altrettanto ha dimostrato con tanti giovani di essere all'altezza del ruolo e di svolgere comunque in contemporanea un ruolo da protagonista. Il rigore assegnato al Como? Mi pare che tutti abbiano evidenziato come non fosse calcio di rigore ed è evidente che siamo non tanto risentiti perché abbiamo vinto, ma immaginate se quel rigore avesse portato a un esito diverso, allora saremmo qui oggi a recriminare. Però a parte quegli errori che nell'arco di una stagione si commettono, spero che possa spingere coloro i quali sono designati a fare delle riflessioni e trovare ancora una volta una simbiosi tra quello che è il protocollo del Var e l'arbitro centrale".

"Chivu ironico, Inter coraggiosa: in Italia paura di..."

Infine Marotta sulle parole di Chivu, che ieri dopo la vittoria sul Como aveva ironicamente detto di puntare alla zona Champions, riferendosi a dichiarazioni di alcuni colleghi che non hanno detto apertamente di lottare per lo Scudetto: "Affermazione ironica, fatta con il sorriso: a testimoniare come in Italia ci sia la paura di affrontare le tematiche di obiettivi da raggiungere, obiettivi che comportano l'essere coraggiosi. L'Inter deve essere coraggiosa, quando partecipa deve raggiungere il massimo anche se poi capita, come in Champions League, di essere eliminati. Fa parte del DNA di un club che vuole vincere: dichiararsi ambiziosi, non arroganti, significa raggiungere traguardi importanti".

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Parla Giuseppe Marotta. Il presidente dell'Inter è stato intercettato dai giornalisti al termine dell'Assemblea della Lega Serie A, con i club che hanno votato con una netta maggioranza per la candidatura di Giovanni Malagò come prossimo presidente della Figc. Il numero uno del club nerazzurro ha parlato anche della sfida di ieri contro il Como, del discusso episodio del rigore concesso ai biancoblù su Nico Paz e delle parole rilasciate dal Chivu nel post partita.

Figc, Marotta su Malagò e Abete

Così il presidente dell'Inter sulla candidatura di Malagò: "È uno dei migliori risultati degli ultimi anni, soprattutto è l'espressione di 20 club. Questo è un consenso ampio ma è il primo atto di una situazione che ci deve portare assolutamente a trovare la strada maestra per poter migliorare il nostro calcio. Non può esserci miglioramento se non anche confrontandoci con la politica. Abete? Non so bene cosa voglia fare, però il fatto che sia candidato è un atto legittimo di un dirigente che comunque ha dato molto al calcio. Non mi esprimo assolutamente, è un suo diritto. Chi troverà più consensi vincerà. Chiaramente stiamo parlando comunque di due professionisti che hanno un profilo molto importante e chiaramente abbiamo fatto le nostre scelte".

"Il nostro calcio paziente malato"

Il dirigente nerazzurro sulla scelta di Malagò spiega: "È stato individuato per il suo profilo di un manager sportivo che naviga da tanti anni nel nostro mondo. Deve essere colui il quale raccoglie le linee guida da parte, in questo caso della Serie A, per far sì che si riesca a migliorare il nostro calcio, che in questo momento è un paziente malato, che ha bisogno di una cura molto importante".

E ancora: "Il fatto che ci siamo mossi per primi ha un significato importante anche perché ci siamo mossi con grande unione. Ma soprattutto rivendichiamo il ruolo di locomotiva di un sistema sportivo tenendo conto anche delle situazione della Serie B, della Serie C, dei dilettanti e soprattutto di quello che è il vero zoccolo duro, che è il patrimonio del settore giovanile. Da qui nascono i talenti del domani ed è lì che noi dobbiamo lavorare".

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