Rocchi, i club e quei contatti da chiarire: la Procura prova a decifrare il sistema

Pinzani e Butti già ascoltati a Milano, nei prossimi giorni altri club referee manager

Arbitropoli fa tappa in Serie A. Il pm Maurizio Ascione, che nella prima parte dell’inchiesta - iniziata più di un anno fa - ha sentito perlopiù arbitri o ex, ha avviato la fase due. L’obiettivo, all’apparenza, è capire meglio rapporti e codici di un mondo non facile da decifrare, e forse nemmeno trasparente. La Procura di Milano, ricordiamo, indaga per concorso in frode sportiva: tra i cinque indagati (tutti interni al mondo arbitrale, ma non in concorso tra di loro), il designatore autosospeso Gianluca Rocchi, per la “bussata” al vetro della sala Var in Udinese-Parma dello scorso campionato e le presunte designazioni favorevoli all’Inter in due gare (con il Bologna in campionato e con il Milan in Coppa Italia) nella scorsa stagione, come pure il suo vice Andrea Gervasoni (ma per Salernitana-Modena della scorsa Serie B). Dopo gli interrogatori della scorsa settimana - Gervasoni ha risposto, spiegando di essere stato impegnato su altre gare di Serie A durante quella contestata, Rocchi non si è presentato - Ascione ha convocato soggetti esterni alla categoria. O quasi: ieri mattina è stato ascoltato, come persona informata sui fatti, Riccardo Pinzani, ex arbitro e in passato incaricato Figc per i rapporti della Can con i club di Serie A e B, oggi club referee manager della Lazio. Che chiamasse Rocchi, in sostanza, non è una notizia: ieri è stato sentito per tre ore. Più breve l’audizione di Andrea Butti, Head of Competition della Lega Calcio Serie A: l’uomo dei calendari, per il grande pubblico. Anche lui, sentito come persona informata sui fatti, aveva contatti frequenti e altrettanto inevitabili con il designatore.

Intercettazioni e rapporti con i club: Schenone nel mirino degli inquirenti

Nei prossimi giorni, oltre ad altri esponenti della Serie A, saranno sentiti anche altri addetti agli arbitri, tra cui Giorgio Schenone, club referee manager dell’Inter. A lui, secondo il pm, farebbe riferimento Rocchi nell’intercettazione-madre (per ora l’unica nota, poi il Gip le ha bloccate) dell’inchiesta. Quella del 2 aprile 2025, in cui si sfogava con Gervasoni per il mancato gradimento di un club - secondo gli inquirenti l'Inter - per un arbitro (Doveri?). Anche nel caso di Schenone, che peraltro nella sua precedente carriera da assistente arbitrale ha diretto alcune partite al fianco di Rocchi, dei contatti sono abbastanza prevedibili. Il punto è cosa si dicessero e come, ma soprattutto se le scelte del designatore andassero incontro a quelle di uno o più club. Una serie di ipotesi che per ora non è sfociata in certezze e su cui, come il presunto sistema “gioca jouer”, il pm punta a fare luce nelle prossime audizioni.

 

 

Commissariamento AIA: Gravina valuta la svolta dopo la decadenza di Zappi

Nel frattempo, dato che la categoria ha anche altri problemi, c’è una data per il possibile commissariamento dell’Aia: mercoledì prossimo, 13 maggio, è convocato il consiglio federale, competente per l’atto su proposta del presidente. Gabriele Gravina, ancorché dimissionario, può farlo, trattandosi di atto indifferibile. Formalmente, il consiglio sarà convocato per ratificare la decadenza di Antonio Zappi, presidente Aia: uno step necessario dopo tre gradi di giustizia sportiva e la presa d’atto del Comitato Nazionale della relativa inibizione di 13 mesi. Il punto, però, sono le nomine della prossima stagione: decaduto Zappi, l’Aia dovrebbe avviare il procedimento elettorale, che deve concludersi entro massimo 135 giorni. L’impressione è che chi la guida oggi abbia l’intenzione (o il bisogno, visto che vanno rinnovati i delegati) di prendersi tutto il tempo. Significherebbe scavallare luglio e affidare le nomine a un comitato decapitato, in una fase delicata. È per questo che, alla fine, dovrebbe arrivare il commissariamento. Con un paio di postille: sono tempi in cui altri vorrebbero commissariare la Figc, nessuno vuole rischiare un passo falso. E poi serve il nome giusto: Nicola Rizzoli, impegnato con la Concacaf e forse non così ansioso di tuffarsi in un ruolo così politico - magari da designatore sarebbe diverso -, non è più così caldo. Difficile trovarne altri all’altezza, da non escludere una soluzione federale.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Serie A