Altri nomi Inter in arrivo in Procura, l’ipotesi: “Schenone portatore di istanze più alte”

La ricostruzione del quotidiano La Repubblica sull’ultima giornata dell’inchiesta. L’addetto agli arbitri nerazzurro si difende: “Mai fatte pressioni a Rocchi”

Nuove testimonianze e altri approfondimenti investigativi animano l’indagine della Procura di Milano sul presunto sistema di condizionamento arbitrale nel calcio italiano. Nella giornata di venerdì il pubblico ministero Maurizio Ascione ha ascoltato tre figure considerate centrali per chiarire i rapporti tra dirigenti arbitrali e società sportive. Davanti ai magistrati si sono presentati Giorgio Schenone, responsabile dei rapporti con gli arbitri dell’Inter, il neo designatore arbitrale Dino Tommasi e l’ex presidente dell’AIA Antonio Zappi. Nessuno dei tre risulta iscritto nel registro degli indagati, ma le loro dichiarazioni sono ritenute importanti per comprendere il quadro complessivo dell’inchiesta. Al momento gli indagati restano Gianluca Rocchi, Andrea Gervasoni, Rodolfo Di Vuolo, Luigi Nasca e Daniele Paterna. Gli investigatori stanno cercando di accertare se vi siano state pressioni indebite sulle designazioni arbitrali e interferenze nelle valutazioni VAR durante alcune gare considerate decisive.

 

 

Le dichiarazioni di Schenone davanti ai magistrati

L’audizione più lunga è stata quella di Giorgio Schenone, rimasto per oltre tre ore negli uffici della Procura milanese. Il dirigente interista ha confermato l’esistenza di contatti frequenti con Gianluca Rocchi, spiegando però che si trattava di normali rapporti professionali costruiti nel tempo. Schenone ha escluso in maniera netta di aver mai tentato di influenzare le decisioni arbitrali: "Non ho mai fatto pressioni sulle scelte da fare". Secondo La Repubblica, il pm Ascione avrebbe concentrato molte domande sui rapporti tra il club nerazzurro e l’allora designatore della Serie A. Gli investigatori vogliono capire se dietro alcuni colloqui vi fossero semplici confronti istituzionali oppure vere e proprie pressioni. Schenone, uscito dal Palazzo di Giustizia, ha ribadito di non aver avanzato richieste particolari sugli arbitri da assegnare alle gare dell’Inter. La Procura, tuttavia, continua ad approfondire il presunto episodio avvenuto il 2 aprile 2025 durante la semifinale di Coppa Italia tra Inter e Milan. In quel contesto, secondo gli inquirenti, sarebbe stato espresso il desiderio di evitare la presenza dell’arbitro Daniele Doveri in alcune sfide decisive. Un punto che resta centrale nell’inchiesta e che porterebbe presto a nuove convocazioni.

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Il presunto incontro di San Siro e le “designazioni pilotate”

Uno degli aspetti più delicati dell’indagine riguarda il presunto incontro avvenuto a San Siro in occasione del derby di Coppa Italia. Gli investigatori sospettano che in quella circostanza qualcuno vicino all’Inter abbia espresso precise preferenze sugli arbitri destinati alle gare più importanti della stagione. Secondo la ricostruzione al vaglio della Procura, sarebbe stata manifestata contrarietà nei confronti di Daniele Doveri, ritenuto non gradito al club nerazzurro. Le intercettazioni raccolte dagli inquirenti parlerebbero di richieste insistenti rivolte a Rocchi affinché venissero evitate determinate designazioni. L’accusa formulata nei confronti dell’ex designatore si basa proprio sull’ipotesi di “designazioni pilotate”, finalizzate a favorire la squadra milanese nei momenti chiave della corsa scudetto, poi persa a favore del Napoli. Gli inquirenti stanno cercando di capire chi abbia realmente partecipato a quei colloqui e quale ruolo abbiano avuto i dirigenti della società. Per questo motivo non si escludono nuove audizioni già nei prossimi giorni. La Procura vuole inoltre verificare se Schenone agisse autonomamente oppure come tramite di richieste provenienti da livelli più alti del club. Gli elementi raccolti finora vengono considerati ancora parziali e necessitano di ulteriori conferme investigative. Il lavoro degli investigatori punta a ricostruire con precisione l’intera rete di rapporti tra società e vertici arbitrali.

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Il filone sulle interferenze nella sala VAR

Parallelamente al tema delle designazioni, l’inchiesta si concentra anche sulle presunte pressioni esercitate all’interno della sala VAR di Lissone. Gli investigatori stanno verificando se alcune decisioni arbitrali siano state influenzate da interventi esterni o da indicazioni non regolari. In questo contesto sono stati ascoltati Dino Tommasi e Antonio Zappi, entrambi considerati persone informate sui fatti. Tommasi, recentemente nominato nuovo designatore arbitrale a interim dopo l’autosospensione di Rocchi, sarebbe comparso in alcune intercettazioni telefoniche insieme allo stesso ex responsabile arbitrale. Le conversazioni riguarderebbero valutazioni su episodi arbitrali finiti sotto osservazione da parte della Procura. Anche Antonio Zappi è stato interrogato sui rapporti interni all’AIA e sulle dinamiche legate al funzionamento del VAR. L’ex presidente dell’associazione arbitrale, recentemente squalificato per tredici mesi, avrebbe fornito chiarimenti sulle procedure adottate nelle revisioni video delle partite. Gli inquirenti sospettano che in alcune circostanze siano state effettuate “bussate”, cioè interventi mirati per modificare o confermare decisioni già prese sul campo. Le testimonianze raccolte serviranno a capire se tali episodi rientrassero nella normale attività tecnica oppure rappresentassero condotte irregolari. Questo filone potrebbe diventare decisivo per definire eventuali responsabilità disciplinari e penali.

Le prossime mosse della Procura di Milano

L’indagine coordinata dal pm Ascione è destinata ad allargarsi ulteriormente nei prossimi giorni con nuove convocazioni, tra lunedì e martedì della prossima settimana. Gli investigatori vogliono ascoltare altre persone vicine al mondo arbitrale e probabilmente anche figure legate alla dirigenza interista. L’obiettivo è chiarire definitivamente la natura dei rapporti intercorsi tra Rocchi e alcuni rappresentanti del club nerazzurro. Gli inquirenti stanno analizzando intercettazioni telefoniche, documenti e altri elementi tecnici raccolti nel corso di mesi di attività investigativa. Particolare attenzione viene riservata ai contatti avvenuti nelle settimane decisive della passata stagione calcistica. La Procura intende verificare se vi sia stato un sistema organizzato capace di orientare designazioni arbitrali e valutazioni VAR. Le persone ascoltate finora hanno negato l’esistenza di pressioni o accordi illeciti, ma gli investigatori continuano a lavorare per verificare ogni dettaglio emerso dalle intercettazioni. L’inchiesta sta suscitando forte attenzione nel mondo del calcio italiano, soprattutto per il coinvolgimento di figure di primo piano dell’arbitraggio nazionale. I prossimi interrogatori potrebbero fornire nuovi elementi utili a comprendere la reale portata della vicenda.

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Gli interrogatori ai varisti e la gomitata di Bastoni

L’inchiesta sul presunto sistema di gestione arbitrale avrebbe preso slancio dagli interrogatori dei “varisti” Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo, ascoltati tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 dal pm Maurizio Ascione e dalla Guardia di Finanza. Sarebbero state proprio alcune dichiarazioni rese dai due ufficiali Var a indirizzare gli investigatori verso i vertici arbitrali, dando il via a una serie di approfondimenti culminati negli inviti a comparire notificati il 25 aprile all’ex designatore Gianluca Rocchi e al supervisore Var Andrea Gervasoni, poi autosospesosi e indagati. L’indagine, sostenuta da intercettazioni, testimonianze e ulteriori attività investigative, ruota inizialmente attorno alla partita Inter-Verona del gennaio 2024, segnata dal controverso episodio della gomitata di Bastoni. Nasca e Di Vuolo risultano infatti indagati per concorso in frode sportiva dopo la denuncia presentata da un avvocato veronese. Successivamente, gli accertamenti si sarebbero estesi anche ad altri episodi, comprese due presunte designazioni arbitrali pilotate a favore dell’Inter nella scorsa stagione. Su questo fronte è stato ascoltato anche Giorgio Schenone, club referee manager nerazzurro. Le indagini proseguiranno nei prossimi giorni con nuove audizioni in Procura e non si esclude il coinvolgimento di ulteriori dirigenti o responsabili di club calcistici.

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Nuove testimonianze e altri approfondimenti investigativi animano l’indagine della Procura di Milano sul presunto sistema di condizionamento arbitrale nel calcio italiano. Nella giornata di venerdì il pubblico ministero Maurizio Ascione ha ascoltato tre figure considerate centrali per chiarire i rapporti tra dirigenti arbitrali e società sportive. Davanti ai magistrati si sono presentati Giorgio Schenone, responsabile dei rapporti con gli arbitri dell’Inter, il neo designatore arbitrale Dino Tommasi e l’ex presidente dell’AIA Antonio Zappi. Nessuno dei tre risulta iscritto nel registro degli indagati, ma le loro dichiarazioni sono ritenute importanti per comprendere il quadro complessivo dell’inchiesta. Al momento gli indagati restano Gianluca Rocchi, Andrea Gervasoni, Rodolfo Di Vuolo, Luigi Nasca e Daniele Paterna. Gli investigatori stanno cercando di accertare se vi siano state pressioni indebite sulle designazioni arbitrali e interferenze nelle valutazioni VAR durante alcune gare considerate decisive.

 

 

Le dichiarazioni di Schenone davanti ai magistrati

L’audizione più lunga è stata quella di Giorgio Schenone, rimasto per oltre tre ore negli uffici della Procura milanese. Il dirigente interista ha confermato l’esistenza di contatti frequenti con Gianluca Rocchi, spiegando però che si trattava di normali rapporti professionali costruiti nel tempo. Schenone ha escluso in maniera netta di aver mai tentato di influenzare le decisioni arbitrali: "Non ho mai fatto pressioni sulle scelte da fare". Secondo La Repubblica, il pm Ascione avrebbe concentrato molte domande sui rapporti tra il club nerazzurro e l’allora designatore della Serie A. Gli investigatori vogliono capire se dietro alcuni colloqui vi fossero semplici confronti istituzionali oppure vere e proprie pressioni. Schenone, uscito dal Palazzo di Giustizia, ha ribadito di non aver avanzato richieste particolari sugli arbitri da assegnare alle gare dell’Inter. La Procura, tuttavia, continua ad approfondire il presunto episodio avvenuto il 2 aprile 2025 durante la semifinale di Coppa Italia tra Inter e Milan. In quel contesto, secondo gli inquirenti, sarebbe stato espresso il desiderio di evitare la presenza dell’arbitro Daniele Doveri in alcune sfide decisive. Un punto che resta centrale nell’inchiesta e che porterebbe presto a nuove convocazioni.

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