Baggio e Lippi, l’episodio mai raccontato: “Io spia nello spogliatoio Inter, poi mi urlò…”

Le confessioni personali del Divin Codino nell’autobiografia ‘Luce nell’oscurità’: “Alla fine fu costretto a schierarmi”

Roberto Baggio riapre una delle ferite più profonde della sua carriera e lo fa senza alzare la voce, ma con parole che pesano come macigni. Nella sua autobiografia "Luce nell’oscurità", il Divin Codino torna a raccontare il rapporto difficile vissuto con alcuni allenatori, soffermandosi soprattutto sugli anni all’Inter e sul durissimo legame con Marcello Lippi. Un racconto intimo, a tratti doloroso, in cui il Pallone d’Oro intreccia il tema dell’invidia al peso enorme dell’amore popolare che lo ha accompagnato per tutta la carriera. Baggio descrive il sostegno dei tifosi come una forza travolgente, qualcosa che andava oltre il calcio e che, proprio per questo, avrebbe generato tensioni con chi sedeva in panchina.

Baggio e il peso dell’amore dei tifosi

Nel passaggio più intenso del libro, l’ex numero 10 lega direttamente il rapporto speciale con il pubblico alle incomprensioni vissute con alcuni tecnici. Un sentimento che, secondo il suo racconto, avrebbe provocato fastidi e gelosie all’interno del mondo del calcio: "L'amore popolare mi ha dato tanto nella vita e mi commuove ogni volta per la sua potenza. Ho sempre fatto il massimo per ricambiarlo: questo attraeva, inevitabilmente, molta invidia. Che acceca, corrompe, corrode il cuore di chi non sa fare i conti con il proprio ego. Parole che introducono il capitolo dedicato a Marcello Lippi, il tecnico ritrovato all’Inter dopo gli anni condivisi alla Juventus. Una convivenza che, secondo Baggio, partì subito in salita.

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Il retroscena su Lippi all'Inter

L’ex fantasista racconta un episodio rimasto finora sconosciuto, collocato nei mesi precedenti all’arrivo ufficiale di Lippi sulla panchina nerazzurra, dove non è riuscito a replicare i successi alla Juve. Un incontro privato che avrebbe segnato fin da subito il rapporto tra i due: "Volle incontrarmi a marzo, e mi chiese di fargli i nomi di chi, nello spogliatoio, avrebbe potuto remare contro di lui. Risposi a modo mio: ‘Mister, io mi alleno al massimo, lei valuterà se merito di giocare o no, ma non mi chieda altro’". 

 

 

Da lì, secondo il racconto del Divin Codino, il clima sarebbe peggiorato rapidamente. Baggio parla di continue provocazioni e di una tensione crescente all’interno dello spogliatoio. "Indispettito, cercò fin dall'estate di provocarmi, per istigare una mia reazione. Ma non persi mai la calma, avevo capito il gioco. Se avessi agito diversamente, avrebbe avuto la scusa per accusarmi di spaccare lo spogliatoio". Nel libro trovano spazio anche episodi quotidiani che il campione interpreta come segnali di ostilità personale: richiami per un bicchiere di vino durante il ritiro, polemiche sull’olio al peperoncino nell’insalata e perfino discussioni nate dopo alcune interviste.

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"Fenomeno, dillo ai compagni": lo spareggio col Parma e la rivincita 

Tra i momenti più forti raccontati da Baggio c’è quello di una dura sfuriata davanti alla squadra, vissuta come una vera umiliazione pubblica: "Un giorno, Lippi mi urlò con toni arroganti e aggressivi: ‘Fenomeno, dillo ai compagni che cosa non ti sta bene’. Io risposi con la massima tranquillità: ‘Mister, dica lei ai compagni cosa mi ha chiesto di fare’" La rottura definitiva arrivò però dopo una battuta pronunciata ai giornalisti, destinata a fare rumore: "Quando feci una battuta a un giornalista, dicendo che l'Inter era come una Ferrari pilotata da un vigile urbano, alla ripresa degli allenamenti fui messo a centrocampo per un pubblico processo davanti ai compagni”. Nonostante il rapporto ormai compromesso, Baggio racconta di aver scelto di rispondere soltanto sul campo. E il momento della rivincita, nel suo ricordo, coincide con lo spareggio Champions contro il Parma a Verona: "Alla fine, Lippi fu praticamente costretto a schierarmi nello spareggio per un posto in Champions League contro il Parma a Verona. Furono mie le due reti decisive". Una serata diventata simbolica nella memoria del Divin Codino, che però chiude il racconto senza rancore, rimettendo al centro soltanto il calcio e il legame con la gente: "Io giocavo per la mia squadra, per onorare la maglia e i tifosi. Facevo solo il mio dovere, con la passione di sempre: giocare a calcio e far divertire gli spettatori".

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Roberto Baggio riapre una delle ferite più profonde della sua carriera e lo fa senza alzare la voce, ma con parole che pesano come macigni. Nella sua autobiografia "Luce nell’oscurità", il Divin Codino torna a raccontare il rapporto difficile vissuto con alcuni allenatori, soffermandosi soprattutto sugli anni all’Inter e sul durissimo legame con Marcello Lippi. Un racconto intimo, a tratti doloroso, in cui il Pallone d’Oro intreccia il tema dell’invidia al peso enorme dell’amore popolare che lo ha accompagnato per tutta la carriera. Baggio descrive il sostegno dei tifosi come una forza travolgente, qualcosa che andava oltre il calcio e che, proprio per questo, avrebbe generato tensioni con chi sedeva in panchina.

Baggio e il peso dell’amore dei tifosi

Nel passaggio più intenso del libro, l’ex numero 10 lega direttamente il rapporto speciale con il pubblico alle incomprensioni vissute con alcuni tecnici. Un sentimento che, secondo il suo racconto, avrebbe provocato fastidi e gelosie all’interno del mondo del calcio: "L'amore popolare mi ha dato tanto nella vita e mi commuove ogni volta per la sua potenza. Ho sempre fatto il massimo per ricambiarlo: questo attraeva, inevitabilmente, molta invidia. Che acceca, corrompe, corrode il cuore di chi non sa fare i conti con il proprio ego. Parole che introducono il capitolo dedicato a Marcello Lippi, il tecnico ritrovato all’Inter dopo gli anni condivisi alla Juventus. Una convivenza che, secondo Baggio, partì subito in salita.

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