Travolta assieme all’ex presidente Federale Gabriele Gravina dall’onda della mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale, la riforma che dovrebbe introdurre il professionismo tra gli arbitri italiani dovrà attendere, per tornare a mettersi in moto, il 22 giugno. Quando sarà il vincitore della corsa tra Giovanni Malagò e Giancarlo Abete, in qualità di nuovo numero 1 della Figc, a mettere mano al settore arbitrale, nel frattempo squassato dalla forzata decadenza del presidente dell’Aia Antonio Zappi, colpito da 13 mesi di inibizione, e dall’inchiesta per frode sportiva che vede indagati l’ex designatore Gianluca Rocchi e il suo vice Andrea Gervasoni (entrambi dimessisi dopo la notifica delle indagini). Il professionismo sarà comunque un tema e la sua eventuale introduzione, oltre a cambiare probabilmente la struttura del mondo arbitrale (la riforma Gravina prevedeva la creazione di un ente autonomo dall’Aia che gestisse gli arbitri di A e B, sul modello della Pgmol inglese, Professional game match officials limited ), ridisegnerà il sistema dei compensi.

Da Fabbri a Guida, quanto guadagnano gli arbitri di Serie A
Compensi, perché chiaramente gli arbitri già oggi, pur non essendo professionisti da un punto di vista formale, si allenano più o meno come se lo fossero e ricevono di conseguenza dei compensi. Quanto? Lo ha calcolato, relativamente al campionato appena concluso, il sito specializzato Calcioefinanza.it, compilando la classifica che sveleremo tra poco. Si va, per i primi 20, dai 137.100 euro lordi di Michael Fabbri della sezione di Ravenna fino ai 181.500, sempre lordi, di Marco Guida, sezione di Torre Annunziata. Per un totale di 3,7 milioni di euro per l’intero campionato (per tutti gli ufficiali di gara, non solo gli arbitri). Due le ragioni della forbice di quasi cinquantamila euro tra il direttore di gara che ha guadagnato di più e il 20° in classifica, entrambe legate alla struttura del sistema retributivo degli arbitri italiani.

