A scuola dai migliori. Da Wenger a Guardiola passando per Sarri: così è nato Fabregas

Mixa guardiolismo e verticalità: «E ora una Champions al meglio»

Dallo spogliatoio improvvisato nel retrobottega di un bar alla promozione in A e alla qualificazione Champions. Il tutto in meno di due anni. È un miracolo sportivo quello compiuto dal 39enne Francesc Fàbregas, eroico condottiero del Como che ha centrato un traguardo storico proprio alla vigilia dell’annata in cui la società biancoblù festeggerà il 120° compleanno. Il catalano, alla guida della prima squadra come allenatore-capo dal 19 luglio 2024 (prima ne era il vice), s’aggiunge alla lista degli strateghi spagnoli dominatori e protagonisti di questa stagione: la finale di Champions League Psg-Arsenal sarà un derby tra il detentore Luis Enrique (asturiano) e lo sfidante Mikel Arteta (basco), quella di Europa League l’ha vinta (per la quinta volta, la prima con l’Aston Villa) il basco Unai Emery, in Conference ci proverà domani Iñigo Pérez (ancora un basco) con il Rayo Vallecano. E ci aggiungiamo pure “el señor” Pere Romeu che ha appena conquistato la Champions League femminile alla guida del Barcellona (travolto il Lione del suo maestro galiziano Jonatan Giráldez). Senza ovviamente scordare il nuovo “mister” del Chelsea, il basco Xabi Alonso ex Real Madrid, ma soprattutto il più grande di tutti ovvero il catalano Pep Guardiola che ha appena portato a casa la FA Cup col City.

Il colpo di Cesc

Un festival iberico a ritmo di... flamenco.  Proprio Guardiola è stato uno dei maestri di Fàbregas anche se il mentore di Cesc fu “le professeur” alsaziano Arsène Wenger, oggi 76 anni, che lo strappò sedicenne dalle giovanili del Barcellona per portarlo all’Arsenal. Lo stile di gioco di Fàbregas è una commistione di guardiolismo e verticalità. E c’è anche qualcosa di Mourinho e persino Sarri, che lo hanno guidato quando giocava nel Chelsea. Con la Spagna ha vinto Mondiali ed Europei (due consecutivi), ma lo storico quarto posto alla guida del Como che vale l’accesso alla Champions, in faccia a due corazzate come Milan e Juve relegate in Europa League, lo esalta. «Fra i traguardi che ho centrato in carriera questo occupa un posto altissimo – il suo commento – . Domenica è stata una “noche” magica a coronamento di una grande stagione. Fino a poco tempo fa non sapevamo se avremmo disputato la Conference, l’Europa o la Champions League. Ora che abbiamo centrato il bersaglio grosso voglio prepararmi nel migliore dei modi perché ci sono state squadre che l’anno prima avevano fatto bene e poi invece sono andate male, voglio vedere se possiamo reggere le tre competizioni a un certo livello e poi vediamo dove possiamo arrivare. Certo che voglio restare, speriamo. La società è ambiziosa, continua a spingere e io allo stesso modo: abbiamo tanti margini di miglioramento. Amo lavorare coi giovani perché mi piace vedere come crescono, ma con la Champions servirà qualche giocatore più esperto, di età intermedia. Se non sei preparato per giocare al Bernabéu o all’Allianz Arena rischi di prendere sei gol. Ecco perché devi essere attrezzato».

 

 

Il taccuino del mercato

Il solo fatto di disputare la prossima “League Phase” di Champions League (8 partite sicure per accedere all’eventuale eliminazione diretta o ai playoff) è un fattore attraente in chiave mercato. Una vetrina prestigiosa con la possibilità di affrontare colossi del calcio mondiale e non squadre di seconda fascia o nobili decadute come in Europa League. Tantissimi nomi sul taccuino del ds Carlalberto Ludi: le punte Lepaul del Rennes (20 gol e 5 assist in 32 gare di Ligue 1) e Fernández-Pardo del Lille, l’ala sinistra Schjelderup del Benfica, i difensori centrali Boyomo dell’Osasuna e Comuzzo della Fiorentina, i centrocampisti Šulc del Lione e Miretti della Juve, l’ala destra Orsolini del Bologna. L’ingresso dalla porta grande dell’Uefa significa però che il club lariano dovrà ora rientrare in alcuni rigidi paletti previsti dal fairplay finanziario.

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