L'Inter alza il muro: Bisseck una garanzia, Chivu pensa a un cambio modulo 

Il 3-5-2 è figlio della necessità di non fare rivoluzioni, ma la squadra che verrà è destinata a cambiare aspetti tattici a stretto giro di posta

MILANO - Prima di aver fatto pubblicamente ammenda per la prestazione tutt’altro che brillante con il Kairat ("Mi prendo la responsabilità di non essere riuscito a trasmettere la motivazione giusta per questa partita, ma alla fine contava la vittoria") Cristian Chivu ha catechizzato la squadra nel cuore dello spogliatoio, per questo si è presentato a tarda ora davanti ai microfoni. Non è la prima volta che succede (pure dopo il ko a Torino con la Juve non fu tenero con i giocatori): l’altra sera ha puntato sull’approccio sbagliato, su una certa superficialità che non gli è piaciuta, sulla mancanza di attenzione unita alla frenesia nelle scelte. È comunque arrivata una vittoria e, dopo tutto, è quello che conta. Chivu è il primo a sapere che dopo la sosta per le nazionali il calendario si impennerà in modo esponenziale soprattutto in Europa e sta sapientemente miscelando le novità che ha apportato alla macchina con le certezze legate al sistema di gioco ereditato dagli anni passati prima con Conte, quindi con Inzaghi: il 3-5-2. La sua è un’Inter in trasformazione e la prova è la promozione di Bisseck come titolare al centro della difesa.

Bisseck il difensore ideale

Con la Lazio dovrebbe però toccare ad Acerbi perché è la “sua” partita e perché gli equilibri nello spogliatoi sono delicati come il cristallo e l’ex pretoriano inzaghiano non ha certo gradito il fatto di non aver più rimesso piede in campo dopo la prestazione molto negativa di Napoli. Problema è che l’Inter di Chivu ha un baricentro più alto rispetto a quella di Inzaghi e i difensori centrali hanno meno protezione dai centrocampisti, questo significa che se la devono cavare giocando spesso a campo aperto e Bisseck è l’unico ad avere gamba per fare quel tipo di gioco. Il tedesco è il prototipo del difensore ideale per l’allenatore: fisico e veloce. Per questo motivo - posto che risolva i problemi legati alle vicende extracalcistiche che lo hanno riguardato - l’Inter ha messo bene al centro del mirino Oumar Solet e - come possibile alternativa - Joel Ordonez del Bruges, altro centrale molto “europeo” nell’interpretazione del ruolo. Questo anche perché obiettivo dell’allenatore sarà arrivare alla difesa a quattro, sistema di gioco che permette una miglior copertura del campo.

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Ora la ThuLa

Che poi sia un 4-3-2-1 o 4-3-1-2 poco cambia: i tre davanti - come insegnano, tra gli altri, Gasperini e Guardiola -, sono liberi di muoversi nello spazio e, in tal senso, un indizio non banale su quanto frulla in testa a Chivu per il futuro è emerso pure dai complimenti dell’allenatore a Giovane Santana do Nascimento, o semplicemente Giovane, dopo Verona-Inter: l’allenatore cerca ancora un Lookman, ma a cifre che rientrino nei parametri posti da Oaktree a chi governa l’area tecnica. D’altronde, come provano la parabola di Bonny o l’esplosione di Esposito, Chivu non ha certo remore a lanciare i giovani oppure giocatori che abbiano ancora pochissima esperienza ad alto livello. Considerato che da Inzaghi l’allenatore ha ereditato anche tante certezze, domenica è attesa l’epifania della ThuLa, dopo che Marcus Thuram ha fatto il tagliando mercoledì con il Kairat.

Lautaro vola in Angola

Su Tikus la più bella notizia è però arrivata ieri, considerato che Didier Deschamps, commissario tecnico della Francia, non lo ha convocato per le gare di qualificazione ai Mondiali del 2026 contro Ucraina e Azerbaigian in programma tra il 13 e il 16 novembre: questo vorrà dire che Chivu avrà a sua disposizione Thuram nelle due settimane che porteranno al derby e alla successiva trasferta a Madrid per affrontare l’Atletico del Cholo Simeone. Risponderà invece regolarmente alla chiamata della Selección Lautaro Martinez che venerdì 14 sarà a Luanda in Angola (!) per onorare l’impegno preso dalla federcalcio argentina, che incasserà 12 milioni per l’amichevole organizzata come evento clou delle celebrazioni per i cinquant’anni dall’indipendenza dell’ex colonia portoghese. Quando si dice, pecunia non olet. 

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MILANO - Prima di aver fatto pubblicamente ammenda per la prestazione tutt’altro che brillante con il Kairat ("Mi prendo la responsabilità di non essere riuscito a trasmettere la motivazione giusta per questa partita, ma alla fine contava la vittoria") Cristian Chivu ha catechizzato la squadra nel cuore dello spogliatoio, per questo si è presentato a tarda ora davanti ai microfoni. Non è la prima volta che succede (pure dopo il ko a Torino con la Juve non fu tenero con i giocatori): l’altra sera ha puntato sull’approccio sbagliato, su una certa superficialità che non gli è piaciuta, sulla mancanza di attenzione unita alla frenesia nelle scelte. È comunque arrivata una vittoria e, dopo tutto, è quello che conta. Chivu è il primo a sapere che dopo la sosta per le nazionali il calendario si impennerà in modo esponenziale soprattutto in Europa e sta sapientemente miscelando le novità che ha apportato alla macchina con le certezze legate al sistema di gioco ereditato dagli anni passati prima con Conte, quindi con Inzaghi: il 3-5-2. La sua è un’Inter in trasformazione e la prova è la promozione di Bisseck come titolare al centro della difesa.

Bisseck il difensore ideale

Con la Lazio dovrebbe però toccare ad Acerbi perché è la “sua” partita e perché gli equilibri nello spogliatoi sono delicati come il cristallo e l’ex pretoriano inzaghiano non ha certo gradito il fatto di non aver più rimesso piede in campo dopo la prestazione molto negativa di Napoli. Problema è che l’Inter di Chivu ha un baricentro più alto rispetto a quella di Inzaghi e i difensori centrali hanno meno protezione dai centrocampisti, questo significa che se la devono cavare giocando spesso a campo aperto e Bisseck è l’unico ad avere gamba per fare quel tipo di gioco. Il tedesco è il prototipo del difensore ideale per l’allenatore: fisico e veloce. Per questo motivo - posto che risolva i problemi legati alle vicende extracalcistiche che lo hanno riguardato - l’Inter ha messo bene al centro del mirino Oumar Solet e - come possibile alternativa - Joel Ordonez del Bruges, altro centrale molto “europeo” nell’interpretazione del ruolo. Questo anche perché obiettivo dell’allenatore sarà arrivare alla difesa a quattro, sistema di gioco che permette una miglior copertura del campo.

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