Ferruccio Mazzola: "Inter unica colpevole? Ingenuo..."
"È ingenuo pensare che l'Inter fosse l'unica colpevole, l'unica 'mosca bianca' tra le grandi squadre d'Italia, d'Europa e del mondo", scrisse Ferruccio Mazzola nel suo memoriale, scomparso nel 2013. Quanto pubblicato dall'ex calciatore nerazzurro nel 2004, fu soggetto poi ad una causa per diffamazione mossa dall'Inter, nella quale si sosteneva fosse "profanazione" insinuare che la squadra di Helenio Herrera avesse raggiunto i risultati gloriosi con l'ausilio di sostanze illegali. Il caso fece scalpore, poiché trapelarono dettagli sulle miscele che l'ex allenatore nerazzurro faceva ingerire ai suoi giocatori, tra cui caffè alterato, zucchero mescolato con strane polveri e vitamine che non erano vitamine. Tutti i grandi campioni viventi della Grande Inter di HH furono trascinati in tribunale, uno a uno, per testimoniare. Nel 2008, il giudice si pronunciò contro l'Inter. Il club non riuscì a dimostrare che i fatti riportati nel libro di Ferruccio Mazzola non fossero veri e si fece carico delle spese legali. I vecchi compagni di squadra di Mazzola all'Inter dissero che era un uomo amareggiato. Che portava rancore perché il suo periodo al club era stato un fallimento. "Se avessi voluto ferire l'Inter nel libro, avrei parlato di partite truccate e degli arbitri corrotti, soprattutto nelle coppe", disse.
Sandro Mazzola e la Simpanina: "Gli effetti collaterali..."
"C'era un massaggiatore nello staff di Herrera che era un mio caro amico. Siamo cresciuti insieme giocando a calcio. Mi ha raccontato tutto. Mi ha raccomandato di non prendere quelle 'compresse', ma Herrera mi avrebbe visto mentre le evitavo, quindi mi mettevo la compressa sotto la lingua, fingendo" affermò Sandro Mazzola. “Il massaggiatore era quello che ti dava le compresse, ma Herrera era lì anche per controllare che tutti le ingoiassero. Io stavo lì, con la compressa sotto la lingua, senza fare nulla – poi, non appena lui si allontanava, la mettevo dentro uno degli scarpini. Portavo sempre con me quattro paia di scarpini, per ogni tipo di campo, condizioni di pioggia, superficie dura e così via. Ricordo di aver portato quelle compresse a casa. Andavo da un altro massaggiatore a Como – si chiamava Ferrario – perché un anno prima avevo avuto un problema muscolare difficile da guarire, ma Ferrario me l'aveva risolto."“Così, continuavo a vederlo per i massaggi e, una volta, portai le compresse con me e gli chiesi: 'Puoi controllare cosa c'è dentro? Forse non è niente'. Dopo una settimana, Ferrario volle parlarmi: 'Grazie a Dio, non le hai prese, è Simpamina - il nome commerciale delle anfetamine vendute da un'azienda farmaceutica in Italia negli anni '60' - disse. 'Avresti potuto svenire mentre correvi! Ha effetti collaterali molto forti. È pericoloso'. Da allora, non ho preso nient'altro.'