La narrazione dell'Inter continua ad avere un narratore che la scrive a proprio piacimento. Chivu dopo il pareggio nella semifinale d'andata di Coppa Italia contro il Como, ha celebrato un po' di vittimismo davanti le telecamere, predicando un'emergenza che in reltà non è così evidente come si vuole raccontare. I nerazzurri hanno perso Lautaro Martinez e non hanno Dumfries da un po' di mesi, ma certo non è una sfilza di infortuni come sono capitati al Napoli o anche al Milan. Quelle dell'Inter sono assenze che possono capitare e che non giustificano l'eliminazione cocente ai playoff di Champions League contro il Bodo/Glimt, nettamente inferiore alla squadra italiana. Per questo puntare il dito contro le critiche, non solo è eccessivo, ma anche ingiusto. Ma facciamo un passo indietro: cosa è successo?
Chivu e le dichiarazioni dopo Como-Inter
"Avevamo qualche problema, eravamo in emergenza, per la prima volta abbiamo giocato con due trequartisti dietro la punta, abbiamo provato a prenderli a metà campo, ma loro ci hanno messo un po' in difficoltà a mezzo sul campo, sono brevilinei, hanno tecnica, siamo stati bravi a capire cosa dovevamo fare. Abbiamo avuto poco tempo per preparare la partita, giusto 72 ore dall'ultima partita. Siamo riusciti a dare il massimo ed è merito dei ragazzi" - ha spiegato Chivu a Mediaset. "Noi avevamo solo due attaccanti e li abbiamo fatti giocare entrambi, perché Lautaro mancherà per un po' e Bonny ha avuto qualche problema. I ragazzi sono stai bravi nel percepire la difficoltà e l'hanno interpretata bene, anche se non è stata una partita da Inter e non è stata bella da vedere". Le classiche parole di un tecnico che vuole difendere la propria squadra e fin qui nulla di strano. Poi la miccia del vittimismo nel finale. Tra una battuta e l’altra con due ex compagni come Panucci e Ranocchia, Chivu ha risposto così ai complimenti: "Non mi dite così, troppi complimenti, ormai mi sono abituato alla critiche". E ci ha pensato poi Mino Taveri a rispondere.