Quanto rumore possono fare dei fischi? Tornasse indietro, probabilmente, Alessandro Bastoni cambierebbe tutto: ammetterebbe subito la simulazione, sanerebbe l’ingiustizia nei confronti di Pierre Kalulu, eviterebbe tutto quello che gli è successo nelle ultime settimane. Più della caduta con annesso inganno ai danni dell’arbitro La Penna, ha fatto l’esultanza: è il gesto che i tifosi, e non solo quelli della Juventus, non hanno perdonato il difensore dell’Inter. Il film visto con il Lecce si è poi ripetuto, sia con il Como che nel derby con il Milan: a ogni tocco del pallone, Bastoni è stato fischiato. Una situazione che finora non ha condizionato particolarmente le prestazioni del centrale che, oltre a quello di Cristian Chivu e di tutta l’Inter, ha ricevuto il pieno supporto del commissario tecnico azzurro Gennaro Gattuso, nella cui testa non è mai balenata l’idea di fare a meno di un suo punto fisso. Anche gli avversari, per esempio Cesc Fabregas, hanno speso parole di sostegno: «Succede perché gioca nella squadra più forte d'Italia, ma è un bravissimo ragazzo».
Bastoni-Inter, addio difficile ma...
Il clima ostile negli stadi italiani, però, resta. Complice il fatto che i tifosi facciano i tifosi - non tutti danno un giudizio morale, ma semplicemente sperano di mettere pressione sull’avversario per vedergli compiere un errore -, nessuno può garantire che nelle prossime settimane, e più in generale d’ora in avanti, Bastoni non debba coesistere con questi fischi e con ambienti avversi ovunque vada in Serie A. Tutto sopportabile, ma questo clima può aprire un piccolo spiraglio su qualcosa di inimmaginabile finora. Bastoni è legato all'Inter da un contratto fino al 2028 e i colori nerazzurri li ha tatuati addosso (sul polpaccio, per la precisione): non ha mai preso in considerazione la possibilità di salutare.