Tutti al fianco di Alessandro Bastoni e degli eliminati dal Mondiale, gli altri quattro azzurri (Barella, Dimarco, Frattesi e Pio Esposito) e Zielinski. Ieri l’Inter intera si è stretta attorno ai suoi giocatori, in particolare al difensore rientrato ad Appiano dopo la disastrosa serata di Zenica, appendice di un mese e mezzo nerissimo cominciato con la simulazione e l’esultanza per l’ingiusta espulsione di Kalulu nella sfida di San Valentino contro la Juventus. Il club nerazzurro ha davanti due mesi fondamentali, con uno scudetto da vincere, sfruttando il grande lavoro fatto nella prima parte di stagione che ha permesso alla squadra, reduce da un finale di ’25-25 disastroso, di arrivare a otto giornate dal termine con 6 punti di vantaggio sul Milan e 7 sul Napoli, ma anche una Coppa Italia che renderebbe un’annata resa amara dalla prematura eliminazione dalla Champions, sicuramente positiva.
Stante pure le premesse estive, ovvero la doppia botta del titolo perso per un punto col Napoli e l’umiliante ko in finale di Champions col Psg, uno spogliatoio a pezzi psicologicamente e non solo (vedi l’addio di Inzaghi e certe scorie interne palesate da Lautaro al Mondiale per club), Chivu al debutto in una big dopo sole 13 panchine da tecnico di prima squadra.
La vicinanza dei dirigenti Inter
L’Inter ha saputo rialzarsi e adesso molti giocatori dovranno farlo un’altra volta. Ieri ad Appiano erano presenti tutti i massimi dirigenti. Non una novità, però Marotta, Ausilio e Baccin hanno voluto far sentire la loro vicinanza ai giocatori arrivati con le pive nel sacco da questa sosta. Abbracci, una parola di conforto e la giusta carica ai ragazzi affinché portino a termine la "missione", anche perché lo scudetto sicuramente aiuterebbe a mitigare la delusione del Mondiale perso (senza voler pensare invece cosa potrebbe accadere con un altro titolo sfumato in volata dopo aver avuto anche 10 punti di vantaggio sulle rivali). Chivu ha evitato discorsi motivazionali, non ce n'era bisogno e non era probabilmente il momento adatto per farlo.
