Bastoni si nasconde: dalle scuse posticce al silenzio dopo Zenica, aspettando Barcellona

Neanche una parola dopo l'intervento che ha spedito l'Italia nel baratro calcistico, Chivu già lo saluta

Nei giorni post-apocalisse brilla il silenzio di Alessandro Bastoni, la cui cacciata dal campo di Zenica ha segnato l’inizio del tracollo nazionale. Gli era volato via Amar Memic che non è Mbappé, ma gioca nel Viktoria Plzen e in stagione ha segnato 3 gol (1 in carriera con la Bosnia): lui ha avuto l’ideona di affondare un’entrata da karateka per levargli il pallone anziché accompagnarlo oppure - banalmente - confidare nelle virtù taumaturgiche di San Gigio da Castellammare. Magari a Memic poteva venire un po’ di tremarella davanti al miglior portiere al mondo. E in ogni caso, avesse anche fatto gol, la partita più importante per una nazione intera sarebbe tornata sull’1-1 con un tempo da giocare, la carta Esposito da scartare e la sicurezza che qualcosa la Bosnia avrebbe regalato (come peraltro fatto ugualmente pur contro un’Italia in inferiorità numerica).

Gli errori di Bastoni

Invece no: Bastoni è entrato in tackle e ha mandato in frantumi buona parte dei sogni azzurri. Giocava con una caviglia malconcia e fuori ruolo, questo gli va riconosciuto, ma non è attenuante per un giocatore che ha l’esperienza di Bastoni. Lo ha dimostrato in Inter-Juve dove ha preso il volo dopo la carezza di Kalulu perché sapeva che l’avversario era ammonito. Simulare, nel calcio non è reato (in carriera lo hanno fatto anche suoi illustri predecessori, che ha ritrovato nello staff della Nazionale...) ma brutta è stata l’esultanza seguita al fatto, anche se c’è chi ancora si ostina a non capirlo. Dopo quell’episodio, Bastoni impiegò qualche giorno a scusarsi, tanto da far sospettare che le scuse siano state, se non indotte, quanto meno consigliate: difatti il popolo tifoso non deve averle percepite come sincere, dato che è stato subissato di fischi ovunque si è presentato a giocare in maglia nerazzurra.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Inter

Il silenzio di Bastoni

Dopo l’espulsione di Zenica non si aspettavano le sue scuse, va detto. Però, in tempi di social dove conta anche l’apparenza, sarebbe stato lecito attendersi, se non un atto di contrizione, quanto meno un pensiero, una riflessione, qualcosa che non sia stato il silenzio. Nel frattempo chi l’aveva accompagnato nell’accidentata avventura legata alle qualificazioni mondiali si è dimesso, compreso Rino Gattuso che magari non avrà il tocco di Guardiola ma sicuramente ci ha messo anima e cuore e un pensiero lo meritava. Certo è che il prossimo ct dovrà dirimere il grande equivoco su cui si sono schiantati i suoi predecessori: Bastoni e Calafiori non possono giocare insieme, soprattutto nella linea a tre (peccato principale di Gattuso: si era scritto più volte - anche prima della gara con la Bosnia - che l’interista non era mai stato utilizzato al centro né da Inzaghi né da Chivu) e probabilmente pure nella difesa a quattro dove Calafiori gioca terzino nell’Arsenal ma in mezzo servono due specialisti in marcatura.

L'interesse del Barcellona

Bastoni, ormai promesso sposo del Barcellona (pure Chivu ieri lo ha fatto capire tra le righe, che se ne andrà), intanto stasera tornerà in campo nella sua Inter e avrà al fianco Akanji (meglio per leadership era l’Acerbi dei vecchi tempi, ma gli anni passano pure per gli highlander): può ancora conquistare scudetto e Coppa Italia, trofei che renderebbero la stagione trionfale, almeno in Italia. Già, meglio non pensare a Bodo e Zenica: ci sarebbe da farsi male.

 

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Nei giorni post-apocalisse brilla il silenzio di Alessandro Bastoni, la cui cacciata dal campo di Zenica ha segnato l’inizio del tracollo nazionale. Gli era volato via Amar Memic che non è Mbappé, ma gioca nel Viktoria Plzen e in stagione ha segnato 3 gol (1 in carriera con la Bosnia): lui ha avuto l’ideona di affondare un’entrata da karateka per levargli il pallone anziché accompagnarlo oppure - banalmente - confidare nelle virtù taumaturgiche di San Gigio da Castellammare. Magari a Memic poteva venire un po’ di tremarella davanti al miglior portiere al mondo. E in ogni caso, avesse anche fatto gol, la partita più importante per una nazione intera sarebbe tornata sull’1-1 con un tempo da giocare, la carta Esposito da scartare e la sicurezza che qualcosa la Bosnia avrebbe regalato (come peraltro fatto ugualmente pur contro un’Italia in inferiorità numerica).

Gli errori di Bastoni

Invece no: Bastoni è entrato in tackle e ha mandato in frantumi buona parte dei sogni azzurri. Giocava con una caviglia malconcia e fuori ruolo, questo gli va riconosciuto, ma non è attenuante per un giocatore che ha l’esperienza di Bastoni. Lo ha dimostrato in Inter-Juve dove ha preso il volo dopo la carezza di Kalulu perché sapeva che l’avversario era ammonito. Simulare, nel calcio non è reato (in carriera lo hanno fatto anche suoi illustri predecessori, che ha ritrovato nello staff della Nazionale...) ma brutta è stata l’esultanza seguita al fatto, anche se c’è chi ancora si ostina a non capirlo. Dopo quell’episodio, Bastoni impiegò qualche giorno a scusarsi, tanto da far sospettare che le scuse siano state, se non indotte, quanto meno consigliate: difatti il popolo tifoso non deve averle percepite come sincere, dato che è stato subissato di fischi ovunque si è presentato a giocare in maglia nerazzurra.

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