Chivu alla firma: rinnovo con aumento. Inter, ci sono ancora due obiettivi

Il tecnico, dopo la conquista di Serie A e Coppa Italia, si legherà alla società nerazzurra fino al 2028 a 3 milioni. "Stagione da dieci e lode"

MILANO - Anche dai particolari si giudica un allenatore. Dopo Inter-Parma, mentre tutti in campo festeggiavano lo scudetto, Cristian Chivu ha sussurrato nell’orecchio a Lautaro «Ne manca uno», mostrando come la sua mente fosse già focalizzata sulla finale di Coppa Italia. Mercoledì notte, in uno spogliatoio che sembrava Copacabana a carnevale, ai suoi ragazzi ha detto «che hanno due giorni di riposo», perché l’Inter ha ancora due partite in campionato da giocare e la passerella deve essere trionfale fino in fondo. Obiettivi? Molto ambiziosi: arrivare a 120 gol stagionali (con i due segnati alla Lazio nella finale il pallottoliere è balzato a 115) e permettere a capitan Lautaro di fare cifra tonda e laurearsi capocannoniere con 20 gol (all’argentino ne mancano tre).

Il futuro di Chivu all’Inter tra rinnovo e fiducia della società

Magari non gli dedicheranno uno stadio come fatto a Resita per papà Mircea, ma un po’ tutti all’Inter scommettono che l’ex tripletista rimasto fierissimo delle sue origini (a Roma ha risposto in romeno all’ultima domanda della conferenza in segno di rispetto a un giornalista arrivato fin lì da Bucarest) possa segnare la storia dell’Inter dopo essere stato protagonista da giocatore negli anni d’oro dell’era morattiana. Quella di Marotta («Cristian rimarrà all’Inter anche più di me») non era una battuta, ma (quasi) una certezza anche se per primo l’interessato sa che «nel calcio si pianifica a breve termine» e che «quando le cose vanno bene è tutto ok ma se non vanno bene sei messo in discussione, vale per me ma anche per tutti».

 

 

Non a caso Cristian dopo la vittoria in campionato sulla Lazio aveva citato Lino Banfi, alias Oronzò Canà ne “L’allenatore nel pallone”, film culto che si chiude con Canà portato in trionfo dai tifosi della Longobarda che poco prima avevano provato a linciarlo.

Chivu rinnova con l’Inter fino al 2028

L’attualità porta all’incontro con Marotta, Ausilio e Baccin per ratificare con le firme sul contratto quanto già si sapeva da gennaio, ovvero che il rapporto tra Chivu e l’Inter sarebbe durato più dell’accordo biennale raggiunto la scorsa primavera. Il romeno firmerà fino al 2028 e vedrà il suo stipendio portato a 3 milioni. «Do un dieci e lode a tutti quanti, anche se possiamo ancora migliorare perché le aspettative saranno ancora più alte come accade sempre all’Inter», ha detto.

 

 

Prima, di pensare al futuro, l’obiettivo è quello di togliersi ancora un paio di soddisfazioni in campo e vivere a pieno il baccanale di domenica, quando il pullman dell’Inter, con le due coppe in bella mostra, da San Siro raggiungerà piazza del Duomo. Il fatto che il campionato si chiuda a Bologna dove l’Inter inzaghiana ha perso due scudetti, ha un significato fortemente simbolico: vincere al Dall’Ara chiuderebbe un capitolo aperto «dalla famosa riunione in America in cui abbiamo messo tutto in chiaro».

Chivu e la dedica speciale alla moglie Adelina

Chivu ha ammesso per la prima volta di aver sofferto il fatto di essersi sentito, nell’ordine, una seconda scelta e uno stagista («Mi ha ferito quello che le mie figlie - Anastasia e Natalia - hanno dovuto leggere su di me a inizio stagione, gli chiedo scusa io a nome di qualcun altro», ha sottolineato dopo aver dedicato la Coppa alla moglie Adelina) e - anche questo è sintomatico della sua purezza d’animo - ha ammesso anche di aver pianto, ma per lo scudetto vinto con la Primavera quando forse ha capito che avrebbe potuto farcela anche da allenatore: «Lì ho pianto perché era il primo trofeo. È stato bello, abbiamo ribaltato una semifinale dove eravamo sotto 3-0 all’intervallo (con il Cagliari: il 3-3 finale ha qualificato i nerazzurri, ndr) e, poi tre giorni dopo, abbiamo vinto la finale contro la più forte del campionato (ovvero la Roma, battuta 2-1 il 31 maggio 2022, ndr)». Chivu, racconta chi ha vissuto il suo percorso nel settore giovanile, era focalizzato sulla crescita dei ragazzi più che sulla tattica, cercava di garantire a tutti un buon minutaggio ed era formidabile nel farli rendere al massimo delle loro possibilità. Tutte qualità che ha mostrato di avere pure in questa straordinaria stagione con i grandi.

 

 

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