Karavaev: "Juve, Chiesa può diventare il migliore al mondo"

Il difensore dello Zenit: «Ha velocità, tiro e dribbling, è un numero uno. Il girone? Occhio, noi siamo tosti»

Karavaev: "Juve, Chiesa può diventare il migliore al mondo"

Un problema muscolare lo ha tenuto fuori dai giochi per oltre un mese. Da sabato Vyacheslav Karavaev è tornato per dare una mano allo Zenit San Pietroburgo, anche se il rientro non è stato fortunato: con l’Arsenal Tula seconda sconfitta consecutiva in campionato e Sochi a -2 dalla capolista. Ma il terzino, punto di forza della squadra di Sergei Semak e della Nazionale, è pronto ad affrontare una Champions in cui non ha ancora debuttato e in cui lo Zenit è in corsa. E si parte della Juve: «Mi sento benissimo. Mi sono allenato con la squadra, ho giocato 20 minuti in campionato: tutto risolto. La Juve ha vinto tanto in Italia, noi siamo pronti ad affrontare qualsiasi avversario: è il calcio. Dobbiamo dare il massimo, come lo Sheriff Tiraspol: 6 punti presi allo Shakhtar Donetsk e al Real Madrid».

Chi le piace nella Juve?
«Chiesa, ha tutto: dribbling, tiri, velocità. In futuro potrebbe diventare il migliore del mondo».

Cosa pensa del girone?
«Tutto è possibile. In casa possiamo giocare ad armi pari con tutti. Non abbiamo leader nello Zenit, conta la squadra. Crediamo in noi stessi, corriamo e lavoriamo l’uno per l’altro».

Come descriverebbe Sergei Semak?
«I risultati parlano per lui: tre scudetti, una Coppa e due Supercoppe. Siamo in buoni rapporti, parliamo spesso dopo l’allenamento. La scorsa stagione le russe hanno giocato senza successo nelle coppe, è necessario cambiare rotta. A cominciare da noi».

È tornato in Russia dopo essere stato in Repubblica Ceca e in Olanda: un’esperienza utile?
«Per me tutto si è sviluppato gradualmente. A 19 anni ho lasciato il Cska Mosca per andare in Repubblica Ceca, poi in Olanda al Vitesse. Cinque anni in cui sono cresciuto perché giocavo sempre e ora, allo Zenit, lotto per il campionato e sono in Champions League. È un passo avanti, ma mi piacerebbe di nuovo una esperienza fuori della Russia, in un grande club. C’è sempre spazio per crescere, penso a Ronaldo: ha vinto tutto ma, a 36 anni, trova nuove motivazioni. Non si pone limiti».

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Perché vediamo pochi giocatori russi in giro?
«Innanzitutto perché non siamo considerati cittadini dell’Unione Europea. A parità di condizioni, un club di una grande lega sceglie un europeo, non un russo. Mi è successo quando giocavo in Olanda. Poi ci sono i problemi di mentalità e di adattamento. Infine il nostro campionato è poco seguito dagli scout di campionati importanti. Se queste restrizioni non esistessero, forse si prenderebbero più giovani talenti dalla Russia. Ma Golovin e Miranchuk sono partiti per il Monaco e l’Atalanta, questo dovrebbe motivarci. Tutto è nelle nostre mani e nei nostri piedi».

È mai stato vicino al trasferimento in Serie A?
«Dopo la mia prima stagione allo Sparta Praga, nel 2017, si scriveva della Lazio. Sarebbe stato molto bello».

Quest’estate si è parlato di Azmoun alla Roma.
«Serdar è un grande attaccante: velocità, completezza, testa. Segna molto».

Quanto è importante il fattore campo domani?
«I nostri tifosi sono fantastici, sento il loro sostegno in ogni partita. Più tifosi ci sono, meglio è. Finora a San Pietroburgo è consentito riempire gli stadi al 30%. Ma spero di vedere gli impianti nuovamente pieni molto presto».

Come si descriverebbe?
«Un difensore deve difendere, ma il calcio moderno richiede più azioni ai laterali: cross di grande qualità in area, aperture, collegamenti. Nello Zenit mi muovo sulla destra, in Nazionale a destra e a sinistra. Prima stavo più a destra, solo perché lì giocavo di più. Con l’esperienza sono arrivato a capire come si gioca a sinistra e a ogni gara con la Russia mi sono abituato. Adesso per me non fa differenza».

Chi è stato il modello?
«Di solito penso a Philipp Lahm, che è stato ugualmente bravo su entrambe le fasce, un esempio di vero capitano. Oggi mi piace César Azpilicueta, fortissimo in difesa come in attacco. Dietro è molto bravo, poi sostiene la fase offensiva: segna e distribuisce assist. Raramente si parla di lui come di un grande calciatore, ma fa un ottimo lavoro e gioca nella Nazionale spagnola. E poi ho simpatizzato per il Chelsea fin da quando ero piccolo...».

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