Kulusevski, rimpianto Juve? No, solo a metà

Gol e assist con il Tottenham e Conte lo esalta. In bianconero ha deluso, ma dal suo sacrificio è arrivato Vlahovic
Kulusevski, rimpianto Juve? No, solo a metà© EPA

TORINO - Un gol, un assist e tanto divertimento. Dejan Kulusevski è davvero un giocatore rigenerato al Tottenham con la cura di Antonio Conte: apre la nuova stagione in grande spolvero contro il Southampton, un po’ come aveva chiuso la scorsa Premier League, quando aveva segnato una doppietta. E come sempre accade in queste situazioni, i tifosi della Juventus si lasciano andare ai rimpianti per una cessione - a gennaio 2022 - giudicata un po’ troppo frettolosa, per un giocatore dalle grandi potenzialità che in maglia bianconera non è riuscito però a esprimersi al meglio, anche per colpa dei tecnici che non lo hanno messo nelle condizioni di poterlo fare. Conte invece lo esalta: «Può diventare un crack». Inutile piangere sul latte versato o immaginare che un giocatore che lascia la Juventus diventi scarso. Anzi, Coman e Spinazzola, tanto per citare gli ultimi casi, hanno preceduto Kulusevski nella galleria dei pentimenti. Dietro al trasferimento dello svedese, in prestito al Tottenham fino al 2023 per 10 milioni poi è fissato un obbligo di riscatto a 35 milioni, tanto quanto lo aveva pagato la Juventus dall’Atalanta, c’è il sacrificio per arrivare a Dusan Vlahovic: nel mercato di gennaio la Juventus aveva l’esigenza di prendere un bomber e ha dovuto rinunciare a Kulusevski (oltre a Bentancur, ceduto sempre al Tottenham) per finanziare l’assalto all’attaccante serbo della Fiorentina.

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Kulusevski e l'esperienza alla Juve

Del resto lo svedese, arrivato alla Juventus nell’estate del 2020 dopo aver stupito con la maglia del Parma, alla sua prima stagione in Serie A, andando subito in doppia cifra con 10 gol e 8 assist, non ha reso in bianconero secondo le attese. È vero che lo ha voluto Maurizio Sarri, salvo poi trovarsi Andrea Pirlo in panchina, per di più alla sua prima esperienza da allenatore. E quindi si è trovato un po’ spiazzato, anche perché il Maestro lo ha sballottato in più posizioni in campo: il compito che avrebbe preferito svolgere era quello da trequartista, ma ha superato se stesso giocando da ala sinistra nel 4-4-2, seconda punta a fianco di Cristiano Ronaldo, centrale di centrocampo, a destra in mediana. Alla fin fine, gioca 47 partite, partendo spesso dalla panchina, senza mai trovare la giusta collocazione nell’undici di gioco. La stagione successiva, con il ritorno di Massimiliano Allegri, la situazione si complica: Kulusevski sparisce completamente dai radar dei titolari con il tecnico livornese che molte volte gli preferisce Bernardeschi come esterno di destra e a gennaio colleziona 27 presenze. Approdato in Inghilterra, fortemente rivoluto da Fabio Paratici, che già lo aveva acquistato alla Juventus, sembra aver trovato la propria dimensione al Tottenham, alle spalle di Kane e al fianco di Son: sente la fiducia di Conte e dei compagni per rendere al meglio, condizione che a Torino non ha trovato.

Il paradosso Ramsey

E dopo il rimpianto Kulusevski c’è spazio anche per il paradosso Aaron Ramsey. La Juventus è finalmente riuscita ad arrivare a fine luglio alla risoluzione del contratto con il centrocampista gallese, versandogli metà dell’ingaggio pur di liberarsi di un giocatore che in tre stagioni di Juventus ha trascorso più tempo in infermeria che in campo. E anche quando ha giocato non si può dire che abbia lasciato il segno, collezionando globalmente 70 presenze, 6 gol e 6 assist. Ramsey si è poi accasato al Nizza e, al debutto nella Ligue 1, si conquista subito la copertina con un esordio da sogno, in gol dopo appena 30 secondi dal suo ingresso in campo, firmando l’1-1 contro il Tolosa. Stupore tra i tifosi della Juventus, felicità per Ramsey che sembra essere tornato ai tempi dell’Arsenal. La disastrosa avventura in bianconero è archiviata, senza rimpianti da parte di nessuno.

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