Juve, anche i calciatori sotto accusa: ora servono uomini

Errori, disattenzioni, atteggiamenti non sempre consoni: i black out dopo il gol del vantaggio sono questione di testa più ancora che di gambe
Juve, anche i calciatori sotto accusa: ora servono uomini© www.imagephotoagency.it

TORINO - Onore al merito e in un certo senso anche al demerito. Visto che comunque capitan Leonardo Bonucci e compagni (quasi tutti) hanno avuto il coraggio e il senso di responsabilità di andare sottocurva e scusarsi, contriti, mentre i tifosi bianconeri sfogava tutto il loro rammarico, la rabbia, la delusione, la frustrazione, l’incredulità a suon di decibel fischianti. E’ successo nel dopo partita di Juventus-Benfica 1-2 e si è trattato di un gesto “alto” e apprezzabile quasi quanto l’inizio, di Juventus-Benfica, battezzato dal gol lampo di Arkadiusz Milik. Peccato per ciò che c’è stato nel mezzo. Nel mezzo, come ormai capita non di rado, ci sono stati errori, svarioni, disattenzioni, atteggiamenti non sempre consoni. Proteste e lamentele. Letture sbagliate dei momenti. E ancora black-out mentali, oltre che fisici. Bonucci in questo senso è stato molto chiaro: «Sì, sono preoccupato, non lo nascondo. Usciamo dalla partita troppo spesso, vuoi per un fatto mentale o fisico, facciamo fatica a tenere costanti le partite. Purtroppo stiamo attraversando questo momento in cui facciamo fatica dopo il gol segnato. C’è poco da dire, dobbiamo soltanto stare zitti, lavorare e guardare avanti». E gli ha fato eco Mattia Perin: «Dobbiamo capire da cosa dipende questa situazione perché altrimenti pecchiamo di maturità durante una partita. Abbiamo iniziato benissimo e poi c’è stato una specie di blackout, ma ci sta succedendo spesso. Se sapessimo da cosa deriva, saremmo già intervenuti. Dobbiamo stare zitti e lavorare. È ovvio che non va bene così, lo sappiamo noi per primi. Cerchiamo di parlarci, capire e lavorare su cosa dobbiamo intervenire, soprattutto i più grandi. Dobbiamo trovare la quadra, non ci sono altre soluzioni». 
Tant’è: è evidentemente questione di testa, più che di piedi. Di concentrazione e motivazioni più ancora che di tattica e scelta degli uomini. Anche perché, oggettivamente, Allegri potrà anche avere dimostrato di incidere in negativo con certe decisioni o previa determinate impostazioni, tuttavia in campo ci vanno poi altri. Ci vanno giocatori pagati svariate volte tanto rispetto ai colleghi della Salernitana e della Sampdoria e anche del Benfica.

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Personalità

Giocatori, però, che in termini di personalità sono parsi un po’ carenti in questo avvio di stagione. Elementi che dimostrano fragilità se alle prese con l’imprevisto, che quasi si “nascondono” anziché dettare la giocata, in quelle fasi della partita in cui la palla diventa più pesante.  
Non è un caso, infatti, che a buone partenze seguano dei crolli di gioco, di intensità, di attenzione: rivedere Juventus-Benfica di mercoledì sera, per credere; oppure Juventus-Roma. E non è un caso che invece, altre volte (ad esempio contro il Paris Saint Germain nella prima partita del girone di Champions League) serva quasi “toccare il fondo” per poi mettersi a giocare con la leggerezza e la sfrontatezza di chi non ha nulla perdere. 
Per quanto riguarda i singoli, beh, ci sono situazioni specifiche le quali iniziano a pesare. Il nervosismo (che porta a inconcludenza) che attanaglia a volte Dusan Vlahovic, oppure l’andamento a fasi alterne del’irriconoscibile Juan Cuadrado. L’eccessiva foga di Weston McKennie, così come quella - inconcludente - di Moise Kean. E via a seguire contemplando anche, ad esempio, l’ingenuità (da inesperienza) con cui Fabio Miretti ha provocato il rigore del Benfica. 
C’è da lavorare, sì. Serve una grande reazione, sol così si potrà ribaltare la situazione.

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