Una Juventus per vecchi? No, Allegri è avvisato

A Napoli mancate imprevedibilità e spensieratezza, eppure la linea della nuova governance per il futuro è molto chiara: puntare sempre di più sui giovani

TORINO - Guardare avanti è il mantra dalle parti della Continassa, lì dove le scorie della batosta incassata al Maradona non sono ancora del tutto smaltite: è dura passare dall’accarezzare la possibilità di rientrare clamorosamente, viste le difficoltà di inizio stagione, nella corsa per lo scudetto a doversi invece voltare per fare attenzione a chi arriva alle spalle, pronto a inserirsi nella lotta per un posto nella prossima Champions League. Facile a posteriori ergersi dal pulpito per scagliare la solita predica, all’indirizzo dell’allenatore di turno: infatti non è ciò che va sviluppato in questa sede. Meglio piuttosto analizzare dati oggettivi, che poi sono quelli che vengono presi in considerazione ed esaminati dalla dirigenza: quella della Juventus, poi, è cambiata e da mercoledì, con l’insediamento del nuovo Cda, sarà operativa a tutti gli effetti. Non è sfuggito agli occhi più attenti il fatto che, a Napoli, Massimiliano Allegri si sia affidato a una squadra più esperta e navigata rispetto a quella che, in linea di massima, ha costruito il filotto vincente, con zero gol incassati, interrotto brutalmente al Maradona dalla formazione di Luciano Spalletti.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

 

Il ritorno all’antico

Con gli azzurri l’età media dei ragazzi di Allegri, prendendo in considerazione l’undici di partenza, era di 28,36 anni mentre due partite prima, a Cremona, Max aveva schierato una squadra con un’età media di 25,18 dunque oltre tre anni in meno rispetto a quella di venerdì. E pure con l’Udinese la media anagrafica della formazione bianconera era inferiore, anche se non di molto, ovvero 27,45. Nello specifico contro la capolista Allegri è tornato all’antico, puntando su una struttura più navigata ed esperta: a difesa preventiva del tecnico e delle sue scelte, c’è da dire che se avesse lanciato i giovani in una serata del genere, poi conclusasi con una goleada avversaria, l’allenatore sarebbe stato prontamente tacciato di imprudenza. E si può anche aggiungere che, nel disastro generale, l’unico a provarci a Napoli è stato il più vecchio, cioè Angel Di Maria, che con una traversa, un gol e una prestazione generosa, specialmente nel primo tempo, ha quantomeno cercato di reggere l’urto devastante di Osimhen e compagni.

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Il coraggio di osare

Nelle scelte un po’ conservative e prudenti di Allegri c’era la volontà, a Napoli, di evitare che la pressione della super sfida e la spinta dei 60 mila del Maradona potessero condizionare i giovani. E invece è andata esattamente al contrario, infatti a finire nel frullatore sono stati i veterani: si è rivelato un boomerang aver rinunciato in partenza all’energia, alla spensieratezza e a quel pizzico di incoscienza che possono portarti Moise Kean, Nicolò Fagioli, Fabio Miretti, Matias Soulé, Sam Iling Jr, per citare i ragazzi che hanno trovato spazio nella Juventus dei grandi in stagione. Forse non sarebbe cambiato il copione della sfida, anche se non abbiamo e non avremo la controprova, ma questo discorso si intreccia con un concetto molto più ampio, che verrà portato avanti dalla nuova governance juventina come cardine fondamentale per le stagioni a venire.

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La Juventus dei giovani

Nella visione del club bianconero che sta prendendo forma, con il futuro presidente Gianluca Ferrero e il dg (prossimo ad) Maurizio Scanavino alle redini di una società che da mercoledì - il giorno dell’assemblea degli azionisti - dovrà affrontare diverse priorità extra campo, la Juventus dovrà sempre di più contare sui giovani. Non aver visto nessun ragazzo del 2000 tra gli undici titolari con il Napoli è un dettaglio che di certo non è sfuggito dalle parti della Continassa: il processo di ringiovanimento sarà graduale, ma servirà il coraggio di osare e soprattutto di concedere le giuste opportunità ai bianconeri costruiti in casa. Senso di appartenenza e naturale effervescenza sarebbero servite anche a Napoli, almeno per vedere una reazione, non solo a gara compromessa (Kean è entrato sul 3-1) o definitivamente chiusa (dentro Miretti, Iling e Soulé quando la squadra di Spalletti era già arrivata a 5 reti). La linea verde che il club porterà avanti è chiara e chi guida l’area tecnica ne è consapevole: da qui a giugno tutti sono in discussione e nel prendere le decisioni definitive anche questi dettagli possono fare la differenza.

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TORINO - Guardare avanti è il mantra dalle parti della Continassa, lì dove le scorie della batosta incassata al Maradona non sono ancora del tutto smaltite: è dura passare dall’accarezzare la possibilità di rientrare clamorosamente, viste le difficoltà di inizio stagione, nella corsa per lo scudetto a doversi invece voltare per fare attenzione a chi arriva alle spalle, pronto a inserirsi nella lotta per un posto nella prossima Champions League. Facile a posteriori ergersi dal pulpito per scagliare la solita predica, all’indirizzo dell’allenatore di turno: infatti non è ciò che va sviluppato in questa sede. Meglio piuttosto analizzare dati oggettivi, che poi sono quelli che vengono presi in considerazione ed esaminati dalla dirigenza: quella della Juventus, poi, è cambiata e da mercoledì, con l’insediamento del nuovo Cda, sarà operativa a tutti gli effetti. Non è sfuggito agli occhi più attenti il fatto che, a Napoli, Massimiliano Allegri si sia affidato a una squadra più esperta e navigata rispetto a quella che, in linea di massima, ha costruito il filotto vincente, con zero gol incassati, interrotto brutalmente al Maradona dalla formazione di Luciano Spalletti.

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