Rabiot, il piano Juve per il rinnovo: l'appuntamento e la concorrenza

Nonostante non sia al top della condizione, il francese ha già fatto sentire e tanto il proprio peso sull'avvio di stagione bianconero
Rabiot, il piano Juve per il rinnovo: l'appuntamento e la concorrenza© Getty Images

E meno male, per le avversarie della Juventus, che è, o almeno è stato finora, lontano dal top della condizione. Perché nonostante questo Adrien Rabiot ha già fatto sentire e tanto il proprio peso sul buon avvio di stagione bianconero, dando ragione a Massimiliano Allegri che ne ha sempre sostenuto l’importanza assoluta, scoraggiandone la cessione nel 2022 e poi caldeggiandone il rinnovo a giugno.

Un feeling, quello tra il tecnico livornese e il centrocampista francese, che l’anno scorso si è tradotto nella miglior stagione della carriera di Rabiot, che ha realizzato quasi il doppio delle reti segnate in tutte e tre le precedenti annate bianconere: 11 contro 6 (1 nel 2019-20, 5 nel 2020-21 e 0 nel 2022-23). E quasi il doppio anche rispetto al suo precedente primato stagionale, i 6 gol con la maglia del Psg nel 2015-16. Una limitata precisione nei passaggi è stata una delle spie, anche nell’ultima partita contro il Lecce, di uno stato di forma ancora tutt’altro che ottimale del francese, denunciato anche da un impatto fisico meno devastante rispetto ai suoi standard, sia nei contrasti che nelle progressioni con o senza palla.

Rabiot, l'impatto sull'avvio di stagione

Eppure, nonostante questo ritardo di condizione, Rabiot ha avuto comunque un impatto pesante sul rendimento bianconero. Intanto con un gol, a Udine, e due assist (più di ogni altro bianconero), contro la Lazio per Chiesa e contro il Lecce per Milik. Non male in sei partite: la proiezione su 38 giornate, approssimata per difetto, sarebbe di 6 gol e 12 assist. Giocate che rappresentano la punta dell’iceberg: con 11 azioni di contropressing (dato soccerment che indica un tentativo di riconquistare il pallone nella trequarti offensiva entro 6 secondi dalla sua perdita da parte della squadra) Rabiot è il quarto giocatore dell’intera Serie A (dopo Lobotka e Aebischer con 13 e Calhanoglu con 12) e il primo della Juve. Una sorta di alfiere dell’atteggiamento più aggressivo dei bianconeri. Bianconeri tra i quali è primo anche per occasioni create (9, somma di assist e passaggi chiave) e passaggi filtranti (2 come Milik e Miretti), secondo per dribbling riusciti (6 contro i 9 di Chiesa) e contrasti vinti (8 contro i 9 di McKennie), terzo per palloni intercettati e duelli aerei vinti, in entrambi i casi dietro Danilo e Bremer. E meno male, appunto, che non è in forma.

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Rabiot-Juve, capitolo rinnovo

Eppure, nonostante come abbiamo visto già così sia incisivo, è di un Rabiot al top che la Juventus ha ed avrà bisogno: più che mai dopo che il caso doping rischia seriamente di privarla di Pogba per tutta la stagione (e in quel caso probabilmente per sempre). Indispensabilità che si riflette nella necessità di lavorare al rinnovo: appuntamento nella sosta di novembre tra la Juventus e Madame Veronique, la mamma-manager di Adrien.

Nei piani bianconeri c’è la volontà di raggiungere un accordo triennale per prolungare e rendere Rabiot un punto fermo della Juventus del presente ma soprattutto del futuro. Dalle parti della Continassa vorrebbe sbrigare la pratica entro gennaio, onde evitare che il numero 25 possa andare poi in regime di svincolo ed essere libero di accordarsi con altri club per la stagione successiva. Il pericolo può arrivare dalla Premier League, dal solito Manchester United.

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E meno male, per le avversarie della Juventus, che è, o almeno è stato finora, lontano dal top della condizione. Perché nonostante questo Adrien Rabiot ha già fatto sentire e tanto il proprio peso sul buon avvio di stagione bianconero, dando ragione a Massimiliano Allegri che ne ha sempre sostenuto l’importanza assoluta, scoraggiandone la cessione nel 2022 e poi caldeggiandone il rinnovo a giugno.

Un feeling, quello tra il tecnico livornese e il centrocampista francese, che l’anno scorso si è tradotto nella miglior stagione della carriera di Rabiot, che ha realizzato quasi il doppio delle reti segnate in tutte e tre le precedenti annate bianconere: 11 contro 6 (1 nel 2019-20, 5 nel 2020-21 e 0 nel 2022-23). E quasi il doppio anche rispetto al suo precedente primato stagionale, i 6 gol con la maglia del Psg nel 2015-16. Una limitata precisione nei passaggi è stata una delle spie, anche nell’ultima partita contro il Lecce, di uno stato di forma ancora tutt’altro che ottimale del francese, denunciato anche da un impatto fisico meno devastante rispetto ai suoi standard, sia nei contrasti che nelle progressioni con o senza palla.

Rabiot, l'impatto sull'avvio di stagione

Eppure, nonostante questo ritardo di condizione, Rabiot ha avuto comunque un impatto pesante sul rendimento bianconero. Intanto con un gol, a Udine, e due assist (più di ogni altro bianconero), contro la Lazio per Chiesa e contro il Lecce per Milik. Non male in sei partite: la proiezione su 38 giornate, approssimata per difetto, sarebbe di 6 gol e 12 assist. Giocate che rappresentano la punta dell’iceberg: con 11 azioni di contropressing (dato soccerment che indica un tentativo di riconquistare il pallone nella trequarti offensiva entro 6 secondi dalla sua perdita da parte della squadra) Rabiot è il quarto giocatore dell’intera Serie A (dopo Lobotka e Aebischer con 13 e Calhanoglu con 12) e il primo della Juve. Una sorta di alfiere dell’atteggiamento più aggressivo dei bianconeri. Bianconeri tra i quali è primo anche per occasioni create (9, somma di assist e passaggi chiave) e passaggi filtranti (2 come Milik e Miretti), secondo per dribbling riusciti (6 contro i 9 di Chiesa) e contrasti vinti (8 contro i 9 di McKennie), terzo per palloni intercettati e duelli aerei vinti, in entrambi i casi dietro Danilo e Bremer. E meno male, appunto, che non è in forma.

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