Sono trascorsi 453 giorni dall’ultima partita disputata da Arek Milik: in Polonia-Ucraina il ginocchio fa crack e comincia un calvario che, tra interventi chirurgici e stop di altra natura, non è ancora finito. Ieri la Juventus ha diramato la lista Uefa e l’attaccante polacco non figura nell’elenco: del resto non si è mai visto in estate in un match, tra amichevoli e gare ufficiali, proseguendo nel suo percorso di recupero. Così in lista Uefa c’è Juan Cabal, pronto a recuperare dal grave infortunio dello scorso anno, ma non c’è Milik che proverà a farsi largo in campionato, quando sarà pronto. Ma rischia di trovare un reparto affollato e con tanta concorrenza di altissimo livello: è rimasto Vlahovic, che sta pure trovando la via del gol con continuità mostrando uno stato di forma invidiabile; sono arrivati dal mercato David e Openda, due attaccanti di livello top in Europa, che vanno a implementare uno dei reparti offensivi sulla carta più competitivi del campionato italiano.
Milik, un passo indietro
Però, al netto delle eventuali difficoltà nel convincere Tudor a concedergli fiducia e un po’ di spazio, Milik è ancora un passo indietro: deve prima ritrovare se stesso come calciatore. Ed è qui che si crea il paradosso, inevitabile in una situazione del genere: il ragazzo avrebbe bisogno di giocare e la strada migliore sarebbe quella di andare altrove, in prestito, per trovare spazio. Ma se non gioca, non riesce a mettersi in mostra e di conseguenza non trova estimatori pronti a investire su di lui, anche a titolo temporaneo.
Juve, l'ultimo accordo
Proprio per trovare una eventuale soluzione di questo tipo e - soprattutto - per spalmare l’ingaggio, la vecchia gestione dirigenziale bianconera aveva sottoscritto lo scorso aprile con Milik un accordo per il prolungamento contrattuale fino al 2027, in modo da poter ricominciare a giocare con maggiore continuità in prestito, idea rimasta però finora in stand by. Tuttavia non è detta l’ultima parola perché, se è vero che i top club hanno chiuso ufficialmente il mercato, ci sono campionati che hanno ancora la possibilità di accogliere nuovi arrivi. Si guarda in Turchia, in particolare, in una lega comunque di un certo livello, con club in grado di pagare stipendi di un certo tipo (al Galatasaray è appena approdato Gundogan, per dire).
