Ivan Brnovic è stato l’ultimo allenatore di Vasilije Adzic al Buducnost Podgorica, in Montenegro. E quando riceve la telefonata mette subito le mani avanti: «Dico immediatamente una cosa: il gol, quel tipo di gol contro l’Inter, per me non è una sorpresa. Questo è il valore di Adzic e adesso in Italia vi accorgerete quanto vale». Sì, Vasilije ha smesso di essere un outsider in patria ormai da parecchio tempo. E i meriti sono tutti di questo ragazzo abituato a bruciare le tappe, a folgorare al primo sguardo, come già successo l’anno scorso con Thiago Motta. Esattamente con la stessa violenza di tiro con la quale ha beffato Sommer.
"Tra i primi tre al mondo"
L’ascesa di Adzic è musica per le orecchie del popolo montenegrino. Brnovic, per inquadrare questo ragazzo, va dritto al punto: «Lui ha tutto, da sempre: fisicità, tiro, velocità, fame e cattiveria. È un ottimo assist-man, sta lavorando tantissimo in fase di non possesso perché lui ama giocare col pallone. Per la Juve serve la perfezione a livello tattico. Ma lui è un grandissimo lavoratore: nel suo ruolo, per l’età che ha, è già tra i primi tre al mondo a mio modo di vedere».
"Ha qualcosa di Pogba"
Così unico da non riuscire a ricordare nessun grande del presente e del passato, pur con uno sforzo di immaginazione: «Ha qualcosa di Pogba, ma Vasilije è devastante sul breve. Qui in tanti l’hanno paragonato a Zvone Boban, ma è difficile fare un confronto tra due modi di giocare a calcio così diversi e distanti nel tempo. Tudor lo sta facendo crescere tantissimo e lo renderà completo, ma Adzic ha già tutto, ora deve solo giocare con continuità. Sicuramente Vasilije è il prototipo del giocatore moderno: è unico e lo dimostrerà, non vai alla Juve a 18 anni per caso. L’hanno seguito per due anni, è stato un corteggiamento lungo e sono arrivati prima di tutti».
