"Tudor, ora la Juve ha uno credibile. Giocatori oltre il compitino e Vlahovic trasformato"

Parla Corapi, il mental coach: "Il tecnico dei bianconeri è riuscito ad incidere sul gruppo e sulla solidità del collettivo"

Sandro Corapi, da oltre 30 anni, è uno specialista della motivazione. Ha lavorato con aziende, sì, ma segue da vicino anche atleti e allenatori nei loro percorsi professionali. Spinge i professionisti oltre i loro limiti, fornisce le chiavi per andare sempre oltre gli alibi e le barriere. Ha scritto “Nella testa del campione”, con prefazione firmata da Simone Inzaghi. E naturalmente guarda con attenzione tutte le dinamiche dello sport. Focalizzandosi sui singoli, ma anche sulle dinamiche di gruppo.

Sandro Corapi, lei da mental coach come interpreta il momento della Juve? 
«Per capire lo stato attuale delle cose bisogna tornare indietro di qualche mese, ripensando alla scelta di affidare la squadra a Tudor. Lui si è meritato poi la conferma coi risultati ottenuti sul campo e ha dimostrato di essere un grande motivatore, perché in poco tempo ha saputo fare leva sullo scetticismo che si respirava intorno alla Juve. Da lì ha costruito i presupposti per il momento attuale». 

Cosa lasciano due partite come quelle contro Inter e Borussia Dortmund? 
«Un patto di sangue. Si nota chiaramente che Tudor sia riuscito ad incidere sul gruppo e sulla solidità del collettivo. Ora ci sono gerarchie chiare e l’allenatore è diventato una figura credibile, si intuisce chiaramente che gode della stima di tutti. Infatti i giocatori vanno oltre il compitino: si vede come ha trasformato uno come Vlahovic, per esempio, che quando entra è sempre determinante. L’allenatore ha creato un mindset vincente. Prima i risultati non erano da Juve, ora la squadra ha un atteggiamento diverso e i risultati, anche figli di reazioni d’orgoglio, sono una conseguenza». 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"Juve, i risultati rafforzano la convinzione"

In entrambe le partite la Juve si è trovata più volte sull’orlo del precipizio, ma poi ha saputo comunque raggiungere un risultato positivo. E adesso? Come si risveglia il gruppo dopo due gare così? 
«I risultati rafforzano la convinzione. Aumentano la fiducia del singolo e incrementano l’energia di tutto il gruppo. La stagione adesso si può incanalare nei giusti binari: si è creato un circolo virtuoso, anche in un contesto fatto di prestazioni non perfette. Ora tocca a Tudor tenere viva la fiamma e ai giocatori farsi contagiare dagli effetti positivi di queste partite. Correggere gli errori diventa più semplice quando ci sono i risultati ad aiutarti, a darti quella base per migliorare con serenità, senza l’ansia di chi deve rincorrere». 
 
In vista dei prossimi impegni, quali sono gli step che la Juve a livello mentale dovrà compiere? 
«L’aspetto molto confortante è la lucidità con la quale Tudor ha analizzato le due gare in conferenza stampa, quando dice che non è soddisfatto al 100% sta mandando un chiaro messaggio alla squadra. Ok la convinzione, ok lo spirito, ma serve di più. Lui ora deve convincere i giocatori a lavorare sui limiti, a cercare sempre un modo per alzare l’asticella. Il linguaggio del corpo in campo, anche e soprattutto dei subentrati, rappresenta una fotografia nitida del momento. In poco tempo la Juve è già squadra. E non è poco: sono tutti disposti ad assecondare l’allenatore, che deve cavalcare quest’onda emotiva. Quella di oggi è una Juve unita e disposta a tutto pur di lasciarsi alle spalle il passato». 

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Sandro Corapi, da oltre 30 anni, è uno specialista della motivazione. Ha lavorato con aziende, sì, ma segue da vicino anche atleti e allenatori nei loro percorsi professionali. Spinge i professionisti oltre i loro limiti, fornisce le chiavi per andare sempre oltre gli alibi e le barriere. Ha scritto “Nella testa del campione”, con prefazione firmata da Simone Inzaghi. E naturalmente guarda con attenzione tutte le dinamiche dello sport. Focalizzandosi sui singoli, ma anche sulle dinamiche di gruppo.

Sandro Corapi, lei da mental coach come interpreta il momento della Juve? 
«Per capire lo stato attuale delle cose bisogna tornare indietro di qualche mese, ripensando alla scelta di affidare la squadra a Tudor. Lui si è meritato poi la conferma coi risultati ottenuti sul campo e ha dimostrato di essere un grande motivatore, perché in poco tempo ha saputo fare leva sullo scetticismo che si respirava intorno alla Juve. Da lì ha costruito i presupposti per il momento attuale». 

Cosa lasciano due partite come quelle contro Inter e Borussia Dortmund? 
«Un patto di sangue. Si nota chiaramente che Tudor sia riuscito ad incidere sul gruppo e sulla solidità del collettivo. Ora ci sono gerarchie chiare e l’allenatore è diventato una figura credibile, si intuisce chiaramente che gode della stima di tutti. Infatti i giocatori vanno oltre il compitino: si vede come ha trasformato uno come Vlahovic, per esempio, che quando entra è sempre determinante. L’allenatore ha creato un mindset vincente. Prima i risultati non erano da Juve, ora la squadra ha un atteggiamento diverso e i risultati, anche figli di reazioni d’orgoglio, sono una conseguenza». 

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