TORINO - Un anno, «ma che anno». Giovanni Martusciello spalanca il sorriso quando si parla di Juve: «Per me è sempre un tema piacevole, su questo torno volentieri». Reduce dall’esperienza alla Salernitana - sollevato dall’incarico lo scorso 11 novembre -, il tecnico passato da Torino, come vice di Maurizio Sarri nell’anno dell’ultimo scudetto conquistato dai bianconeri, guarda il bicchiere pieno dopo l’inizio di stagione. Altro che a metà.
Martusciello, cosa la convince?
«Per carità, siamo ancora all’inizio ed è tutto da definirsi. Ma si evidenzia un fattore: l’aria che si respira è differente. Noto entusiasmo. Linfa per i calciatori».
Ma questa squadra ha qualcosa da cambiare?
«L’allenatore può apporre certamente delle modifiche, ci sono discorsi tecnici e tattici da approfondire. Ma devo dire la verità: sono rimasto favorevolmente colpito dal centrocampo, c’è struttura e qualità».
Colpito da Thuram
Chi le piace?
«Thuram, lo trovo straordinario. In generale mi sembra una squadra che potrà dire la sua fino in fondo. Poi per lottare per i grandi obiettivi, almeno quelli che hanno da sempre a Torino, c’è bisogno di altro tempo».
Ma non nota la coperta un po’ corta, specialmente lì in mezzo?
«Se penso al fatto che i bianconeri debbano combattere su più fronti, allora sì, ho quella sensazione. Sarebbe opportuno avere qualche sostituto, è fondamentale avere soluzioni alternative. Le energie sono quelle».
Per lei è un discorso pure di gestione?
«La Champions ti porta via tante risorse, mentali e fisiche. Poi ogni spogliatoio è un po’ da governare, alla Juventus si lavorava con 30 giocatori di un certo livello».
A proposito: che ricordi ha della sua esperienza?
«Tanti si rifugiano dietro i numeri, però con quei ragazzi contava essere empatici, provando a ottenere qualcosa in campo. Si provava a trasmettere, cercando di causare una reazione. Il contesto era di elite, con calciatori straordinari».
Avevate Ronaldo. Poi Chiellini, Bonucci, Buffon...
«E rapportarsi con questi nomi ti fa apprendere tanto, perché con loro è davvero facile. Hanno il dna del grande campione. Davvero, ricordi straordinari. Non a caso abbiamo vinto lo scudetto, l’ultimo fino a questo punto».
