Tudor, giù la maschera: Locatelli, David e il tempo delle scelte per evitare un altro purgatorio Juve

Dalle rotazioni continue all’assenza di un’identità di gioco, col Villarreal servono risposte: i tre pareggi consecutivi hanno confermato i limiti di una squadra che dipende dagli acuti dei singoli

Non è certo il tempo dei processi. Anche perché sarebbe folle e ingeneroso mettere sulla graticola un tecnico che in pochi mesi si è rivelato capace di ereditare una squadra sull’orlo del precipizio, portandola prima in Champions - con un fare ascrivibile alla psicologia - per poi farle riscoprire, passo dopo passo, le sue potenzialità, attraverso un Mondiale per Club disputato con la giusta dose di dignità. Ma è altrettanto vero che la Juve pare ancora lontana da quella versione “ideale” che le permetterebbe - con tutti i limiti tecnici del caso - di lottare a viso aperto con il resto delle pretendenti per lo scudetto…

Con Parma e Genoa illusioni o realtà?

Negli Stati Uniti ci siamo convinti che questo gruppo - la cui volontà si è rivelata decisiva nella riconferma del tecnico croato in panchina - avesse imparato dagli errori della passata stagione. Che si fosse discostato da quel vortice di mediocrità che per mesi, tra un pareggio scialbo e l’altro, ha caratterizzato l’esistenza bianconera. A confermare questa tesi le prime due uscite stagionali contro Parma e Genoa, vinte, senza troppi problemi, grazie a una compattezza palpabile di tutto il gruppo squadra. Sì, perché al netto dei primi cortocircuiti offensivi - più che comprensibili per un club che ha cambiato tanto in attacco - l’undici di Tudor sembrava muoversi all’unisono. Poi le gare contro l’Inter e Borussia, aggiustate in extremis grazie agli acuti dei singoli, e non in virtù di chissà quale principio di gioco collettivo, a far emergere le prime perplessità sul valore effettivo della Juventus. I match contro Verona e Atalanta potevano fugare ogni dubbio: dimostrare che la partenza dei bianconeri in Serie A di episodico e casuale, in realtà, aveva ben poco.

I pareggi e i troppi gol subiti

Invece sono arrivati due pareggi, a confermare un approccio gara tutt’altro che impeccabile degli interpreti di Tudor, specie nella prime metà di gioco: in queste 6 uscite stagionali la Juve è scesa solo una volta negli spogliatoi in vantaggio: contro l’Inter. Un dato che fa riflettere, se si considerano gli avversari affrontati fin qui in campionato. Senza dimenticare il tema dei gol subiti - ben 9 negli ultimi 4 confronti fra Champions e Serie A, 8 dei quali in casa - oltreché l’assenza più totale di una fisionomia di gioco chiara, evidente. Qualcosa che vada al di là degli assoli... Da qui la domanda: qual è davvero la dimensione a quale può ambire questa squadra? Ma soprattutto: quali sono - eccetto Yildiz - i leader tecnici ed emotivi di questa squadra? Quelli chiamati a definire le sorti stagionali della Juventus? Difficile dirlo, dal momento che Tudor ha ridisegnato più volte da cima a fondo l’undici titolare.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Tudor tra confusione ed esperimenti

Capitan Locatelli, inamovibile fino a poche settimane fa, ha lasciato più volte il posto a Koopmeiners, rimanendo in panchina per tutti e 90 i minuti contro l’Atalanta. Allo stesso modo David - l’acquisto copertina del mercato estivo della Juve - dopo le prime due gare da titolare (con tanto di gol contro il Parma), è scivolato indietro nelle gerarchie in favore di profili “discutibili”. A cominciare da Openda, parso in evidente difficoltà contro Borussia e Atalanta, passando poi per l’uomo che, con ogni probabilità, a giugno sceglierà di trasferirsi altrove: Dusan Vlahovic. Giusto 233 i minuti concessi al canadese tra Serie A e Champions. Ancora meno quelli in cui si è trovato ad agire nella sua zona di competenza: quella di prima punta. Non proprio il trattamento ideale nei confronti del profilo che, nell’idea del club, dovrebbe sobbarcarsi nei prossimi anni il peso dell’attacco bianconero. Ora è il tempo delle scelte. Basta maschere, basta esperimenti. Tudor deve tracciare la sua rotta, scegliere i volti da cui farsi guidare. Insomma, dare identità alla sua Juventus. Anche perché il rischio di ritrovarsi in quel purgatorio calcistico a lungo frequentato nella scorsa stagione è dietro l’angolo...

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Non è certo il tempo dei processi. Anche perché sarebbe folle e ingeneroso mettere sulla graticola un tecnico che in pochi mesi si è rivelato capace di ereditare una squadra sull’orlo del precipizio, portandola prima in Champions - con un fare ascrivibile alla psicologia - per poi farle riscoprire, passo dopo passo, le sue potenzialità, attraverso un Mondiale per Club disputato con la giusta dose di dignità. Ma è altrettanto vero che la Juve pare ancora lontana da quella versione “ideale” che le permetterebbe - con tutti i limiti tecnici del caso - di lottare a viso aperto con il resto delle pretendenti per lo scudetto…

Con Parma e Genoa illusioni o realtà?

Negli Stati Uniti ci siamo convinti che questo gruppo - la cui volontà si è rivelata decisiva nella riconferma del tecnico croato in panchina - avesse imparato dagli errori della passata stagione. Che si fosse discostato da quel vortice di mediocrità che per mesi, tra un pareggio scialbo e l’altro, ha caratterizzato l’esistenza bianconera. A confermare questa tesi le prime due uscite stagionali contro Parma e Genoa, vinte, senza troppi problemi, grazie a una compattezza palpabile di tutto il gruppo squadra. Sì, perché al netto dei primi cortocircuiti offensivi - più che comprensibili per un club che ha cambiato tanto in attacco - l’undici di Tudor sembrava muoversi all’unisono. Poi le gare contro l’Inter e Borussia, aggiustate in extremis grazie agli acuti dei singoli, e non in virtù di chissà quale principio di gioco collettivo, a far emergere le prime perplessità sul valore effettivo della Juventus. I match contro Verona e Atalanta potevano fugare ogni dubbio: dimostrare che la partenza dei bianconeri in Serie A di episodico e casuale, in realtà, aveva ben poco.

I pareggi e i troppi gol subiti

Invece sono arrivati due pareggi, a confermare un approccio gara tutt’altro che impeccabile degli interpreti di Tudor, specie nella prime metà di gioco: in queste 6 uscite stagionali la Juve è scesa solo una volta negli spogliatoi in vantaggio: contro l’Inter. Un dato che fa riflettere, se si considerano gli avversari affrontati fin qui in campionato. Senza dimenticare il tema dei gol subiti - ben 9 negli ultimi 4 confronti fra Champions e Serie A, 8 dei quali in casa - oltreché l’assenza più totale di una fisionomia di gioco chiara, evidente. Qualcosa che vada al di là degli assoli... Da qui la domanda: qual è davvero la dimensione a quale può ambire questa squadra? Ma soprattutto: quali sono - eccetto Yildiz - i leader tecnici ed emotivi di questa squadra? Quelli chiamati a definire le sorti stagionali della Juventus? Difficile dirlo, dal momento che Tudor ha ridisegnato più volte da cima a fondo l’undici titolare.

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Tudor tra confusione ed esperimenti