Alessandro Matri non si tira indietro quando si tratta di affrontare i temi del calcio italiano. E a margine dell’evento benefico “Stronger Together” andato in scena a Milano, l’ex centravanti della Juventus ha toccato con lucidità e schiettezza numerosi argomenti d’attualità, tra cui la gestione dei giovani talenti come Pio Esposito e Camarda, la demolizione di San Siro (anche se La Russa ha spiegato che potrebbe restare in piedi), il rendimento dell’Inter di Chivu, la solidità del nuovo Milan di Allegri, spiegando come "non è cambiato", e il valore assoluto di Vlahovic alla Juventus.
La crescita di Esposito e Camarda
Matri da buon veterano e da ex bomber ha parlato subito di Pio Esposito, facendo chiarezza su quella che dovrà essere la sua gestione dall'esterno: "L'errore sarebbe metterlo alla ghigliottina ai primi errori. Ha una grande responsabilità e ora dovrà prendere il posto di Thuram: sappiamo tutti che non è al suo livello, ma sarebbe un errore fare il confronto. In questa settimana ho sentito anche parlare di una specie di gara con Camarda: non è una gara tra i giovani. L'importante è arrivare in Serie A, starci e migliorarsi. Se i loro gol possono rappresentare un'inversione di tendenza agli ultimi anni difficili delle nazionali? Non lo so, serve tempo. In Italia manca un grande centravanti da tanto tempo e non andiamo ai Mondiali da due edizioni: sono cose che incidono e alzano le pressioni. Le possibilità ai giovani le danno anche in Italia, poi il giovane deve rispondere. Un allenatore non è autolesionista: i giovani che fanno la differenza li fanno giocare. Si è visto con Kean: a Torino giocava e non segnava, a Firenze ha segnato tantissimo. Bisogna trovare la propria dimensione. Poi ancora su Pio Esposito: "Ha grandi margini di miglioramento, ha già dimostrato di poterci stare in una squadra come l'Inter: avrà cali e picchi, non va esaltato e nemmeno buttato giù. Mi sembra che l'approccio di Chivu, pronto a proteggerlo e a esporlo a seconda dei casi, sia perfetto" .
La demolizione di San Siro
Sull'abbattimento di San Siro: "Siam nel 2025, credo che le società di calcio debbano avere stadi di proprietà. Ci vuole questo passaggio, è normale che dispiacere. lo lì ho preso tanti fischi e basta (ride, ndr), diciamo che per certi versi mi fa anche piacere. Scherzi a parte, c'è da andare avanti e stare all'avanguardia. Se mi sarebbero piaciuti due stadi diversi? Non mi addentrerei in questioni politiche. Se chiedete a me, come parere personale dico di sì. Poi non conosco bene tutti gli elementi, eviterei di entrare troppo sul tema. Ma da spettatore e padre di famiglia dico che uno stadio di proprietà mi piacerebbe".