Yildiz e Nico Paz, il ritorno del Numero 10. Nel nome di Del Piero

In riva al Lago tutti gli occhi sono puntati su quei due e non soltanto per misurare che cosa siano in grado di fare e di dare a Juventus e Como
Yildiz e Nico Paz, il ritorno del Numero 10. Nel nome di Del Piero
© sportinfoto/DeFodi Images

Era il 12 ottobre di due anni fa. A Osijek, in Croazia, la Turchia aveva appena vinto la partita contro la Nazionale di Modric e Yildiz, a 18 anni, 5 mesi e 8 giorni, aveva esordito nella massima rappresentativa. Vincenzo Montella lo mandò in campo negli ultimi quattro minuti. Commentando il debutto del bianconero, l'Aeroplanino volò alto: "Kenan è un predestinato. Tutto il calcio se ne accorgerà presto". Il ct della Mezzaluna aveva visto lungo: due anni dopo, Yildiz conta già 25 presenze e 5 gol in Nazionale: il primo lo segnò alla Germania, un mese dopo la Croazia, a Berlino. Nel frattempo, la Juve gli ha consegnato la maglia più pesante e più importante della sua storia, indossando la quale, il ragazzo nato a Ratisbona ha inanellato 92 presenze, 18 gol e ha dimostrato quanto sia veritiera l'eccezione alla regola secondo la quale tutti sono necessari e nessuno è indispensabile. Con rispetto parlando per i colleghi, ora più che mai la Juve è Yildiz e altri dieci. Il Numero che indossa Kenan, 20 anni e porta anche Nico Paz, 21 anni, scuola La Fabrica, la risposta madridista alla Cantera barcelonista, stella del Como che, i Blancos assicurano, l'anno prossimo tornerà alla base.

La disamina di Del Piero

Nell'attesa, oggi in riva al Lago tutti gli occhi sono puntati su quei due e non soltanto per misurare che cosa siano in grado di fare e di dare alle rispettive squadre. La verità è, che in un certo senso, Yildiz e Paz li manda Del Piero perché il turco juventino e l'argentino lariano possono segnare il definitivo, grande ritorno sulla scena del Numero 10, dopo gli anni ubriachi dell'uno vale uno anche nel calcio, del 4-4-2 che ha imprigionato i solisti nel ruolo di secondo punta, quando andava bene, quando andava male finivano anche fuori squadra. Come se non ci fosse differenza fra i giocatori grandi, grossi e spesso con i piedi a ferro da stiro e quelli che al pallone danno del tu, inventano e creano, dipingono calcio con la classe e la fantasia di cui dispongono. Al principio del mese, dissertando di tattica e tecnica, Alex aveva fatto una disamina impietosa davanti alle telecamere di Sky: "La mentalità del nostro calcio è cambiata e me ne stavo accorgendo già negli ultimi anni nella Juve. Noi, i giocatori li vogliamo grandi, grossi e veloci, non giriamo attorno alle cose. Noi vogliamo giocatori grandi ,grossi e veloci perchè il calcio è grande, grosso e veloce. In Francia sono così, in Inghilterra sono così. In Italia noi siamo sempre stati bravi perché, abbiamo avuto qualcosa di diverso dagli altri, il talento, la tecnica".

Le parole di Gasperini

E sul Corriere dello Sport, Gasperini ha dato ragione a Del Piero: "La differenza fra una squadra dilettantistica e una professionistica è la statura. Le squadre professionistiche selezionano regolarmente in base alla statura fisica. Vuol dire che non si guarda più all'abilità, alla destrezza, alla coordinazione. La Spagna è stata bravissima perché ha rispettato la propria identità, noi abbiamo spostato tutto al Nord Europa. Poi, però, la Norvegia ci fa tre gol. La Norvegia dovrebbe vincere a hockey su ghiaccio con noi, non tre a zero a pallone". E lo dice Gasperini, l'allenatore della marcatura uomo suo uomo, del pressing a tutto campo, ma anche il valorizzatore dei Piedi Buoni di bernardiniana memoria, dal Papu Gomez a Ilicic per arrivare a Dybala e Soulé saltando nel tempo. Yildiz e Paz incarnano la speranza che il vento stia cambiando. E, se il Como sa che, forse, nemmeno i ricchissimi fratelli Hartono potranno opporsi ai disegni di Florentino sul figlio di Pablo Paz, argento ai Giochi di Atlanta '96 e in campo con l'Argentina nel Mondiale '98, la Juve si tenga stretto, strettissimo, Kenan. Lui che da grande vuole fare il Del Pero e attualmente, risulta essere il diciannovesimo nella classifica degli ingaggi bianconeri. Troppo poco per un Numero Dieci che in questa Juve sa di essere il numero uno. E lo sanno anche al Chelsea.

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