Spegnere e riaccendere e il club è in giostra

I cambiamenti dei vertici societari e degli allenatori hanno provocato una stratificazioni di errori che ha inspessito i problemi tecnici ed economici, creando una rosa inadeguata, con un monte ingaggi eccessivo e una quota ammortamenti pesante

La situazione è confusa. Nelle ultime cinque stagioni, la Juventus ha avuto quattro dirigenze e tre allenatori (quattro contando Montero). Il garbuglio delle decisioni è così inestricabile da rendere difficile, forse impossibile, ricostruire quando, come e che cosa è andato storto. I cambiamenti dei vertici societari e degli allenatori, in parte forzati dalle circostanze, in parte voluti dalla proprietà, hanno provocato una stratificazioni di errori che ha inspessito i problemi tecnici ed economici, creando una rosa inadeguata, con un monte ingaggi eccessivo e una quota ammortamenti pesante. E, soprattutto, il vorticoso girare di questa giostra gestionale ha accartocciato qualsiasi progettualità, rendendo ordinaria l’emergenza. Nel giro di tre stagioni, per esempio, Vlahovic è passato dall’essere considerato il salvatore della patria a un equivoco tecnico fino a trasformarsi in un indesiderato. Così come, molti talenti della Next Gen sono stati bruciati per fare soldi, poi investiti in bidoni. Nessuno ha avuto modo di pagare le conseguenze dei suoi errori, perché già altrove quando si sono presentate, ma in compenso tutti hanno avuto modo di rovesciare, sulla spalle dei predecessori, la responsabilità di qualsiasi magagna. Senza continuità dirigenziale, né tecnica, con la società messa a soqquadro dalle inchieste giudiziarie o da rivoluzioni in ogni ruolo che hanno depauperato, a volte in modo sanguinoso, un gruppo di professionalità che, nel corso degli anni, avevano rappresentato la solidità del club, a volte più dei dirigenti più importanti.

Juve, c'è bisogno di stabilità

In questo contesto bisogna inquadrare la situazione di Tudor, a sua volta figlia dei convulsi cambiamenti che hanno portato al vertice un nuovo plenipotenziario tecnico, Comolli, proprio a ridosso della partenza per il Mondiale per club. Comolli, quindi, non ha scelto Tudor, lo ha trovato lì e lo ha accettato, non avendo abbastanza tempo per valutare opzioni alternative. Ora, al di la delle tensioni di cui si vocifera (e qualcuna ci potrebbe anche essere, considerati i risultati), la Juventus si trova ancora una volta nella situazione di avere un dirigente che non si è scelto l’allenatore, come era stato Allegri per Giuntoli e sappiamo tutti com’è finita. D’altronde, cambiando in continuazione, incroci di questo genere possono capitare. Non sarebbe giusto, ma soprattutto onesto, esprimere un giudizio definitivo sull’operato di Tudor alla settima giornata e stabilire se è il caso di esonerarlo per salvare la stagione della Juve (e comunque ci sta pensando o non ci sta pensando Comolli), ma è del tutto legittimo, forse finanche banale, affermare che la Juventus avrebbe bisogno di stabilità, perché le rivoluzioni - finora - non hanno cambiato i risultati. Certo, prima servirebbe trovare gli uomini giusti, sia in ambito dirigenziale che in ambito tecnico. Gli errori, alcuni madornali, in sede di calciomercato hanno messo insieme una squadra con troppi equivoci e giocatori non sempre all’altezza, ma la rosa della Juventus non è così scarsa e i giocatori non sono tutti da buttare. Certo, in questo momento, appaiono disorientati ed è comprensibile, ambientando la loro situazione nel contesto descritto prima.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

L'esonero in corsa (il secondo consecutivo) è molto poco da Juve

Comolli è al comando da giugno, tra due settimane lo sarà in modo ancora più solido, quando verrà inserito nel CdA e nominato amministratore delegato. È passato davvero troppo poco tempo per giudicare il suo operato (anche se gli acquisti di David e Openda, finora, stanno dando segnali preoccupanti), ma di tempo non ce n’è mai molto alla Juventus, soprattutto se si arriva quando lo scudetto manca da cinque stagioni e nel frattempo è successo di tutto. Insomma, la Juventus è intrappolata dalla necessità di trovare una sua stabilità e, quindi, aspettare che tutti abbiano il tempo di lavorare e portare avanti un progetto e la frenesia di ottenere subito dei risultati. La condizione peggiore nella quale lavorare e prendere decisioni. Nelle ultime settimane, Tudor non è sembrato avere le idee chiare, ma andare incontro al secondo esonero in corsa consecutivo è molto poco da Juve e contribuirebbe alla confusione di cui sopra. Comolli deve cercare in tutti i modi di aiutare il tecnico e la squadra prima di optare per l’esonero. Il che non significa che Tudor sia il migliore allenatore possibile, ma non si può sempre spegnere e riaccendere: funziona con i computer, non sempre con le squadre di calcio.

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La situazione è confusa. Nelle ultime cinque stagioni, la Juventus ha avuto quattro dirigenze e tre allenatori (quattro contando Montero). Il garbuglio delle decisioni è così inestricabile da rendere difficile, forse impossibile, ricostruire quando, come e che cosa è andato storto. I cambiamenti dei vertici societari e degli allenatori, in parte forzati dalle circostanze, in parte voluti dalla proprietà, hanno provocato una stratificazioni di errori che ha inspessito i problemi tecnici ed economici, creando una rosa inadeguata, con un monte ingaggi eccessivo e una quota ammortamenti pesante. E, soprattutto, il vorticoso girare di questa giostra gestionale ha accartocciato qualsiasi progettualità, rendendo ordinaria l’emergenza. Nel giro di tre stagioni, per esempio, Vlahovic è passato dall’essere considerato il salvatore della patria a un equivoco tecnico fino a trasformarsi in un indesiderato. Così come, molti talenti della Next Gen sono stati bruciati per fare soldi, poi investiti in bidoni. Nessuno ha avuto modo di pagare le conseguenze dei suoi errori, perché già altrove quando si sono presentate, ma in compenso tutti hanno avuto modo di rovesciare, sulla spalle dei predecessori, la responsabilità di qualsiasi magagna. Senza continuità dirigenziale, né tecnica, con la società messa a soqquadro dalle inchieste giudiziarie o da rivoluzioni in ogni ruolo che hanno depauperato, a volte in modo sanguinoso, un gruppo di professionalità che, nel corso degli anni, avevano rappresentato la solidità del club, a volte più dei dirigenti più importanti.

Juve, c'è bisogno di stabilità

In questo contesto bisogna inquadrare la situazione di Tudor, a sua volta figlia dei convulsi cambiamenti che hanno portato al vertice un nuovo plenipotenziario tecnico, Comolli, proprio a ridosso della partenza per il Mondiale per club. Comolli, quindi, non ha scelto Tudor, lo ha trovato lì e lo ha accettato, non avendo abbastanza tempo per valutare opzioni alternative. Ora, al di la delle tensioni di cui si vocifera (e qualcuna ci potrebbe anche essere, considerati i risultati), la Juventus si trova ancora una volta nella situazione di avere un dirigente che non si è scelto l’allenatore, come era stato Allegri per Giuntoli e sappiamo tutti com’è finita. D’altronde, cambiando in continuazione, incroci di questo genere possono capitare. Non sarebbe giusto, ma soprattutto onesto, esprimere un giudizio definitivo sull’operato di Tudor alla settima giornata e stabilire se è il caso di esonerarlo per salvare la stagione della Juve (e comunque ci sta pensando o non ci sta pensando Comolli), ma è del tutto legittimo, forse finanche banale, affermare che la Juventus avrebbe bisogno di stabilità, perché le rivoluzioni - finora - non hanno cambiato i risultati. Certo, prima servirebbe trovare gli uomini giusti, sia in ambito dirigenziale che in ambito tecnico. Gli errori, alcuni madornali, in sede di calciomercato hanno messo insieme una squadra con troppi equivoci e giocatori non sempre all’altezza, ma la rosa della Juventus non è così scarsa e i giocatori non sono tutti da buttare. Certo, in questo momento, appaiono disorientati ed è comprensibile, ambientando la loro situazione nel contesto descritto prima.

 

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L'esonero in corsa (il secondo consecutivo) è molto poco da Juve