TORINO - Va bene la reazione di orgoglio, la faccia feroce mostrata al Bernabeu, in casa dei giganti, dove la Juventus ha avuto il coraggio di guardare negli occhi il Real e di restare in piedi fino alla fine. Va bene la ritrovata solidità, quella tensione collettiva che Igor Tudor ha provato a rimettere insieme dopo la figuraccia del Sinigaglia. Va bene tutto, ma adesso occorre passare ai fatti. Anche perché la dignità, da sola, non porta lontano in Europa. La classifica è spietata e il girone non aspetta: ogni punto pesa come un macigno, e il margine d’errore si è già dissolto del tutto. Sono solo due i punti raccolti dalla Juventus nelle prime tre partite di Champions League: numeri che raccontano di una squadra che, per ora, vive più di intenzioni che di risultati. Mancano giusto 5 partite al termine della fase a girone unico. La maggior parte delle quali vedrà i bianconeri impegnati tra le mura dello Stadium, contro avversari che non portano il nome del Real ma che possono rivelarsi ugualmente pericolosi. Specie se affrontati con quella sufficienza che ha accompagnato la squadra di Tudor nell’ultimo mese.
Gli ottavi diretti sono ormai un miraggio
Non serve essere dei geni della matematica per escludere a priori che la Juventus possa strappare un pass diretto per gli ottavi di finale che - dall’anno scorso - spetta di diritto alle squadre che si qualificano nelle prime otto posizioni della classifica unica. Sì, perché stando alle quote della passata stagione, per poter evitare gli spareggi servono all’incirca tra i 16 e i 18 punti. Il che significa che i bianconeri dovrebbero vincere tutti e 5 gli incontri in programma da qui al 28 di gennaio. Data in cui è calendarizzato il match con il Monaco: l’ultimo della fase a gironi. Meglio dunque essere realisti: per poter accedere alla fase successiva - sulla falsa riga di quanto accaduto sotto la gestione Motta - la Juventus dovrà mettere in conto il doppio confronto dei playoff. Un obiettivo difficile da raggiungere, ma comunque alla portata, a patto che la squadra di Tudor faccia subito tesoro degli errori commessi. Per potersi dire padrona del proprio destino, la Juve dovrà mettere in saccoccia almeno 10 punti. Tradotto: 3 vittorie e un pareggio. Un bottino che - sulla carta - proietterebbe i bianconeri nella parte alta della classifica per i playoff. Dettaglio da non trascurare, se non si vuole correre il rischio di affrontare le “escluse” più temibili. Quelle che galleggeranno tra il nono e l’11 posto della classifica unica. Anche se va detto che ai playoff non esistono match semplici. Basti pensare al Psv che, dopo il ko nella fase a gironi, si è vendicato eliminando a sorpresa i bianconeri dalla scorsa edizione.
Gli impegni europei
Testa dunque al primo impegno con lo Sporting Lisbona, in programma martedì 4 novembre allo Stadium. La squadra di Borges è partita alla grande in campionato, raccogliendo 19 dei 24 punti a disposizione, mentre in Champions - con l’ultima vittoria contro il Marsiglia di De Zerbi - è a quota 6. Un bottino generoso, se si considerano gli avversari affrontati fin qui. Il successo con il Kairat Almaty (la squadra materasso del torneo) lascia un po’ il tempo che trova. Quello di mercoledì, invece, è maturato solo nella ripresa (dopo un primo tempo passato a rincorrere) quando i francesi sono rimasti in 10 per via dell’espulsione di Emerson. Insomma, non parliamo di certo di una formazione imbattibile, o comunque paragonabile - per risorse tecniche - alle ultime avversarie europee della Juventus. Paradossalmente, può risultare più insidioso il match esterno con il Bodo Glimt che sul proprio prato sintetico di casa non ha mai perso contro le formazioni italiane. Da lì, ai bianconeri toccheranno poi le sfide con Pafos e Benfica - entrambe in casa - per arrivare al match con il Monaco, non brillantissimo fin qui in Ligue 1, dove occupa la settima posizione.
