Juve, nuova tensione calcistica. E Spalletti può dare senso a quei 100 milioni

L'invenzione di Koopmeiners ma soprattutto una squadra più convinta. Quasi che parlare di Scudetto abbia suggestionato i giocatori

Koopmeiners in difesa, approfittando delle sue reminescenze giovanili e sfruttando il suo educato sinistro per impostare, è un’idea spiazzante e riuscita. Ma, della prima Juve di Spalletti, rimane negli occhi la diversa tensione calcistica rispetto al recente passato. Non potendo argomentare troppo sulla tattica, che non sarebbe una cosa seria (avendo avuto, Spalletti, un solo pomeriggio per allenare), è però evidente il furore con il quale la Juventus ha aggredito la Cremonese, trovando subito il gol e continuando a mordere per tutto il primo tempo. Se i limiti tecnici restano gli stessi di prima (vedi gli errori di Openda, volenteroso ma ancora clamorosamente impreciso), l’atteggiamento della squadra è energico e, soprattutto, convinto. Quasi che tornare a parlare di scudetto abbia suggestionato i giocatori, improvvisamente più fiduciosi, più decisi e determinati nel cercare la vittoria. Poi la agguantano in modo sporco, quasi se la fanno sgusciare dalle mani per la madornale ingenuità di Gatti, ma la portano a casa, con Spalletti che dalla panchina si sgola, si sbraccia, si agita e guida i suoi uomini nei momenti di confusione. 

Juve, attacco mezzo vuoto o mezzo pieno?

È un ottimo inizio ma, contrariamente a quanto sostiene il proverbio, la Juve non è a metà dell’opera. Spalletti ha ancora moltissimo da fare, anche se si è presentato nel migliore dei modi, ridando fiducia al più sfiduciato di tutti, Koopmeiners, e scuotendo l’agonismo perduto. È un metodico, il nuovo tecnico della Juventus, ha probabilmente un piano per costruire un pezzo per volta una squadra vincente e, soprattutto, più sicura di sé. Servirebbero più gol. Servirebbe, cioè, concretizzare tutto quello che ieri è stato costruito dalla Juventus ed è stato sprecato in modo disastroso dagli attaccanti: imprecisi, fuori tempo, svampiti. Tuttavia, il fatto di aver sbagliato così tanto comporta il fatto di aver costruito. Insomma, è mezzo pieno o mezzo vuoto l’attacco della Juve? Dipende da dove lo si guarda. La prestazione di Openda è, per certi versi,imbarazzante, vista la quantità di errori, alcuni dei quali quasi comici. Tuttavia, Openda è stato attivo, sempre nel cuore del gioco, sempre nel posto in cui ricevere la palla. Sì, per poi sbagliarla, vero, ma intanto era lì: è un nuovo punto di partenza.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Spalletti, alla ricerca dei milioni perduti

Anche l’apatia calcistica di Jonathan David preoccupa: sì, vero, ieri pochissimi minuti per lui, ma abbastanza per farcirli con un paio di errori blu. Comolli chiede tempo per entrambi e vince facile, perché più che tempo non si sa cosa si debba dare ai due acquisti estivi. Dicono che Spalletti creda molto in Openda e il popolo juventino muore dalla voglia di fidarsi del nuovo tecnico. Se nel giro di qualche partita rigenerasse Koopmeiners (in un qualsiasi ruolo) e Openda darebbe senso a 100 milioni spesi nelle ultime due estati, guadagnandosi la riconoscenza eterna dei tifosi e del direttore finanziario che vedrebbe riempirsi quei due enormi buchi nel bilancio. Si divaga, è vero, perché affondare troppo con l’analisi, azzardare previsioni, sbilanciare il piatto dell’entusiasmo sarebbe un errore dilettantistico. Di rilanci come questo, la Juventus, negli ultimi cinque anni ne ha vissuti tanti e nessuno è andato a buon fine. La prudenza è obbligatoria, l’ottimismo un rischio, ma una visione realistica della prima di Spalletti ha confermato che, da giovedì, la Juve ha un allenatore di grande spessore, esperienza e genialità. Potrebbe non bastare, ma è già qualcosa.

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Koopmeiners in difesa, approfittando delle sue reminescenze giovanili e sfruttando il suo educato sinistro per impostare, è un’idea spiazzante e riuscita. Ma, della prima Juve di Spalletti, rimane negli occhi la diversa tensione calcistica rispetto al recente passato. Non potendo argomentare troppo sulla tattica, che non sarebbe una cosa seria (avendo avuto, Spalletti, un solo pomeriggio per allenare), è però evidente il furore con il quale la Juventus ha aggredito la Cremonese, trovando subito il gol e continuando a mordere per tutto il primo tempo. Se i limiti tecnici restano gli stessi di prima (vedi gli errori di Openda, volenteroso ma ancora clamorosamente impreciso), l’atteggiamento della squadra è energico e, soprattutto, convinto. Quasi che tornare a parlare di scudetto abbia suggestionato i giocatori, improvvisamente più fiduciosi, più decisi e determinati nel cercare la vittoria. Poi la agguantano in modo sporco, quasi se la fanno sgusciare dalle mani per la madornale ingenuità di Gatti, ma la portano a casa, con Spalletti che dalla panchina si sgola, si sbraccia, si agita e guida i suoi uomini nei momenti di confusione. 

Juve, attacco mezzo vuoto o mezzo pieno?

È un ottimo inizio ma, contrariamente a quanto sostiene il proverbio, la Juve non è a metà dell’opera. Spalletti ha ancora moltissimo da fare, anche se si è presentato nel migliore dei modi, ridando fiducia al più sfiduciato di tutti, Koopmeiners, e scuotendo l’agonismo perduto. È un metodico, il nuovo tecnico della Juventus, ha probabilmente un piano per costruire un pezzo per volta una squadra vincente e, soprattutto, più sicura di sé. Servirebbero più gol. Servirebbe, cioè, concretizzare tutto quello che ieri è stato costruito dalla Juventus ed è stato sprecato in modo disastroso dagli attaccanti: imprecisi, fuori tempo, svampiti. Tuttavia, il fatto di aver sbagliato così tanto comporta il fatto di aver costruito. Insomma, è mezzo pieno o mezzo vuoto l’attacco della Juve? Dipende da dove lo si guarda. La prestazione di Openda è, per certi versi,imbarazzante, vista la quantità di errori, alcuni dei quali quasi comici. Tuttavia, Openda è stato attivo, sempre nel cuore del gioco, sempre nel posto in cui ricevere la palla. Sì, per poi sbagliarla, vero, ma intanto era lì: è un nuovo punto di partenza.

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