“Spalletti, quell’epilogo un grande dolore. Non ha nemmeno mangiato…”

Viaggio ad Avane, tra la sua gente che non lo ha lasciato solo dopo l’addio all’Italia: “Così Luciano è ripartito”
“Spalletti, quell’epilogo un grande dolore. Non ha nemmeno mangiato…”

Maglia giallonera che profuma di calcio antico. Uno stemma semplice, una struttura che trasuda storia. C'è poca modernità, ad Avane. Ma i ricordi sono infiniti. In questa frazione di Empoli - un tempo area malfamata, ma trasformata in un luogo per bambini e giovani proprio dal lavoro sotto traccia della Polisportiva - Luciano è diventato Spalletti. Lo Spalletti che conosce tutto il mondo. Il campo era in terra battuta, quando giocava nelle giovanili. Campeggia ancora una sua foto datata insieme a Luciano Venturini, che come lui poco tempo dopo si affacciò al vivaio della Fiorentina. Il nuovo tecnico della Juventus passa parte del suo tempo libero ad Avane: le cene di fine stagione, le ricorrenze speciali, le feste per ricordare il compianto fratello Marcello. C'è l'anima della famiglia Spalletti, su quel prato con l'erba finissima che nemmeno il piovoso autunno e i tanti bambini che lo calpestano ogni giorno mettono a dura prova. La società, oggi, partecipa al campionato di Terza Categoria. Ma David Tognetti, uno dei 27 componenti del gruppo Whatsapp intitolato "Le galline del Cioni" (del quale fanno parte sia Spalletti che il vice Domenichini), precisa subito un concetto: "Qui hanno spazio i ragazzi che crescono con noi: è un ambiente sano, pulito, familiare. Qui si sta bene".

"L'epilogo con l'Italia è stato un grande dolore"

Non è un caso che proprio lo storico gruppo di amici di Luciano siano stati decisivi per alleviare le sofferenze dell'ex ct, molto provato dopo la delusione vissuta sulla panchina della Nazionale. Tognetti, insieme a Francesco Borghini e Gianni Volpi, parte alla volta di Reggio Emilia. Lì si disputa la sfida Italia-Moldavia, l'ultima della gestione Spalletti, che ha già svelato i piani della Figc prima ancora di scendere in campo. Si presentano al Mapei Stadium, a fine partita. Lo caricano in un furgoncino e lo riportano a casa, dopo un lunghissimo abbraccio. Borghini racconta: "È stato un bel momento per tutti noi, volevamo fargli capire quanto gli volessimo bene. Per lui è stato un grande dolore quell'epilogo, sperava di poter riuscire ad incidere di più. Ma siamo stati con lui fino alla fine: essere commissario tecnico per Luciano rappresentava il coronamento di un sogno". Poco dopo gli propongono di presentarsi comunque alla festa di fine anno dell'Avane. Spalletti, no, non ha la cera delle grandi occasioni: la ferita è ancora aperta e avverte un profondo senso di colpa verso tutti. Soprattutto nei confronti dei giovani della Polisportiva. In qualche modo riescono a farlo arrivare al campo.

"L'amore di Avane gli ha ridato la forza per ricominciare"

E lì Luciano viene accolto con un fiume di applausi e tantissimi abbracci: belli e sentiti. A tal punto da farlo commuovere. Così Volpi: "Si è sciolto proprio in quel momento: ha passato tutta la sera a firmare autografi. Tutta la sera. Non ha nemmeno mangiato. Per lui sono stati giorni tosti, ma l'amore di Avane gli ha ridato la forza per ricominciare". Al campo c'è anche Brunero Bianconi, noto allenatore della zona. È un decano dei tecnici dilettanti dell'hinterland empolese e conosce ogni aspetto di Spalletti: "Lui spesso mi dice: "Mi conosci meglio di quanto mi conosca io". È un'enciclopedia vivente, snocciola date e giocatori allenati. Rammenta anche ogni aspetto del lavoro dell'ex ct: "Ha fatto conoscere Sinner ai giocatori. E poi ha portato i grandi numeri 10, le ha provate tutte. Adesso farà bene alla Juve: avevano bisogno di uno come lui". Avane è vicinissima a Sovigliana, il paese in cui vive la signora Ilva, madre 93enne di Spalletti. Ne parlano tutti con grande affetto:  "Da lei la tavola è sempre stata apparecchiata, a qualsiasi ora. È una donna straordinaria, ci legano tanti ricordi d'infanzia". Dalla sua finestra si vede il campo della Polisportiva. Lì dove trionfano il giallo e il nero, i colori di un pezzo di vita di Lucio.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"Ma già tra i banchi testa al pallone"

A Castelvolturno, ai tempi del Napoli, c'è un momento rimasto vivo nell'immaginario dei tifosi. Tanti i ragazzi fuori dal centro sportivo. Ma Spalletti li spiazza: "Come mai non siete a scuola?". Cercava, col sorriso, di andare oltre il suo ruolo. Oltre l'immagine di allenatore che pensa solamente al campo. Li incalzava così: "Quando si recupera la lezione, oggi pomeriggio?". Non lo faceva per indottrinarli, ma per mandare loro un messaggio per il futuro. Ma Spalletti come andava a scuola? Alla domanda hanno risposto due suoi ex compagni di classe delle superiori, che hanno frequentato con lui l'Istituto Professionale del Commercio Leonardo Da Vinci di Empoli. La risposta di Alessandro Gelli è sincera: "Nel 1973 iniziammo quel percorso, ma onestamente lo studio non era il suo primo pensiero. Poco tempo dopo venne preso dalle giovanili della Fiorentina, suo fratello Marcello lo attendeva all'uscita da scuola per portarlo agli allenamenti. Sognava di fare il giocatore e per la cultura del lavoro che aveva comprese di potercela fare". Simile anche il commento di Carlo Gabbrielli, altro compagno tra i banchi di scuola: "Per chi voleva fare uno step in più, c'era ragioneria. Noi eravamo un po' quelli di serie b, ma lui a scuola era comunque bravo. Di sicuro aveva tanti capelli ed era estremamente educato, tutti quanti abbiamo sempre avuto un bel rapporto con lui, anche quando ci siamo ritrovati a distanza di tantissimi anni".

"Da giovane Luciano era timidissimo"

La prima rimpatriata - ancora lontanissima dal mondo dei social che nel tempo ha saputo mettere in collegamento persone legate da ricordi lontani - risale al 1993. Vent'anni dopo. Spalletti poco tempo dopo sarebbe diventato un eroe a Empoli, una realtà che all'epoca era già ben felice di giocare dignitosamente in Serie C. Lui la portò in Serie A da allenatore. E dire che il suo rapporto col club di Corsi si stava interrompendo proprio nel '93, quando Lucio disse no al Cagliari, disposto a dargli un miliardo e mezzo di lire. Gelli, conosciuto come attore e regista, racconta le rimpatriate: "Ascoltiamo Luciano sempre molto volentieri: ci ha raccontato molto del periodo in Russia. E poi prese parte ad un film diretto da me, intitolato "Bomba libera tutti". C'è un cameo con lui e con Renzo Ulivieri, che è stato mio insegnante di educazione fisica". Spalletti è sempre stato l'uomo di tutti e per tutti. La classe del Da Vinci si è ritrovata più volte. L'ultima poco tempo prima degli Europei. Gabbrielli racconta un aneddoto: "Eravamo da lui alla "Rimessa". Gli dicemmo: "Metticela tutta, mi raccomando". Ci rispose così: "Anche mia madre me lo dice sempre, ma non sempre riesco ad accontentarla". Aveva annusato, prima del tempo, che in Germania sarebbe stata durissima. L'ex compagno aggiunge: "Da giovane Luciano era timidissimo, sorrido oggi quando lo sento in conferenza stampa o nelle interviste: parla in maniera complicata, a volte non lo seguo nei concetti (ride, ndr). Di sicuro, da sempre, facciamo il tifo per lui. A prescindere dalle squadre che allena".

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La spinta del fratello Marcello: "È in ogni ricordo"

Non era soltanto un fratello. E non era solamente un amico. Era ossigeno. Da quando Marcello Spalletti non c'è più, dal momento in cui un infido tumore se l'è portato via il 28 maggio 2019 all'età di 66 anni, è rimasta un'ombra. Sì, quella che campeggia all'ingresso del campo di Avane. È la sua sagoma. Lui continua a vivere all'interno della Polisportiva, il luogo che in assoluto amava più di tutti. Si è legato ai colori gialloneri da giocatore: era un centrocampista che randellava, come amano descriverlo i suoi vecchi amici. Sapeva unire il gruppo ed è stato un grande precursore delle "spallettate" alla Koopmeiners, spostato nella linea dei difensori. C'è un aneddoto che ad Avane ricordano benissimo: una volta, da allenatore, decise di spostare i difensori in attacco e gli attaccanti in difesa. Una confusione generale, sì, ma anche un modo per far immedesimare i giocatori in una veste differente. Una maniera per confondere gli avversari. Esperimento temporaneo che andò a buon fine: Avane in vantaggio per 2-0, ma all'intervallo torna tutto come prima, coi ruoli di sempre. E Marcello aggiunge ironicamente: "Se lo avessero fatto gli altri con noi, per quanto siamo asini, avremmo preso più gol di loro". E scoppiano tutti a ridere.

"Sarebbe stato felice di vedere lo scudetto di Napoli" 

Gli amici più cari di Marcello portano una collana, donata da Luciano, con la rappresentazione della sua ombra. Vive, ogni giorno, in quella periferia di Empoli che è riuscito a far rifiorire. Il controllo della società, dopo un passaggio di consegne avvenuto ad inizio anni 2000, viene ripreso a partire dal 2013. Marcello, che è stato anche una delle bandiere del Montaione, aveva un chiodo fisso. Un tarlo che lo tormentava. Così radunò tutta la vecchia guardia, chiamando uno per uno tutti coloro che nella loro esistenza calcistica erano passati dall'Avane. In un discorso a Montaione, alla Rimessa, disse: "Sapete quanti bambini vedo giocare da quelle parti? Pochi, pochissimi, a volte nessuno. È ora di ridare un futuro a quel posto". Così ristrutturano l'impianto, in mano al Comune, e creano anche un campo sintetico adiacente. Francesco Borghini, Gianni Volpi, David Tognetti e Brunero Bianconi lo ricordano così: "Era un generoso, ci ha dato l'anima. Ha fatto tantissimo per il territorio, è stato una presenza molto importante per Luciano. In ogni nostro ricordo, lui c'è. Sarebbe stato felice di vedere lo scudetto di Napoli. E anche ora che Luciano ha preso il treno Juve, lo immaginiamo sorridente mentre rincorre il suo fratellino".  

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Maglia giallonera che profuma di calcio antico. Uno stemma semplice, una struttura che trasuda storia. C'è poca modernità, ad Avane. Ma i ricordi sono infiniti. In questa frazione di Empoli - un tempo area malfamata, ma trasformata in un luogo per bambini e giovani proprio dal lavoro sotto traccia della Polisportiva - Luciano è diventato Spalletti. Lo Spalletti che conosce tutto il mondo. Il campo era in terra battuta, quando giocava nelle giovanili. Campeggia ancora una sua foto datata insieme a Luciano Venturini, che come lui poco tempo dopo si affacciò al vivaio della Fiorentina. Il nuovo tecnico della Juventus passa parte del suo tempo libero ad Avane: le cene di fine stagione, le ricorrenze speciali, le feste per ricordare il compianto fratello Marcello. C'è l'anima della famiglia Spalletti, su quel prato con l'erba finissima che nemmeno il piovoso autunno e i tanti bambini che lo calpestano ogni giorno mettono a dura prova. La società, oggi, partecipa al campionato di Terza Categoria. Ma David Tognetti, uno dei 27 componenti del gruppo Whatsapp intitolato "Le galline del Cioni" (del quale fanno parte sia Spalletti che il vice Domenichini), precisa subito un concetto: "Qui hanno spazio i ragazzi che crescono con noi: è un ambiente sano, pulito, familiare. Qui si sta bene".

"L'epilogo con l'Italia è stato un grande dolore"

Non è un caso che proprio lo storico gruppo di amici di Luciano siano stati decisivi per alleviare le sofferenze dell'ex ct, molto provato dopo la delusione vissuta sulla panchina della Nazionale. Tognetti, insieme a Francesco Borghini e Gianni Volpi, parte alla volta di Reggio Emilia. Lì si disputa la sfida Italia-Moldavia, l'ultima della gestione Spalletti, che ha già svelato i piani della Figc prima ancora di scendere in campo. Si presentano al Mapei Stadium, a fine partita. Lo caricano in un furgoncino e lo riportano a casa, dopo un lunghissimo abbraccio. Borghini racconta: "È stato un bel momento per tutti noi, volevamo fargli capire quanto gli volessimo bene. Per lui è stato un grande dolore quell'epilogo, sperava di poter riuscire ad incidere di più. Ma siamo stati con lui fino alla fine: essere commissario tecnico per Luciano rappresentava il coronamento di un sogno". Poco dopo gli propongono di presentarsi comunque alla festa di fine anno dell'Avane. Spalletti, no, non ha la cera delle grandi occasioni: la ferita è ancora aperta e avverte un profondo senso di colpa verso tutti. Soprattutto nei confronti dei giovani della Polisportiva. In qualche modo riescono a farlo arrivare al campo.

"L'amore di Avane gli ha ridato la forza per ricominciare"

E lì Luciano viene accolto con un fiume di applausi e tantissimi abbracci: belli e sentiti. A tal punto da farlo commuovere. Così Volpi: "Si è sciolto proprio in quel momento: ha passato tutta la sera a firmare autografi. Tutta la sera. Non ha nemmeno mangiato. Per lui sono stati giorni tosti, ma l'amore di Avane gli ha ridato la forza per ricominciare". Al campo c'è anche Brunero Bianconi, noto allenatore della zona. È un decano dei tecnici dilettanti dell'hinterland empolese e conosce ogni aspetto di Spalletti: "Lui spesso mi dice: "Mi conosci meglio di quanto mi conosca io". È un'enciclopedia vivente, snocciola date e giocatori allenati. Rammenta anche ogni aspetto del lavoro dell'ex ct: "Ha fatto conoscere Sinner ai giocatori. E poi ha portato i grandi numeri 10, le ha provate tutte. Adesso farà bene alla Juve: avevano bisogno di uno come lui". Avane è vicinissima a Sovigliana, il paese in cui vive la signora Ilva, madre 93enne di Spalletti. Ne parlano tutti con grande affetto:  "Da lei la tavola è sempre stata apparecchiata, a qualsiasi ora. È una donna straordinaria, ci legano tanti ricordi d'infanzia". Dalla sua finestra si vede il campo della Polisportiva. Lì dove trionfano il giallo e il nero, i colori di un pezzo di vita di Lucio.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus
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“Spalletti, quell’epilogo un grande dolore. Non ha nemmeno mangiato…”
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La spinta del fratello Marcello: "È in ogni ricordo"

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