Juve, dentro lo Spalletti Lab: le prove di 4-3-3 e i segreti per dominare possesso palla e gioco

Lo staff tecnico dell'allenatore bianconero sfrutta la pausa nazionali per introdurre nuovi concetti: cosa sono e a cosa servono i "rondos"

TORINO -  A Luciano Spalletti serviva qualche giorno per conoscere il gruppo. Per capire la Juve nella sua essenza, per sposare non soltanto il progetto, ma anche tutto il pacchetto della quotidianità. Ha parlato con ogni singolo giocatore. O meglio: ha ascoltato ogni singolo giocatore. Aspetti che fanno la differenza e che rispetto ad alcune rigidità mostrate da Igor Tudor - non tanto a livello di rapporti personali coi calciatori, quanto più per alcuni integralismi di natura tattica - sono stati molto apprezzati da tutto il gruppo. Spalletti non si è presentato per fare una rivoluzione su due piedi, ma per gestire un passaggio molto delicato, con una classifica che in Italia e in Champions League è tutt’altro che compromessa. C’è tempo per raggiungere qualsiasi obiettivo. Non è tantissimo, ma c’è. Per questo il tecnico non ha dovuto ricorrere all’elettroshock. Approccio morbido, improntato sull’innalzamento dell’autostima. Meglio la carota del bastone, a maggior ragione dopo le prime tre partite della nuova era: la squadra non ha rigettato le prime idee del mister.

Cosa vuole Spalletti dalla sua Juve

Lucio vuole comandare il gioco. Avere il pallone, gestire i momenti della partita e non rincorrere gli avversari. Vuole fare la lepre, non il cacciatore. Sa di poterselo permettere con questo organico: alla Juve la qualità non manca, al netto di un regista che a gennaio andrà almeno cercato. Trovarlo non sarà banale, visto che Spalletti desidera solo giocatori che alzino il livello, non certo uomini solo capaci di colmare lacune numeriche. Da oggi si lavora prevalentemente sul 4-3-3, sistema di gioco col quale il tecnico ha una certa confidenza. Risale al passato e l’ha sempre portato verso orizzonti dorati, in base agli obiettivi che doveva raggiungere. Può diventare 4-2-3-1, ma è solo una questione di posizionamento della mezzala: stavolta, sì, sono dettagli. Intanto, però, qualcosa nel lavoro quotidiano sul campo è cambiato. Intorno al pallone ruota ogni discorso: Spalletti ha persino chiesto di accorciare l’erba pur di farlo correre veloce. Lo staff tecnico sta introducendo tante esercitazioni mirate per giocare ad un tocco: i cosiddetti Rondos, svolti ad alta intensità, per sviluppare la presa di decisione abbinata ai comportamenti tecnico-tattici. In soldoni: un torello, il più classico degli esercizi per toccare la sfera una sola volta, ma con la porta. C’è il portiere, dunque. E si agisce all’interno di un quadrato. Non c’è tempo per lo stop: si calcia quando serve. Lo staff nei giorni scorsi ha introdotto esercizi sul possesso palla condizionato, ma anche mini partite con limiti di tocchi per aumentare la velocità di pensiero, stimolando la precisione di ogni singola giocata. Spalletti voleva prima arrivare al pensiero, per questo ha iniziato ad introdurre qualche variazione al programma di allenamento. Dopodiché, a partire da questa sosta, scenderà nei dettagli soprattutto con chi è rimasto alla Continassa.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

L'importanza della parte atletica

Per indottrinare tatticamente gli altri ci penserà da mercoledì in avanti: è abituato a gestire le grandi squadre, con giocatori che vanno e vengono dalle nazionali. Così come sa che dopo Firenze avrà subito la dura trasferta di Bodo alla finestra. Si può lavorare poco in settimana, ma il tempo trascorso sul campo è già di una qualità estrema. Anche a livello fisico in questi giorni Francesco Sinatti, il preparatore atletico che Spalletti ha voluto portare a Torino, avrà modo per comprendere i reali valori dei singoli. La condizione, il monitoraggio di alcuni parametri atletici e in generale prenderà una reale coscienza dello stato di forma della Juve. Lucio su questo punto, descrivendo il lavoro di Tudor, è stato chiaro: "Ho trovato una squadra ben allenata". Non ha avuto tempo per verificarlo fino in fondo, ma da oggi potrà farlo. Giocatore per giocatore il tecnico prenderà atto di qualsiasi sfaccettatura che riguardi la parte atletica: la palla deve correre, ma le gambe non potranno essere da meno. Il Napoli dello scudetto era una macchina perfetta da questo punto di vista. Grazie a Sinatti, certamente. Per questo De Laurentiis fece di tutto per riaverlo nella gestione Calzona, accettando di dividerlo con la Nazionale. Cose del passato, ma è da quel lavoro che la nuova Juve riparte. La squadra del terzo tricolore in Campania brillava di luce propria. Ci è voluto del tempo per allestirla, certo, ma Spalletti vuole ripetersi. Puntando sui concetti che l’hanno reso immortale a Napoli: avere il pallone per comandare il gioco. Il 4-3-3 è un contorno, il piatto principale è l’attitudine a voler dominare le partite. Contro qualsiasi avversario. Con Cremonese, Sporting e Toro questa volontà si è vista, nitidamente. Ora bisogna aggiungere il resto.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

TORINO -  A Luciano Spalletti serviva qualche giorno per conoscere il gruppo. Per capire la Juve nella sua essenza, per sposare non soltanto il progetto, ma anche tutto il pacchetto della quotidianità. Ha parlato con ogni singolo giocatore. O meglio: ha ascoltato ogni singolo giocatore. Aspetti che fanno la differenza e che rispetto ad alcune rigidità mostrate da Igor Tudor - non tanto a livello di rapporti personali coi calciatori, quanto più per alcuni integralismi di natura tattica - sono stati molto apprezzati da tutto il gruppo. Spalletti non si è presentato per fare una rivoluzione su due piedi, ma per gestire un passaggio molto delicato, con una classifica che in Italia e in Champions League è tutt’altro che compromessa. C’è tempo per raggiungere qualsiasi obiettivo. Non è tantissimo, ma c’è. Per questo il tecnico non ha dovuto ricorrere all’elettroshock. Approccio morbido, improntato sull’innalzamento dell’autostima. Meglio la carota del bastone, a maggior ragione dopo le prime tre partite della nuova era: la squadra non ha rigettato le prime idee del mister.

Cosa vuole Spalletti dalla sua Juve

Lucio vuole comandare il gioco. Avere il pallone, gestire i momenti della partita e non rincorrere gli avversari. Vuole fare la lepre, non il cacciatore. Sa di poterselo permettere con questo organico: alla Juve la qualità non manca, al netto di un regista che a gennaio andrà almeno cercato. Trovarlo non sarà banale, visto che Spalletti desidera solo giocatori che alzino il livello, non certo uomini solo capaci di colmare lacune numeriche. Da oggi si lavora prevalentemente sul 4-3-3, sistema di gioco col quale il tecnico ha una certa confidenza. Risale al passato e l’ha sempre portato verso orizzonti dorati, in base agli obiettivi che doveva raggiungere. Può diventare 4-2-3-1, ma è solo una questione di posizionamento della mezzala: stavolta, sì, sono dettagli. Intanto, però, qualcosa nel lavoro quotidiano sul campo è cambiato. Intorno al pallone ruota ogni discorso: Spalletti ha persino chiesto di accorciare l’erba pur di farlo correre veloce. Lo staff tecnico sta introducendo tante esercitazioni mirate per giocare ad un tocco: i cosiddetti Rondos, svolti ad alta intensità, per sviluppare la presa di decisione abbinata ai comportamenti tecnico-tattici. In soldoni: un torello, il più classico degli esercizi per toccare la sfera una sola volta, ma con la porta. C’è il portiere, dunque. E si agisce all’interno di un quadrato. Non c’è tempo per lo stop: si calcia quando serve. Lo staff nei giorni scorsi ha introdotto esercizi sul possesso palla condizionato, ma anche mini partite con limiti di tocchi per aumentare la velocità di pensiero, stimolando la precisione di ogni singola giocata. Spalletti voleva prima arrivare al pensiero, per questo ha iniziato ad introdurre qualche variazione al programma di allenamento. Dopodiché, a partire da questa sosta, scenderà nei dettagli soprattutto con chi è rimasto alla Continassa.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus
1
Juve, dentro lo Spalletti Lab: le prove di 4-3-3 e i segreti per dominare possesso palla e gioco
2
L'importanza della parte atletica