Perin mette la Juve a nudo: "Tudor fallimento e Spalletti maniacale. Spogliatoio, un passo indietro"

Il portiere dei bianconeri si confessa tra infortuni, crisi personali e ripartenze: "Ho pensato di smettere". Il racconto della dimensione mentale del calciatore moderno

Nel corso del Social Football Summit all'Allianz Stadium di Torino, uno dei momenti più interessanti della giornata ha visto protagonista Mattia Perin, secondo portiere della Juventus, affiancato dalla mental coach Nicoletta Romanazzi. L’incontro si è trasformato in un viaggio dentro la dimensione mentale del calciatore moderno, tema che l'estremo difensore ha affrontato con grande sincerità e profondità. Il portiere bianconero ha ripercorso alcuni passaggi cruciali della propria carriera, segnati da infortuni, crisi personali e ripartenze. Ha raccontato come il lavoro interiore sia diventato il vero motore della sua crescita, non solo sportiva ma anche umana. La collaborazione con la sua mental coach gli ha permesso di recuperare equilibrio, concentrazione e motivazione. Perin ha condiviso episodi, riflessioni e cambiamenti che lo hanno accompagnato negli anni, offrendo un punto di vista autentico su ciò che significa essere atleta oggi. Un racconto che mette al centro vulnerabilità, determinazione e consapevolezza.

Il percorso mentale e l’incontro con Nicoletta Romanazzi

Perin ha spiegato come l’aspetto psicologico sia diventato determinante nella sua vita professionale e personale, soprattutto dopo un periodo complicato: "Ho capito quanto possa essere importante l'aspetto mentale non solo nello sport ma soprattutto nella vita quotidiana". Ha raccontato che il primo contatto con Romanazzi è nato in un momento di profonda incertezza, quando stava pensando di appendere i guanti al chiodo: "Ho iniziato con Nicoletta Romanazzi grazie al mio agente Alessandro Lucci, stavo attraversando un periodo delicato, stavo pensando di smettere di giocare a calcio dopo tanti infortuni e non trovavo più la felicità nel giocare". L’agente lo convinse a tentare un ultimo passo: "Alessandro Lucci mi disse: 'Appoggio questa tua scelta, datti una possibilità e fai una chiacchierata con lei". Da quell’incontro, ha intrapreso un cammino di consapevolezza: "Da quel giorno è iniziato un viaggio, un sentiero". Oggi afferma di conoscersi profondamente: "Ho imparato a conoscermi, so bene quello di cui ho bisogno, so come trovare l'equilibrio". E riconosce il ruolo decisivo della mental coach: "Nicoletta riesce spesso a trovare la chiave di volta per sbloccarmi e permettermi di essere il più performante possibile nello sport e nella vita".

La gestione delle emozioni, degli infortuni e degli errori

Quando gli viene chiesto un episodio significativo, Perin sottolinea come il vero cambiamento sia avvenuto nella gestione delle emozioni e delle difficoltà: "Ce ne sono tanti. Quello che ci permette di raggiungere i nostri obiettivi è quanto siamo determinati a lavorare su noi stessi". Ha ricordato i momenti più duri, tra infortuni e panchine pesanti: "Durante gli infortuni che ho avuto, le volte che credevo di meritare di giocare e non venivo messo in campo, è stato fondamentale trovare l'equilibrio, accettare la frustrazione e le emozioni che percepiamo come negative". Proprio l’accettazione è diventata la base del suo percorso: "Ho imparato che tutte le emozioni con equilibrio possono portarci sempre qualcosa di buono". Questo approccio lo ha aiutato anche come padre: "Quello che ho imparato cerco di metterlo a piccole dosi nella vita dei miei figli e mi riempie di orgoglio vedere tutto questo". Ha rivelato di avere un modo particolare per fuggire dai pensieri negativi: "Ogni volta che commettevo un errore, pur di non pensare guardavo ore di documentari su qualsiasi cosa: dagli Egizi, all'arte". Oggi il metodo è cambiato radicalmente: "Adesso accetto l'errore e lo analizzo. Lo accetto e cerco di trovare la soluzione per risolverlo".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Il rapporto con i social di Perin

Parlando del ruolo del portiere, Perin ha messo in luce la complessità emotiva della posizione: "Io sono il mio più grande critico e il più grande fan". Ha spiegato come la conoscenza di sé sia diventata un’arma fondamentale: "Ho scavato in profondità, sono arrivato ad avere un'intimità, mi conosco come non mi conosce nessun altro". Questo lo ha reso più resistente alle valutazioni esterne: "Quando ti conosci così, qualsiasi critica può essere un feedback". È consapevole dei propri meriti e delle proprie mancanze: "Io so quando faccio grandi partite o quando faccio degli errori". Il rapporto con i social è cambiato con il tempo: "Sui social media, prima quando giocavo bene postavo una foto e se sbagliavo no".

La nuova libertà

Poi è arrivata una nuova libertà: "Ho capito che ormai i commenti non mi toccavano più". Una sensazione che lo ha liberato: "Questo mi ha dato la libertà, sono libero da tutti i condizionamenti esterni". Oggi prova a trasmettere questo approccio ai più giovani: "Mi trovo spesso con i compagni più giovani che magari sono giù di morale dopo i commenti e le critiche della stampa: io cerco sempre di fargli capire questa cosa". E conclude con maturità: "Devi fare un percorso. Mi sono meritato questa libertà dopo il percorso che ho fatto e sono molto felice di questo".

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Perin e la riflessione sull'importanza della comunicazione

Perin ha dedicato una riflessione sull’importanza della comunicazione nello sport: "La parola è una magia". Ha denunciato un calo nell’empatia e nelle relazioni umane, non solo nello sport ma nella società: "Uno dei problemi della società moderna è che siamo meno empatici e dialoghiamo meno, i non detti creano frizioni, poi allontanamenti". Per lui anche lo spogliatoio ne risente: "Lo stesso vale nello spogliatoio. C'è stato un grandissimo passo indietro". Ha fatto un paragone generazionale: "Quando ho iniziato giocavo con gente del 74-75-76, ora del 2005, 2006... c'è stato un grande passo indietro dello standing umano". Oggi è raro prendersi un momento insieme: "Adesso si fa fatica a trovare il tempo e il momento per dialogare tra noi compagni, per condividere gli stati d'animo".

L'empatia e il dialogo con i giovani

E anche un gesto semplice diventa speciale: "Anche solo, beviamo un caffè insieme. Oggi stiamo perdendo dialogo ed empatia tra di noi". La Juventus, tuttavia, supporta il lavoro mentale: "La Juve mette a nostra disposizione Beppe Vercelli. Lui è un grandissimo psicologo e anche nel settore giovanile ci sono degli psicologi". Infine, Perin lascia un messaggio ai ragazzi: "Può far la differenza essere affamati, ma non perdete la voglia di guardare le cose da diverse prospettive". Un invito ad alimentare curiosità e movimento: "Appassionatevi a più cose possibili, non rimanete mai fermi". E conclude con una filosofia di vita: "L'importante è non rimanere fermi e fare azione. Se abbiamo la forza di muoverci arriverà sempre il premio. L'obiettivo è la ciliegina sulla torta, il trofeo è il cambiamento durante il percorso".

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Perin e l'esonero di Tudor

Successivamente c'è stato spazio anche per parlare del recente cambio sulla panchina della Juve, da Spalletti a Tudor. Prima un mea culpa sull'esonero del croato, cacciato dai bianconeri dopo il terzo ko consecutivo arrivato contro la Lazio: "Sono momenti difficili perché non so se da fuori si percepisce ma quando un allenatore viene cambiato ci sentiamo i primi responsabili, perché l'allenatore conta molto ma in campo ci andiamo noi. È un fallimento, ma da questi si può rinascere e costruire qualcosa di importante se si hanno delle basi solide".

"Spalletti maniacale"

Poi, un commento inerente alle prime impressioni su Spalletti: "Il mister sta provando a portarci dei nuovi concetti a livello tecnico, è meticoloso, attentissimo, quasi maniacale. Ci serviva una scossa da questo punto di vista, dal punto di vista emotivo sta cercando di farci capire che se indossiamo questa maglia è perché lo meritiamo e dobbiamo dimostrarlo un po' di più". Mattia, neanche a dirlo, è stato uno dei primi a presentarsi al mister alla Continassa con quell'incontro diventato virale sul web. Un punto di riferimento per lo spogliatoio, come testimoniano anche i consigli chiesti da Luciano in occasione dell'esordio sulla panchina bianconera nella vittoria sulla Cremonese.

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Nel corso del Social Football Summit all'Allianz Stadium di Torino, uno dei momenti più interessanti della giornata ha visto protagonista Mattia Perin, secondo portiere della Juventus, affiancato dalla mental coach Nicoletta Romanazzi. L’incontro si è trasformato in un viaggio dentro la dimensione mentale del calciatore moderno, tema che l'estremo difensore ha affrontato con grande sincerità e profondità. Il portiere bianconero ha ripercorso alcuni passaggi cruciali della propria carriera, segnati da infortuni, crisi personali e ripartenze. Ha raccontato come il lavoro interiore sia diventato il vero motore della sua crescita, non solo sportiva ma anche umana. La collaborazione con la sua mental coach gli ha permesso di recuperare equilibrio, concentrazione e motivazione. Perin ha condiviso episodi, riflessioni e cambiamenti che lo hanno accompagnato negli anni, offrendo un punto di vista autentico su ciò che significa essere atleta oggi. Un racconto che mette al centro vulnerabilità, determinazione e consapevolezza.

Il percorso mentale e l’incontro con Nicoletta Romanazzi

Perin ha spiegato come l’aspetto psicologico sia diventato determinante nella sua vita professionale e personale, soprattutto dopo un periodo complicato: "Ho capito quanto possa essere importante l'aspetto mentale non solo nello sport ma soprattutto nella vita quotidiana". Ha raccontato che il primo contatto con Romanazzi è nato in un momento di profonda incertezza, quando stava pensando di appendere i guanti al chiodo: "Ho iniziato con Nicoletta Romanazzi grazie al mio agente Alessandro Lucci, stavo attraversando un periodo delicato, stavo pensando di smettere di giocare a calcio dopo tanti infortuni e non trovavo più la felicità nel giocare". L’agente lo convinse a tentare un ultimo passo: "Alessandro Lucci mi disse: 'Appoggio questa tua scelta, datti una possibilità e fai una chiacchierata con lei". Da quell’incontro, ha intrapreso un cammino di consapevolezza: "Da quel giorno è iniziato un viaggio, un sentiero". Oggi afferma di conoscersi profondamente: "Ho imparato a conoscermi, so bene quello di cui ho bisogno, so come trovare l'equilibrio". E riconosce il ruolo decisivo della mental coach: "Nicoletta riesce spesso a trovare la chiave di volta per sbloccarmi e permettermi di essere il più performante possibile nello sport e nella vita".

La gestione delle emozioni, degli infortuni e degli errori

Quando gli viene chiesto un episodio significativo, Perin sottolinea come il vero cambiamento sia avvenuto nella gestione delle emozioni e delle difficoltà: "Ce ne sono tanti. Quello che ci permette di raggiungere i nostri obiettivi è quanto siamo determinati a lavorare su noi stessi". Ha ricordato i momenti più duri, tra infortuni e panchine pesanti: "Durante gli infortuni che ho avuto, le volte che credevo di meritare di giocare e non venivo messo in campo, è stato fondamentale trovare l'equilibrio, accettare la frustrazione e le emozioni che percepiamo come negative". Proprio l’accettazione è diventata la base del suo percorso: "Ho imparato che tutte le emozioni con equilibrio possono portarci sempre qualcosa di buono". Questo approccio lo ha aiutato anche come padre: "Quello che ho imparato cerco di metterlo a piccole dosi nella vita dei miei figli e mi riempie di orgoglio vedere tutto questo". Ha rivelato di avere un modo particolare per fuggire dai pensieri negativi: "Ogni volta che commettevo un errore, pur di non pensare guardavo ore di documentari su qualsiasi cosa: dagli Egizi, all'arte". Oggi il metodo è cambiato radicalmente: "Adesso accetto l'errore e lo analizzo. Lo accetto e cerco di trovare la soluzione per risolverlo".

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Perin mette la Juve a nudo: "Tudor fallimento e Spalletti maniacale. Spogliatoio, un passo indietro"
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Il rapporto con i social di Perin
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