Musetti: "La prima volta che sono andato a vedere la Juve non è andata bene". Su Buffon, Del Piero, Sinner e Alcaraz...

Poi prosegue: "Se la mettiamo sul giocatore che vorrei essere, mi sento di dirti un Andrea Pirlo"

A tutto Lorenzo Musetti. Il tennista azzurro, che chiude il 2025 da 8° del ranking, è reduce dalle Nitto ATP Finals a Torino, frangente nel quale è riuscito anche ad incontrare il suo club del cuore. Infatti per lui non c'è solo il tennis: tra le sue passioni più grandi c'è il calcio e soprattutto la Juventus. E infatti Musetti è stato protagonista dell'ultimo episodio di 'Small Talks', sul canale YouTube del club bianconero. Un'intervista con tanti temi toccati: vita personale, il tennis e il parallelismo con il calcio, la sua passione per la Juve e tanto altro.

L'incontro con la Juve e la prima allo stadio

L'intervista inizia con il racconto di Musetti dell'incontro con la squadra: "Per me è sempre stato un sogno venire qui e conoscere i ragazzi e il mister. Ho trovato una anche disponibilità, ci tengo a ringraziare Perin che è stato il Cicerone di questa guida. Torino? L'ambiente ideale per uno sportivo, si respira la passione per lo sport, c'è tanta cultura e la gente sa stare al suo posto e sa tifare in modo giusto. Il pubblico è stato determinante per la vittoria contro De Minaur e l'Inalpi Arena mi ha fatto sentire a casa. Sono arrivato alle Finals rincorrendole, era il mio obiettivo. Qualche infortunio ha fatto sì che il percorso diventasse più burrascoso. Poi ho una situazione delicata, mia moglie è a ridosso del parto. Ma questo mi ha fatto scattare più maturità". 

In attesa di veder crescere il figlio e regalargli la prima maglia Juve, qual è stata la prima volta di Musetti allo stadio a vedere i bianconeri? “Purtroppo la mia prima volta è stata tardi per un discorso di sport, non sono mai riuscito a conciliare le date. Ero stato invitato dalla Juve a vedere, ahimè, una partita che… Non è stato un debutto fortunato. Ho visto la sfida di Champions Juve-Ajax: ricordo che all’andata avevamo pareggiato in Olanda, e qui perdemmo. Devo dire che quell’Ajax mi impressionò: l’anno dopo da loro prendemmo De Ligt,ma c'era Neres, De Jong, che poi andò al Barcellona. Quindi veramente rimasi impressionato da da quell'Ajax, onestamente”.

I gusti musicali

Il discorso si sposta anche su altro: "Se mi sento un giovane vecchio? Sì, la mia cultura musicale ad esempio passa per anni 80 e 90. Anche il mio stile di gioco è un po' vintage, cerco di essere la pecora nera. La passione per la musica, così come quella del tennis, è arrivata grazie a mio papà. Sono cresciuto con la basa degli U2, poi mi sono affinato sui Linkin Park, Led Zeppelin, Pink Floyd, Guns N' Roses. Poi ascolto anche altre cose come Battisti e Ligabue. Ho anche un tatuaggio sul costato con scritto "Il meglio deve ancora venire", che è sempre una cosa positiva per un atleta. Se ho un rituale prima dei match e cosa ascolto? Vado a momenti e sensazioni, ho una playlist lunghissima denominata "Lorenzo", molta fantasia (ride, ndr). Riesco a collegare ogni canzone a un momento storico della mia carriera. Man mano aggiungo brani. Non ho canzoni pre match, vario tanto e non mi piace ascoltarla a ridosso della partita. Non voglio entrare con troppa energia, altrimenti mi sale la tensione".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Come si sta in campo

E a proposito di come si sta in partita: "Questo è uno dei salti di qualità che ho fatto: l'atteggiamento in campo. Mi risulta difficile perché a livello caratteriale mi accendo facilmente, sono molto sensibile anche fuori dal campo. Mi ricordo benissimo che ho affrontato tanti step, anche atticco di panico o tensione, dove mi sentivo un coltello tra stomaco e sterno. Mi giravo verso il box e dicevo "non riesco a respirare". Ora lavoro tanto con gli esercizi di respirazione e sto cercando di migliorare ancora di più, è un aspetto fondamentale. Se parlo tanto da solo? Sì, sono stato sempre molto autocritico nei miei confronti. Questa è una cosa che il mio team ha visto sempre come una sorta di autolesionismo, perchè trasmetti a te stesso cose negative. Nel nostro sport conta tanto vedere come si comporta l'avversario e se sei nervoso chi hai di fronte se ne accorge".

La figura dell'allenatore tra tennis e calcio

Il tennis è uno sport solita, ma oggi i team sono divertati parte integrante: "Il mio rapporto con l'allenatore è intenso. Mi basta uno sguardo per capire quello che pensa o che vuole che faccia in quel momento. Guardo spesso il mio box, sono un bel punto di riferimento. Penso di aver passato più giorni con il mio allenatore che con i miei genitori, infatti reputo Simone un mio secondo padre, mi ha visto crescere. Sono arrivato da lui che ero un bambino, poi da adolescente mi ha tenuto con i piedi per terra. Credo che il rapporto sia stato bello per entrambi. Lui da maestro di tennis è diventato allenatore di un professionista numero 6 al mondo".

Facendo un paragone tra allenatore di calcio e tennis, quale allenatore di calcio potrebbe migliorare il tennis? "Per mentalità uno come Mourinho ha una personalità che metterebbe in prima persona per fare da scudo tra pubblico e campo. Tecnica? Ti direi un allenatore innovativo come Spalletti, che credo sia l'uomo giusto anche per la mia amata Juve. Sulla forma fisica: non l'ho conosciuto personalmente ma dico Zeman, le sue squadre sono state sempre prestanti. Tattica? Qui ti stupisco e dico Allegri. 'Corto Muso' riprende anche il mio cognome".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

La cena con Allegri

E a proposito di Allegri: "Ci ho cenato insieme e trasmette certe cose. Lo vedo stratega, uno che analizza l'avversario, studia bene e sa cosa serve per vincere. Cosa ci siamo detti a cena? Abbiamo parlato molto del lato psicologico, mi ha detto che negli anni di pausa ha provato a praticarlo. Mi ha chiesto molto come approccio le sfide dal lato mentale in partite come ad esempio quella con Alacaraz al Roland Garros. Un carrarino come vede un livornese? Pensa che siamo gemellati con il Pisa... Forse Carrara è la meno toscana, siamo al confine con la Liguria, poi ho passato tanto tempo a La Spezia a casa del mio allenatore. Sono sempre stato un ibrido. Carrara la ricollego all'ambito scolastico. Fino al primo Liceo sono stato lì, poi ho incominciato al centro Olimpico a Tirrenia dove ho iniziato un percorso privato e da lì in poi mi sono staccato. La prima valigia però l'ho fatta a 18 anni quando mi sono trasferito a Montecarlo dove vivo tutt'ora con la mia famiglia".

Juve, Carrara e... Buffon

C'è un ambiente ottimo per essere atleti? "A Carrara si dice che siamo duri come il marmo. Credo ci sia cultura sportiva, anche la Carrarese sta facendo bene, siamo saliti in Serie B e la città in festa ha riappassionato tanti sportivi. Nel mio piccolo credo di aver portato una finestra ampia nel campo tennistico. Ho sempre sognato far appassionare la gente al mio sport. Ho avuto la fortuna di avere bei amici, che sono stati tali da quando non ero nessuno. Capiscono che il Tennis è il mio lavoro. Non sono potuto andare a una Laurea, ma loro sanno bene il perché in Italia è facile salire sul carro quando vinci, ma i miei amici ci sono saliti quando il carro ancora non esisteva".

Si passa a parlare della sua juventinità: quando è diventato un tifoso bianconero? "Ci sono nato, me lo hanno trasmesso mio papà e mio zio. Sono sempre legato alla fede bianconera, il mio migliore amico è un tifoso sfegatato e cercherò di portarlo qui. La mia passione è nata anche grazie a Gigi Buffon che è di Carrara, il porta bandiera della nostra città. Questo è l'accostamento più banale ma anche il più giusto".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"Duro come il marmo"

A proposito di Buffon, la bandiera bianconera in passato ha raccontato a un certo punto, in una partita, di avere una sorta di blackout, di non sentirsi al suo posto durante il riscaldamento, di voler andare via. Ma a quel punto lì l'atleta si parla, e dice "No, tu non puoi andare via perché se tu molli adesso vuol dire che questa cosa quando si ripresenta mollerai di nuovo”. E quindi sull’essere di ‘marmo’ Musetti afferma: “Ancor di più, forse nel nostro sport che nel calcio dove comunque puoi farti sostituire… Se non riesci a scavare dentro e ad affrontare le tue paure perdi l’incontro oppure ti devi ritirare. Ecco, nel senso, non ci sono vie di fuga o strategie alternative da poter adottare, quindi in quello il tennis è bello perché è come un po' un match di pugilato: una volta che sei sul ring devi affrontare, se le devi prendere le prendi. Però è anche uno sport che ti aiuta anche un po' nella vita, secondo me, perché comunque affrontare le tue paure in campo vuol dire saperle affrontare anche un po' al di fuori del campo. E’ uno sport individuale a tutti gli effetti, anche se nel nell'era moderna sta diventando sempre più di squadra perché il fatto di avere un team allargato sempre più professionale sta diventando sempre più comune”.

Il rapporto con i social

Nel team c’è anche chi lo aiuta coi social? “C’è una una ragazza che mi dà mi dà una mano, però non è sempre lì presente, quindi per adesso diciamo tutto quello che si vede sui social è abbastanza roba mia. Da un punto di vista pratico mi piace, è ovvio che però in certe situazioni è difficile gestirlo perché ci sono tante cose a cui pensare, a partire dal dal fatto che magari anche io stesso non posso avere i contenuti che magari un videomaker o una persona che si occupa di social ha e fa. Non posso essere il videomaker di me stesso, quindi a volte ho mancanza di contenuti, però in palcoscenici importanti ho sempre chi mi dà una mano, quindi quello è buono e credo che negli ultimi anni un po' il mio profilo sia cresciuto anche da quel punto di vista lì".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

La gestione degli insulti

Avere a che fare con i social vuol dire però anche dover gestire tanti insulti: "Onestamente ricevo tanto affetto dal mondo dei miei tifosi e del social, ho degli stimatori di tennis in generale, però, come ben sai, ovviamente non si può piacere a tutti e ovviamente, purtroppo, certa gente è molto meschina. Io capisco il fatto di non piacere a livello tennistico, a livello umano, di carattere, così, però poi quando si sfocia in insulti, minacce o cose così, ecco, di quello non vedo tanto il senso. Specialmente perché poi ricade tanto anche sulla mia compagna che riceve magari mail o messaggi veramente veramente brutti sulla famiglia, che secondo me è un lato che è untouchable. Quindi questa cosa qua mi ha fatto purtroppo eliminare la possibilità di ricevere commenti dalle persone che non seguo. Dico purtroppo perché ci sarebbe tanta gente che comunque vorrebbe commentare positivamente o spronarmi in momenti di difficoltà, però onestamente non voglio più rivivere quelle sensazioni dove dove prendo solo insulti. Purtroppo nel nostro sport c'è tantissima gente che scommette e quindi la gente pensa che perdi perché ti vendi le partite o cose del genere, quindi c'è tantissima gente che ci va giù pesante. Non ho voglia e nemmeno tempo per distrarmi su queste cose".

Sempre più appassionati di tennis

Questa grossa esposizione che il tennis sta avendo, con la ‘Golden Age’ del tennis italiano, sta cambiando il pubblico? Musetti risponde così: “Beh, da un lato sì, ma è il bello di avere un pubblico più vasto. Diciamo che ovviamente adesso al bar se ne parla. Si parla di tennis e quindi, come quando gioca la Nazionale sono tutti mister della Nazionale, adesso stiamo diventando tutti maestri di tennis, che sono sempre stati appassionati di tennis e che ovviamente danno consigli e cercano di dire la loro, anche se magari veramente non hanno mai preso una racchetta in mano. Il fatto di parlare di tennis purtroppo sfocia anche un po' in questo, un po' anche forse nell'ignoranza della gente, o come dicevo prima magari la gente non ha tanta cultura sportiva, ma si affaccia a questo mondo e pensa di poter dire qualsiasi cosa. È come se io domani incominciassi a parlare di calcio. Sì, ovvio, da tifoso potrei dire qualcosa, ma può riferirsi solo al lato del tifoso, di poter spronare la squadra o il dispiacere legato a una partita, però non mi permetterei mai nemmeno da sportivo di dare consigli tecnici, tattici o mentali, perché non è una cosa che che mi appartiene, non è uno sport dove sento di poter parlare. Ovvio però che se mi tocchi poi il mio di sport lì penso di poterne capire qualcosa".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

La vittoria in Coppa Davis

Il successo dei tennisti italiani ha fatto sì che questo sport prendesse piede: “C’è la parte maschile, sì, ma io aggiungerei tanto anche anche Jasmine Paolini e Sara Errani. Per esempio il percorso che sta facendo Jasmine è bellissimo, col suo sorriso, con la sua grinta. Perché comunque è una ragazza sempre col sorriso ma è molto grintosa in campo, e secondo me  ha portato anche un pubblico femminile importante, specialmente di ragazzine e di bambine che si approcciano a questo mondo. Però devo dire che dalla nostra parte anche il fatto di aver condiviso e aver vinto due volte la Davis di fila è qualcosa che ha segnato l’Italia. Ovvio che magari non ha l'importanza di un Mondiale, perché comunque non si gioca ogni 4 anni e si gioca tutti gli anni, però per noi vincere la Davis era qualcosa che dici "Cavolo, ho vinto la Davis". Cioè, è davvero qualcosa che uno sogna da bambino. Quanto è importante la vittoria in un percorso del genere? Beh, è un po' il il coronamento del lavoro, del sacrificio, è il successo in termini proprio di risultato e di, come dicono in inglese, di achievement. Fondamentalmente è è lo scopo finale di tutto il sacrificio, il lavoro, la passione che ci metti quotidianamente. Se non c'è una cosa che puoi toccare con mano, come può essere una coppa o comunque un risultato importante, viene vanificato un pochino il il lavoro che c'è stato. Poi è ovvio che credo che non sia solo quello: ciò che ti spinge comunque ad andare oltre anche ai dolori, la stanchezza, le tue debolezze, sia proprio la passione per questo sport. Quindi la passione per per lo sport e per il tennis nel mio caso è a prescindere dai risultati. Cioè io sono sempre stato ‘malato’ di sentire, per esempio, il rumore della pallina uscire dalla racchetta. Il suono della pallina è un po' il rumore dell'erba di Spallettiana memoria? Si, esatto. Quindi non è legato solo al successo, però poi ovviamente quando scali la montagna e poi raggiungi la vetta, arrivi al tuo traguardo finale che può essere un obiettivo, come per me il mio sogno nel cassetto massimo è quello di diventare numero uno al mondo o vincere uno slam. Per quanto riguarda lo slam: sono stato due volte in semifinale, quindi quel raggiungimento era veramente vicino alla mia vetta. Spero un giorno di poter di poter salire lassù in cima e vedere cosa c’è, cosa succede”.

La vittoria e la sconfitta

Ma quanto è ossessionato Musetti dalla vittoria? “Beh, sono sempre stato molto competitivo anche da piccolo. Infatti la mia compagna mi prende in giro perché spesso quando giochiamo a carte… Racconto questo aneddoto veramente divertente: l’anno scorso siamo andati a fine anno in vacanza con mio cognato e mia cognata. Facciamo una partita a Beach Volley e vedevo che comunque Veronica, la mia compagna, non è che si stesse impegnando tanto. Io sono andato fuori di testa perché poi alla fine perdemmo tipo al terzo set dove stavamo vincendo ed è finita in litigata. Lei mi diceva "Te sei pazzo te non è che puoi pensare che io mi mi debba buttare e lanciare." Le ho detto che per me se c'è una partita bisogna cercare di dare il meglio. Poi si può anche perdere per l'amor di Dio, perché la sconfitta fa parte del dello sport, però il fatto di non provarci a me dà dà fastidio. Per saper vincere devi imparare a perdere, perché poi il nostro sport ci aiuta tantissimo in quello: noi giochiamo praticamente ogni settimana, quindi la sconfitta è sempre ripetuta, a meno che veramente non vinci ogni torneo, poi in un anno solare sono più le vittorie che le sconfitte. Mi sembra che quest'anno io sia tipo a 43-44 vittorie e una ventina di sconfitte, però comunque sono 20 e più sconfitte, 20 partite dove esci dal campo sconfitto. Come gestisco la sconfitta? Beh, dipende tanto dal tipo e da come avviene, la sconfitta. Ci sono certe partite dove è molto facile cadere in una sorta di di spirale negativa, ecco. Perché anche il tennis è fatto molto di fiducia e di feeling, specialmente con la pallina nel nostro caso. Quindi ci sono state sconfitte veramente veramente pesanti che mi hanno anche fatto pensare per un briciolo di secondo di dire "Ma smetto, non voglio più provare questa questa sensazione”. Però sono pensieri a caldo, poi passa perché comunque c'è la voglia di rifarti, di rivivere le sensazioni di una vittoria. Quindi come in tutti gli sport c'è il fatto di di vincere, di essere portato in alto e il fatto di perdere e di cadere un po' in quella spirale del perdente”.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Sinner e Alcaraz

Nonostante il livello altissimo di Musetti, oggi il tennista italiano deve fare i conti con due forti come Sinner e Alcaraz: “Beh, sicuramente quest'anno ho fatto dei passi in avanti per avvicinarmi al loro livello che in questo momento, devo dire la verità, li vede uno scalino sopra a tutti. E credo che sia anche ben meritato, cioè lo dimostrano ogni volta, è quella la loro forza. La cosa bella della loro rivalità è che sono due giocatori completamente opposti. Jannik è veramente forse un Djokovic 2.0, perché un po’ è la reincarnazione di un Novak più moderno: colpisce più forte, è ancora forse più aggressivo, si muove, ricorda tanto le movenze di Djokovic, mentre Carlos è il ragazzo più talentuoso e gioca di più in campo, è più artista e nel suo essere artista è forse apprezzato anche il fatto che abbia del degli alti e bassi. Cioè lui può esprimere il miglior tennis, però in quello può risultare magari a volte meno efficace di un Yannik che invece è rullo, è rullo compressore dalla mattina alla sera, e credo che Jannik lo ha dimostrato. E’ veramente difficile, forse impossibile, che perda con un avversario inferiore di livello. Mentre Carlos a volte ce li ha quei momenti, come successo anche a Parigi prima di venire a Torino, dove perse comunque un match con Norrie in maniera un po' inaspettata. Secondo me è proprio il bello della loro rivalità, però speriamo di avvicinarci”.

Il tennis di Musetti

Dopo Sinner e Alcaraz, Musetti racconta sé stesso: “Io sono un po' più verso il tennis di Carlos, nel senso che secondo me la mia natura è molto più artistica in campo, gioco tanto d’istinto, ed è forse quello che piace un po' anche agli appassionati. E ritorniamo un po' nel vintage, ritorniamo un po' nel retrò. Già il fatto di avere un rovescio diverso, ovvero il fatto di di essere l'unico in top 10 in questo momento col rovescio a una mano, magari c'è anche quell'abbinamento con Roger Federer, che per me è il numero uno indiscusso di questo sport in termini di poesia di tennis. Poi in termini di risultati ovviamente c'è Nole in questo momento, ma forse la gente vorrebbe ancora vedere quella tipologia di tennis, il fatto di magari utilizzare lo slice, azioni che magari nel gioco moderno è sempre più difficile vedere e quella cosa lì mi affascina. Anche se da un lato è veramente difficile poter sostenere i ritmi che hanno i colpitori del tennis moderno con un rovescio ad una mano. Infatti mi era stato chiesto poco tempo fa se consigliassi di intraprendere la carriera con il rovescio a una mano e onestamente ho risposto di no. Da un punto di vista funzionale no, da un punto di vista di poesia e di bellezza e di estetica sì. Anche perché ripeto, il tennis sta andando sempre di più verso una velocità maggiore, un'intensità fisica maggiore che con rovescio a una mano è molto molto difficile colmare".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"Del Piero come Federer. Sinner lo paragono a..."

Poi si passa ad un simpatico gioco: al nome di un grande tennista Musetti deve trovare il corrispettivo calcistico. “Sinner? Ti direi ti direi un un Cristiano Ronaldo perché molto molto metodico, molto molto perfezionista. Forse l'avrei abbinato con Djokovic, però diamo Cristiano a Jannik”. Poi tocca a Nadal: "Sai che ti dico? Forse qua ti spiazzo, dico Gigi Buffon perché la grinta e la personalità di Rafa è forse la più bella,  lo associo a un capitano come lo è stato Gigi perché aveva qualcosa di diverso. E poi perché comunque tutti e due hanno fatto la storia di due sport diversi". Poi Federer: “Vado su Alex Del Piero, che forse è proprio l’accostamento perfetto, da poeta”. A seguire Alcaraz: “Ti direi un artista del centrocampo come un Zinedie Zidane. Baggio? Bella chiamata, ci sta. Però Zidane forse lo vedo più come Carlos, che inventa tanto, che che disegna, ecco. Poi comunque il centrocampo è un ruolo dove si smista la palla e vedo molta similitudine in quello. Anche a livello di personalità, un giocatore che giocava sempre testa alta. Carlos comunque è molto forte anche da quel lato lì, se lui prende una decisione di fare qualcosa la prende con molta autorità, ecco, non non si fa tanti problemi. Quindi la mia scelta è stata basata anche su questo”. Arriva il momento di Djokovic: “Adesso mi trovo mi trovo in difficoltà perché ovviamente avrei collegato Cristiano, che però ho collegato a Jannik. Tu hai citato prima Baggio: forse non c’è tanta similitudine, perché comunque Baggio forse interpreta più un calcio da fantasista. Però però a livello di risultati, a livello di quello che ha ottenuto come fama, come leggenda, forse in quello si può accostare bene, perché comunque Nole specialmente dal lato dei risultati è impressionante”.

A seguire Zverev: “Lui è un giocatore fortissimo, sempre stato molto costante, però il fatto di non aver mai vinto uno slam, di non essere mai riuscito a raggiungere la prima posizione… Direi un Dybala, per varie cose: Paulo per infortuni e varie cose forse non è mai riuscito a esprimere completamente il suo talento”. Tocca a Berrettini: “Sai chi mi ricorda? Trezeguet. Anche a livello fisico per la stazza, però è un bel martello, cioè uno comunque deciso, intelligente, molto presente, molto legato alla squadra in ogni caso. Quindi ti direi Trezeguet”. Poi c’è un altro grande nome, che è quello di Agassi: “Ti direi forse il ‘Pipita’, Higuain. Andre ha segnato forse una una una generazione. Ecco, lui e Sampras hanno segnato quell'epoca lì. Il Pipita secondo me in Serie A ha portato la figura del numero 9 al suo massimo”. Il paragone tra i tennisti e i calciatori Juve si chiude con… Musetti: “Questo è forse più difficile di tutti. Se la mettiamo sul giocatore che vorrei essere, mi sento di dirti un Andrea Pirlo.  A me piacerebbe  essere quel ruolo lì, anche se purtroppo calcisticamente parlando non ho assolutamente quelle quelle doti di Andrea, però veramente anche come persona mi piacerebbe essere affiancato a un giocatore del genere".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Le preferenze Juve in classifica e il paragone con Yildiz

L’intervista si chiude con un ultimo gioco: posizioni dalla 1 alla 10, ad ogni calciatore andrà assegnata una posizione senza sapere il nome seguente. “Gigi Buffon? Ne ho uno in mente che è al primo posto, quindi ti dico secondo. Del Piero? Era lui che aspettavo come primo. Forse perché sono cresciuto nel suo periodo più roseo. Tra l'altro ho avuto l'onore incontrare l’altra sera: persona fantastica, è un giocatore veramente incredibile, quindi devo dargli l’oro”. Poi tocca a Pirlo: “Eh, dico quarto posto. Chiellini? Difficile questa perché comunque qua entra proprio la mia la mia juventinità. Capitano e colonna portante della nostra difesa per tantissimi anni. Dico quinto posto, ma solo perché voglio tenermi un terzo posto libero”. Poi è il momento di Tevez: “Fortissimo e tra l'altro ha fatto benissimo secondo me qua alla Juve. Ma visto che 10 giocatori sono tanti, in questo momento lo metto al sesto posto”. A seguire CR7: "Eh, lo sapevo che arrivava qualcuno di pesante. Nonostante la mia vena artistica Io sono sempre stato più dalla parte di Ronaldo che di Messi. Apprezzo moltissimo Cristiano, onestamente e quindi si prende lui il terzo posto. terzo posto”. Arriva il turno di Marchisio: "Claudio è il principino juventino per eccellenza. Eh adesso mi è rimasto il settimo, sarà un disastro. Mettiamolo al settimo. Nedved? Cattiva questa, cioè è difficilissima. Ovviamente ti dico ti dico ottavo posto”.

Poi Bremer: "Ho avuto l'onore di conoscerlo, tra l'altro credo sia venuto anche a qualche partita. Bravissimo ragazzo, una colonna importante in questo momento della nostra difesa che purtroppo sta vivendo un periodo un po' difficile a livello di infortuni. Gli dò il nono posto”. In ultimo Yildiz: “Il 10 è il suo numero, anche se non se lo merita perché questa stagione, ma già anche in passato, ha fatto vedere di essere un capitano senza fascia pur essendo giovane. A parte che mi sembra un bravissimo ragazzo, molto serio, molto professionale. Poi è un talento veramente incredibile, da tenere stretto. Gli diamo la 10, ma metaforicamente. Se mi sento affine a lui essendo entrambi ‘predestinati’? Beh, su quel tema del Golden Boy, un pochino sì, perché comunque io sempre sono sempre stato un po' circondato da questa nomea, del fatto di essere predestinato o meno, che non so se sia stato un bene o no, onestamente. Quindi, nel suo caso, cercherei di alleggerirgli, ecco, tutte le aspettative possibili, anche se ovviamente il suo talento è evidente e nessuno può dire il contrario. Gli auguro di essere forte dentro per poter dimostrare con i fatti, con i risultati”.

WHATSAPP TUTTOSPORT: clicca qui e iscriviti ora al nuovo canale, resta aggiornato LIVE

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

A tutto Lorenzo Musetti. Il tennista azzurro, che chiude il 2025 da 8° del ranking, è reduce dalle Nitto ATP Finals a Torino, frangente nel quale è riuscito anche ad incontrare il suo club del cuore. Infatti per lui non c'è solo il tennis: tra le sue passioni più grandi c'è il calcio e soprattutto la Juventus. E infatti Musetti è stato protagonista dell'ultimo episodio di 'Small Talks', sul canale YouTube del club bianconero. Un'intervista con tanti temi toccati: vita personale, il tennis e il parallelismo con il calcio, la sua passione per la Juve e tanto altro.

L'incontro con la Juve e la prima allo stadio

L'intervista inizia con il racconto di Musetti dell'incontro con la squadra: "Per me è sempre stato un sogno venire qui e conoscere i ragazzi e il mister. Ho trovato una anche disponibilità, ci tengo a ringraziare Perin che è stato il Cicerone di questa guida. Torino? L'ambiente ideale per uno sportivo, si respira la passione per lo sport, c'è tanta cultura e la gente sa stare al suo posto e sa tifare in modo giusto. Il pubblico è stato determinante per la vittoria contro De Minaur e l'Inalpi Arena mi ha fatto sentire a casa. Sono arrivato alle Finals rincorrendole, era il mio obiettivo. Qualche infortunio ha fatto sì che il percorso diventasse più burrascoso. Poi ho una situazione delicata, mia moglie è a ridosso del parto. Ma questo mi ha fatto scattare più maturità". 

In attesa di veder crescere il figlio e regalargli la prima maglia Juve, qual è stata la prima volta di Musetti allo stadio a vedere i bianconeri? “Purtroppo la mia prima volta è stata tardi per un discorso di sport, non sono mai riuscito a conciliare le date. Ero stato invitato dalla Juve a vedere, ahimè, una partita che… Non è stato un debutto fortunato. Ho visto la sfida di Champions Juve-Ajax: ricordo che all’andata avevamo pareggiato in Olanda, e qui perdemmo. Devo dire che quell’Ajax mi impressionò: l’anno dopo da loro prendemmo De Ligt,ma c'era Neres, De Jong, che poi andò al Barcellona. Quindi veramente rimasi impressionato da da quell'Ajax, onestamente”.

I gusti musicali

Il discorso si sposta anche su altro: "Se mi sento un giovane vecchio? Sì, la mia cultura musicale ad esempio passa per anni 80 e 90. Anche il mio stile di gioco è un po' vintage, cerco di essere la pecora nera. La passione per la musica, così come quella del tennis, è arrivata grazie a mio papà. Sono cresciuto con la basa degli U2, poi mi sono affinato sui Linkin Park, Led Zeppelin, Pink Floyd, Guns N' Roses. Poi ascolto anche altre cose come Battisti e Ligabue. Ho anche un tatuaggio sul costato con scritto "Il meglio deve ancora venire", che è sempre una cosa positiva per un atleta. Se ho un rituale prima dei match e cosa ascolto? Vado a momenti e sensazioni, ho una playlist lunghissima denominata "Lorenzo", molta fantasia (ride, ndr). Riesco a collegare ogni canzone a un momento storico della mia carriera. Man mano aggiungo brani. Non ho canzoni pre match, vario tanto e non mi piace ascoltarla a ridosso della partita. Non voglio entrare con troppa energia, altrimenti mi sale la tensione".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus