Dentro l’aumento di capitale Juve, tutte le cifre: quanto arriva da Tether

La proprietà in aiuto: dal 2019 in poi immesso oltre un miliardo nelle casse della società bianconera
Dentro l’aumento di capitale Juve, tutte le cifre: quanto arriva da Tether
© Juventus FC via Getty Images

TORINO - Tutto liscio, come ci si aspettava. E tutto in fondo come da programma, già stilato da mesi. La Juventus ha varato giovedì il nuovo aumento di capitale e ieri l’ha sostanzialmente ufficializzato, chiarendo in maniera definitiva i numeri: 37.912.181 nuove azioni ordinarie, ossia il 9,1% del capitale post aumento. Il controvalore complessivo, cioè la spesa finale, che è il dato più atteso di tutti, è di 97,8 milioni di euro. A questi si aggiungono i 30 già versati in altre due occasioni, portando a quasi 130 milioni di euro l’aiuto della proprietà nei confronti del club, e solamente nel 2025. Un aiuto che ha come obiettivo certamente il pareggio di bilancio nel 2027, ma anche il fine di evitare di ricorrere allo strumento della ricapitalizzazione nelle prossime stagioni. Insomma: potrebbe essere - e per certi versi dovrà esserlo - quello definitivo. Con cui la società tornerà (intanto) a camminare con le proprie gambe, cercando inoltre di tornare a essere sostenibile senza perdere d’occhio la competitività della squadra, da cui molto, forse troppo, dipendono pure i virtuosismi del percorso.

Un po' di numeri

Un po’ di numeri, comunque: l’operazione ha portato il nuovo capitale sociale del club a quota 16,73 milioni di euro, oggi le azioni sono 417.033.996 e - come previsto - sono state allocate pro quota anche ai principali azionisti. Dunque Exor, quello di maggioranza, ha mantenuto il 65, 4% del capitale (con il 78,9% di diritto di vito) e lo stesso Tether, reduce dall’ingresso del primo membro di riferimento all’interno del Consiglio di Amministrazione, rimasto sull’11,5% di quotazione. Gli investitori istituzionali hanno infine assorbito circa 8,8 milioni di azioni, che certificano il quarto aumento di capitale negli ultimi sei anni: nel 2019 erano stati immessi 300 milioni di euro, ben 400 nel 2021, mentre 200 erano arrivati soltanto un anno fa, nel 2024. Totale? Così, 900 milioni. A questi vanno aggiunti, oltre ai quasi 100 dell’ultima tranche, anche i 30 iniettati dalla casa madre in due occasioni e solamente quest’anno. La prima a marzo, complice l’esonero di Thiago Motta e del suo staff (ancora oggi a libro paga); la seconda a fine giugno, e ancora dall’azionista di maggioranza, già con un occhio rivolto a quanto accaduto proprio nelle ultime ore, con le quote del club collocate a 2,58 euro per azione, prezzo definito sulla base della domanda raccolta nell’operazione di accelerated bookbuild. Di cosa si tratta? Di fatto, di una procedura rapida utilizzata per la vendita di grandi pacchetti di azioni sul mercato, che ha un impatto ridotto sul prezzo dello stesso titolo. Dura qualche ora, a volte un giorno, e in base alla domanda viene stabilito il prezzo e la quantità finale. Si utilizza per la velocità e per l’efficienza, chiaramente. Ma anche per ottenere un prezzo certo e rapido, pur riscontrando uno sconto significativo sul prezzo di mercato.

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La missione

Insomma: è stato ritenuto il miglior modo per procedere, con gli obiettivi che restano quelli stabiliti a monte. E cioè: consolidare la struttura patrimoniale del club, sostenere lo sviluppo del brand a livello internazionale, più pragmaticamente ridurre progressivamente l’indebitamento e mantenere un elevato livello di competitività sportiva. Con una specifica, direttamente dal club: la stessa competitività dev’essere sia in Italia che in Europa. Una missione niente male, per cui ora la Juventus sembra essersi definitivamente equipaggiata. Per il nuovo management l’obiettivo è di non sprecare il supporto arrivato in questi mesi, che stavolta comprende anche quello del colosso cripto. Come annunciato, a supporto della società è sceso in campo anche Tether. E considerata la quotazione raggiunta, dall’azienda di Ardoino sono arrivati ben 11,25 milioni di euro, mentre sono oltre 100 i milioni spesi per prendere un pezzo di Juventus. Su cui continua il dialogo insieme a Exor: al centro dei progetti comuni, questioni commerciali, presto da sviluppare.

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TORINO - Tutto liscio, come ci si aspettava. E tutto in fondo come da programma, già stilato da mesi. La Juventus ha varato giovedì il nuovo aumento di capitale e ieri l’ha sostanzialmente ufficializzato, chiarendo in maniera definitiva i numeri: 37.912.181 nuove azioni ordinarie, ossia il 9,1% del capitale post aumento. Il controvalore complessivo, cioè la spesa finale, che è il dato più atteso di tutti, è di 97,8 milioni di euro. A questi si aggiungono i 30 già versati in altre due occasioni, portando a quasi 130 milioni di euro l’aiuto della proprietà nei confronti del club, e solamente nel 2025. Un aiuto che ha come obiettivo certamente il pareggio di bilancio nel 2027, ma anche il fine di evitare di ricorrere allo strumento della ricapitalizzazione nelle prossime stagioni. Insomma: potrebbe essere - e per certi versi dovrà esserlo - quello definitivo. Con cui la società tornerà (intanto) a camminare con le proprie gambe, cercando inoltre di tornare a essere sostenibile senza perdere d’occhio la competitività della squadra, da cui molto, forse troppo, dipendono pure i virtuosismi del percorso.

Un po' di numeri

Un po’ di numeri, comunque: l’operazione ha portato il nuovo capitale sociale del club a quota 16,73 milioni di euro, oggi le azioni sono 417.033.996 e - come previsto - sono state allocate pro quota anche ai principali azionisti. Dunque Exor, quello di maggioranza, ha mantenuto il 65, 4% del capitale (con il 78,9% di diritto di vito) e lo stesso Tether, reduce dall’ingresso del primo membro di riferimento all’interno del Consiglio di Amministrazione, rimasto sull’11,5% di quotazione. Gli investitori istituzionali hanno infine assorbito circa 8,8 milioni di azioni, che certificano il quarto aumento di capitale negli ultimi sei anni: nel 2019 erano stati immessi 300 milioni di euro, ben 400 nel 2021, mentre 200 erano arrivati soltanto un anno fa, nel 2024. Totale? Così, 900 milioni. A questi vanno aggiunti, oltre ai quasi 100 dell’ultima tranche, anche i 30 iniettati dalla casa madre in due occasioni e solamente quest’anno. La prima a marzo, complice l’esonero di Thiago Motta e del suo staff (ancora oggi a libro paga); la seconda a fine giugno, e ancora dall’azionista di maggioranza, già con un occhio rivolto a quanto accaduto proprio nelle ultime ore, con le quote del club collocate a 2,58 euro per azione, prezzo definito sulla base della domanda raccolta nell’operazione di accelerated bookbuild. Di cosa si tratta? Di fatto, di una procedura rapida utilizzata per la vendita di grandi pacchetti di azioni sul mercato, che ha un impatto ridotto sul prezzo dello stesso titolo. Dura qualche ora, a volte un giorno, e in base alla domanda viene stabilito il prezzo e la quantità finale. Si utilizza per la velocità e per l’efficienza, chiaramente. Ma anche per ottenere un prezzo certo e rapido, pur riscontrando uno sconto significativo sul prezzo di mercato.

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