La Juve funziona a metà: primo tempo da horror e fischi allo Stadium, contro il Bologna serve altro 

Inquietante la paura che frena i padroni di casa, fischiati dal pubblico. Ma il rischio di una beffa risveglia tutti: domenica a Bologna serve altro

Che fatica, ma la Juve va, almeno nel risultato: piegato il combattivo Pafos solo nella ripresa, per la seconda vittoria consecutiva in Europa dopo quella di Bodo. Così la squadra di Spalletti avvicina l’obiettivo minimo, ovvero il raggiungimento della fase playoff della Champions. Una prova a due facce dei bianconeri, che ancora una volta concedono metà partita agli avversari. A fine primo tempo piovono assordanti i fischi dello Stadium, come una grandinata su una Juve resa piccola piccola da un Pafos che meriterebbe il vantaggio dopo 45 minuti a tratti brillanti: almeno cinque palle gol vere prodotte dalla squadra cipriota, abilmente costruita dal ds italiano Giaretta e altrettanto ben diretta dallo spagnolo Carcedo in panchina. Di contro nel primo tempo della formazione allenata da Spalletti c’è oggettivamente poco da salvare: approccio sbagliato, atteggiamento molle, scelte sbagliate e chi più ne ha più ne metta.

Juve: cosa non ha funzionato all'inizio

Se poi David sbaglia un gol fatto, nell’unica concreta grande occasione da rete prodotta dal colpo di testa di Kelly, allora c’è poco da controbattere o analizzare: la Juve non gira perché si perde in tocchetti orizzontali, è sempre indietro di un tempo di gioco, non verticalizza, non riesce a scardinare la super organizzata fase difensiva avversaria e si prende pure qualche rischio. A volte sembra che i bianconeri non sappiano bene cosa fare e, aspetto ancor più inquietante, abbiano paura di farle, quelle cose. Un blocco mentale che si alimenta ulteriormente con il mugugnare legittimo dello Stadium, che nel primo tempo rumoreggia di fronte al traballare perenne della squadra. Nemmeno un paio di calci da fermo da favorevole posizione sbloccano lo stallo e la Juve deve pure ringraziare il palo e la reattività di Di Gregorio se all’intervallo può rientrare negli spogliatoi senza danni, sul punteggio ancora di zero a zero.

I cambi di Spalletti

Quelle di Yildiz e Zhegrova non sono fiammate, ma piccole micce accese a dare l’illusione che qualcosa possa succedere da un momento all’altro, ma quell’attimo continua a fuggire e allora i fischi a fine primo tempo, che certo fanno male, sono l’ineluttabile reazione a uno spettacolo non all’altezza. Ma la Juve trova la forza per uscire dalle sabbie mobili. «Undici leoni» è la richiesta a gran voce della curva a inizio ripresa e un minimo di risposta emotiva della squadra c’è, quantomeno nelle intenzioni: maggiore velocità nel far girare il pallone e anche nei movimenti senza palla, oltre a un tentativo di rendere la manovra più frizzante e imprevedibile con l’ingresso di Conceiçao al posto di Zhegrova (il kosovaro non dispone ancora di un’autonomia superiore ai 45 minuti). Proprio il folletto portoghese si inventa una giocata che avrebbe meritato miglior fortuna, poi Spalletti opta per la trazione anteriore togliendo Locatelli (beccato anche da qualche fischio) e inserendo il contropiedista Openda per provare ad attaccare gli spazi.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Juve: fischi trasformati in applausi

A spazzare via la paura ci pensa McKennie che trova un angolo di tiro sul primo palo da ingegnere aerospaziale e scaraventa in rete tutta la frustrazione di un popolo: una liberazione che toglie le ansie dalle giocate dei bianconeri, fino a quel momento con il freno a mano tirato. A quel punto anche David può redimersi, capitalizzando il contropiede firmato Conceiçao-Yildiz con un gol che aiuta a scacciare i fantasmi personali e che forse, ancora più di quello in Norvegia, può contribuire a far svoltare la stagione del canadese a Torino, mentre nel finale Yildiz si gode la meritata standing ovation dello Stadium al momento della sostituzione. E qui fischi di fine primo tempo vengono trasformati in applausi. Portata a termine la missione europea, non senza soffrire, ora la testa va inevitabilmente a Bologna, domenica, per una partita delicata: la Juve non può permettersi di perdere altri punti per strada, specialmente contro una diretta concorrente per un posto nella prossima Champions. 

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Che fatica, ma la Juve va, almeno nel risultato: piegato il combattivo Pafos solo nella ripresa, per la seconda vittoria consecutiva in Europa dopo quella di Bodo. Così la squadra di Spalletti avvicina l’obiettivo minimo, ovvero il raggiungimento della fase playoff della Champions. Una prova a due facce dei bianconeri, che ancora una volta concedono metà partita agli avversari. A fine primo tempo piovono assordanti i fischi dello Stadium, come una grandinata su una Juve resa piccola piccola da un Pafos che meriterebbe il vantaggio dopo 45 minuti a tratti brillanti: almeno cinque palle gol vere prodotte dalla squadra cipriota, abilmente costruita dal ds italiano Giaretta e altrettanto ben diretta dallo spagnolo Carcedo in panchina. Di contro nel primo tempo della formazione allenata da Spalletti c’è oggettivamente poco da salvare: approccio sbagliato, atteggiamento molle, scelte sbagliate e chi più ne ha più ne metta.

Juve: cosa non ha funzionato all'inizio

Se poi David sbaglia un gol fatto, nell’unica concreta grande occasione da rete prodotta dal colpo di testa di Kelly, allora c’è poco da controbattere o analizzare: la Juve non gira perché si perde in tocchetti orizzontali, è sempre indietro di un tempo di gioco, non verticalizza, non riesce a scardinare la super organizzata fase difensiva avversaria e si prende pure qualche rischio. A volte sembra che i bianconeri non sappiano bene cosa fare e, aspetto ancor più inquietante, abbiano paura di farle, quelle cose. Un blocco mentale che si alimenta ulteriormente con il mugugnare legittimo dello Stadium, che nel primo tempo rumoreggia di fronte al traballare perenne della squadra. Nemmeno un paio di calci da fermo da favorevole posizione sbloccano lo stallo e la Juve deve pure ringraziare il palo e la reattività di Di Gregorio se all’intervallo può rientrare negli spogliatoi senza danni, sul punteggio ancora di zero a zero.

I cambi di Spalletti

Quelle di Yildiz e Zhegrova non sono fiammate, ma piccole micce accese a dare l’illusione che qualcosa possa succedere da un momento all’altro, ma quell’attimo continua a fuggire e allora i fischi a fine primo tempo, che certo fanno male, sono l’ineluttabile reazione a uno spettacolo non all’altezza. Ma la Juve trova la forza per uscire dalle sabbie mobili. «Undici leoni» è la richiesta a gran voce della curva a inizio ripresa e un minimo di risposta emotiva della squadra c’è, quantomeno nelle intenzioni: maggiore velocità nel far girare il pallone e anche nei movimenti senza palla, oltre a un tentativo di rendere la manovra più frizzante e imprevedibile con l’ingresso di Conceiçao al posto di Zhegrova (il kosovaro non dispone ancora di un’autonomia superiore ai 45 minuti). Proprio il folletto portoghese si inventa una giocata che avrebbe meritato miglior fortuna, poi Spalletti opta per la trazione anteriore togliendo Locatelli (beccato anche da qualche fischio) e inserendo il contropiedista Openda per provare ad attaccare gli spazi.

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La Juve funziona a metà: primo tempo da horror e fischi allo Stadium, contro il Bologna serve altro 
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Juve: fischi trasformati in applausi