Crypto, miliardi e ultimatum: dietro la mossa di Tether. Juve, cosa succede ora

Ardoino boom, maxi offerta e investimenti: “Proposta fatta con umiltà e senso di responsabilità per il club e i tifosi”

TORINO - Lo scacchiere era pronto da un po’, però l’effetto che fa la mossa decisa - ma non decisiva - di Tether è ugualmente rumoroso. La società di investimento, nella serata di ieri, ha presentato a Exor un’offerta vincolante non sollecitata: l’obiettivo è rilevare l’intera quota detenuta dalla holding della famiglia Agnelli, ossia il 65,4% delle azioni, per un prezzo di 2,66 euro per ciascuna parte di quotazione. La proposta sarebbe di circa 1,1 miliardi di euro totali, ed è pertanto allettante: vale il 20% in più rispetto al prezzo ufficiale del titolo fissato alla chiusura di giovedì sera, 11 dicembre. Nella pec inviata da Paolo Ardoino ai vertici di Exor, c’è pure una data di scadenza: ore 18 del 22 dicembre, pena la fine consequenziale della stessa proposta. L’idea della stablecoin è quella di poter finanziare l’operazione senza fare ricorso ad alcun debito: i fondi ci sono, sono pronti all’uso. Certo, tutto dovrebbe poi passare dalle autorizzazioni delle autorità competenti.

La storia di Tether

E qui si aprirebbe un’altra pagina, che coinvolgerebbe la stessa storia di Tether, lanciata nell’ottobre 2014 da Giancarlo Devasini, e dieci anni dopo con una capitalizzazione di mercato pari a 105 miliardi di dollari. Sede: Isole Vergini Britanniche. Almeno fino allo scorso gennaio, quand’è passata invece a El Salvador. Questione di flessibilità, naturalmente. Con una buona dose anche di incertezze. Come nel 2018: il suo peg - ossia l’ancoraggio - al dollaro crolla all’improvviso, accendendo la luce delle indagini federali. Il risultato? Nel 2021 arriva un patteggiamento da 18,5 milioni di dollari con la procura di New York. Da allora, la scalata. Un’altra, e sempre più forte. Fino all’assalto alla Juventus, nella quale il Ceo Paolo Ardoino è entrato piano piano, quasi azione dopo azione. Prima raggungendo il 5% di azioni, completamente rastrellate sul mercato e senza bussare a casa Exor, poi salendo al 10,7% e infi ne all’11,5%, quotazione attuale, con tanto di ingresso di un suo uomo nel cda: l’ortodontista Francesco Garino, luminare torinese, che ha subito ricondiviso il post d’annuncio offerta, apparso su X e firmato dall’amministratore delegato.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

L'offerta di Tether a Exor per la Juve: la nota

"Tether ha inviato una proposta ufficiale ad Exor per comprare la loro intera quota di Juventus - si legge -. Sin dall’inizio il nostro obiettivo è sempre stato quello di sostenere la squadra e riportarla alla gloria che merita. Come parte del nostro commitment, se questa transazione andrà a buon fine, Tether investirà 1 miliardo di euro nel club". Una cifra che fa gola, soprattutto ai sogni dei tifosi, stuzzicati inoltre dalle dichiarazioni presenti nella nota ufficiale emanata dalla stablecoin. "Questa proposta rifl ette la convinzione che la Juventus sia più di una squadra di calcio. Per generazioni, ha rappresentato disciplina, ambizione e la forza silenziosa di chi ricostruisce e va avanti, stagione dopo stagione. È un club che ha modellato l’identità sportiva italiana e conquistato la lealtà dei tifosi in tutto il mondo". E ancora: "Questa proposta è formulata con umiltà e un profondo senso di responsabilità verso il club, i suoi sostenitori e la sua eredità. Crediamo che la storia della Juventus sia ancora in fase di scrittura e che i prossimi capitoli possano essere defi niti da forza, continuità e ambizione". Non è la prima volta che Ardoino si frappone tra i vecchi metodi e i presunti nuovi: la prima proposta in sede di Assemblea era stata (in soldoni) una richiesta di maggior potere ai piccoli azionisti. Niente. Un mese prima dell’incontro generale con gli azionisti, gli stessi vertici di Tether avevano approcciato la materia con un incontro formale con il presidente Ferrero: sul tavolo soltanto delle proposte commerciali, la promessa di risentirsi, e poi quella di lavorare insieme. Tether, stavolta, proverà a fare tutto da solo, seguendo la scia degli ultimi investimenti, con cui amplia orizzonti e portafogli. L’ultimo? Il 70% di Adecoagro: produce latte, riso, zucchero ed etanolo in Argentina, Uruguay e Brasile.

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TORINO - Lo scacchiere era pronto da un po’, però l’effetto che fa la mossa decisa - ma non decisiva - di Tether è ugualmente rumoroso. La società di investimento, nella serata di ieri, ha presentato a Exor un’offerta vincolante non sollecitata: l’obiettivo è rilevare l’intera quota detenuta dalla holding della famiglia Agnelli, ossia il 65,4% delle azioni, per un prezzo di 2,66 euro per ciascuna parte di quotazione. La proposta sarebbe di circa 1,1 miliardi di euro totali, ed è pertanto allettante: vale il 20% in più rispetto al prezzo ufficiale del titolo fissato alla chiusura di giovedì sera, 11 dicembre. Nella pec inviata da Paolo Ardoino ai vertici di Exor, c’è pure una data di scadenza: ore 18 del 22 dicembre, pena la fine consequenziale della stessa proposta. L’idea della stablecoin è quella di poter finanziare l’operazione senza fare ricorso ad alcun debito: i fondi ci sono, sono pronti all’uso. Certo, tutto dovrebbe poi passare dalle autorizzazioni delle autorità competenti.

La storia di Tether

E qui si aprirebbe un’altra pagina, che coinvolgerebbe la stessa storia di Tether, lanciata nell’ottobre 2014 da Giancarlo Devasini, e dieci anni dopo con una capitalizzazione di mercato pari a 105 miliardi di dollari. Sede: Isole Vergini Britanniche. Almeno fino allo scorso gennaio, quand’è passata invece a El Salvador. Questione di flessibilità, naturalmente. Con una buona dose anche di incertezze. Come nel 2018: il suo peg - ossia l’ancoraggio - al dollaro crolla all’improvviso, accendendo la luce delle indagini federali. Il risultato? Nel 2021 arriva un patteggiamento da 18,5 milioni di dollari con la procura di New York. Da allora, la scalata. Un’altra, e sempre più forte. Fino all’assalto alla Juventus, nella quale il Ceo Paolo Ardoino è entrato piano piano, quasi azione dopo azione. Prima raggungendo il 5% di azioni, completamente rastrellate sul mercato e senza bussare a casa Exor, poi salendo al 10,7% e infi ne all’11,5%, quotazione attuale, con tanto di ingresso di un suo uomo nel cda: l’ortodontista Francesco Garino, luminare torinese, che ha subito ricondiviso il post d’annuncio offerta, apparso su X e firmato dall’amministratore delegato.

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