"Spalletti, quella frase dice tutto. Juve morfina! Il saluto tolto e l'abbraccio che stritola"

L'intervista esclusiva a Max Tonetto sulla sua esperienza con Luciano e sul big match contro la Roma: "I miei anni migliori con lui"

TORINO - Max Tonetto, se ripensa a Spalletti, cosa le balza subito in mente? «Direi la prima volta che ci siamo parlati a Empoli: è stato quasi un trauma. Al primo allenamento ci siamo seduti vicini e lui mi fa: “Max, ma non penserai mica di essere venuto qui per giocare?! Davanti hai un giocatore più forte di te”. Una frase che racchiude al 100% la sua essenza: sa che provocando può tirare fuori il meglio dai propri giocatori. Nelle varie esperienze che ha avuto, è diventato un grandissimo tecnico, di gran lunga uno dei migliori che abbia mai avuto. Poi negli anni è cresciuto tanto nella gestione del gruppo. Quando fa le riunioni con la squadra sa sempre quali corde toccare. Ti convince di poter superare ogni limite. Gli anni migliori della mia carriera li ho passati con lui. Sono arrivato alla Roma già trentenne e maturo, eppure lui mi ha trasformato completamente. Prima giocavo a centrocampo o da mezzala, in giallorosso ho iniziato ad agire da terzino a sinistra nella linea a 4. Luciano mi ha cambiato la carriera».

"Spalletti ti guarda negli occhi"

Avete mai discusso? «Più volte: ha un carattere complesso. Ti guarda dritto negli occhi e se ha qualcosa da dirti non ci gira intorno. Credetemi, non è una qualità comune per un allenatore. Negli anni alla Roma mi ricordo tante litigate con Christian Panucci, un altro forte caratterialmente. Parliamo di una persona particolare: un giorno di toglie il saluto e quello dopo viene da te e ti stritola in un abbraccio. Lui non ti fa mai i complimenti quando giochi bene: ai miei tempi usava la stampa per lusingare i propri giocatori. Ogni tanto comparivano delle interviste in cui ci elogiava. Era il suo modo di comunicare, per tenere alta la tensione. Ricordo una sua intervista dal titolo: “Max Tonetto, piede da 10”. Mi fece particolarmente piacere…».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"Totti, Spalletti e la Juve"

A proposito di 10, che mi dice del suo rapporto con Totti? «Andavano super d’accordo, un legame intimo. Con lui Francesco è diventato il centravanti della Roma. All’inizio non so se fosse così convinto di poter giocare in quel modo: si vedeva in un altro ruolo. Ma alla fine ha avuto ragione Luciano. Con loro era un divertimento continuo. Ricordo la vigilia del match degli ottavi di Champions contro il Lione. La sera prima eravamo nella hall dell’albergo, il Pupone guarda Luciano e gli fa: “A mister, guarda ndo ca* t’avemo portato”. Siamo morti dal ridere».

Vi sentite ancora lei e Spalletti? «Certo! Abbiamo fatto una cena a Roma poco prima che venisse chiamato alla Juve. Si vedeva che aveva una voglia clamorosa di ricominciare, di rimettersi in gioco dopo l’esperienza in Nazionale. Sabatini dice che la Juve per lui è come la morfina? Sottoscrivo in pieno».

Vede già la sua mano in questa Juve? «Non ancora: è un cantiere aperto. C’è bisogno di tempo. L’unica “Spallettata” per ora è quella di Koopmeiners. Mi ha sorpreso. Penso che cercherà di liberare sempre di più Yildiz: ha una qualità assoluta. Sono sicuro che saprà come spronarlo con le giuste provocazioni».

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"Scudetto Juve? Anche se non lo dice..."

Con lui alla guida i bianconeri possono tornare a giocarsi lo scudetto? «Direi proprio di sì. Se dovessero battere la Roma rientrerebbero in corsa. Spalletti, anche se non lo dice pubblicamente, punta sempre all’obiettivo più prestigioso. Se comunque non sarà scudetto quest’anno, potrebbe vincerlo il prossimo quando gli costruiranno la squadra come vuole lui».

E stasera chi la spunta tra lui e Gasp? «Per me vince la Roma: al momento mi sembra più squadra. Non mi aspettavo che Gasperini potesse incidere così velocemente. Specie senza il centravanti».

I gol delle punte mancano pure alla Juve... «Sì ma Spalletti ha tra i suoi un grandissimo attaccante come Vlahovic. Se fossi stato nella Roma lo avrei preso quest’estate. Allora sì che i giallorossi sarebbero stati da scudetto».

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TORINO - Max Tonetto, se ripensa a Spalletti, cosa le balza subito in mente? «Direi la prima volta che ci siamo parlati a Empoli: è stato quasi un trauma. Al primo allenamento ci siamo seduti vicini e lui mi fa: “Max, ma non penserai mica di essere venuto qui per giocare?! Davanti hai un giocatore più forte di te”. Una frase che racchiude al 100% la sua essenza: sa che provocando può tirare fuori il meglio dai propri giocatori. Nelle varie esperienze che ha avuto, è diventato un grandissimo tecnico, di gran lunga uno dei migliori che abbia mai avuto. Poi negli anni è cresciuto tanto nella gestione del gruppo. Quando fa le riunioni con la squadra sa sempre quali corde toccare. Ti convince di poter superare ogni limite. Gli anni migliori della mia carriera li ho passati con lui. Sono arrivato alla Roma già trentenne e maturo, eppure lui mi ha trasformato completamente. Prima giocavo a centrocampo o da mezzala, in giallorosso ho iniziato ad agire da terzino a sinistra nella linea a 4. Luciano mi ha cambiato la carriera».

"Spalletti ti guarda negli occhi"

Avete mai discusso? «Più volte: ha un carattere complesso. Ti guarda dritto negli occhi e se ha qualcosa da dirti non ci gira intorno. Credetemi, non è una qualità comune per un allenatore. Negli anni alla Roma mi ricordo tante litigate con Christian Panucci, un altro forte caratterialmente. Parliamo di una persona particolare: un giorno di toglie il saluto e quello dopo viene da te e ti stritola in un abbraccio. Lui non ti fa mai i complimenti quando giochi bene: ai miei tempi usava la stampa per lusingare i propri giocatori. Ogni tanto comparivano delle interviste in cui ci elogiava. Era il suo modo di comunicare, per tenere alta la tensione. Ricordo una sua intervista dal titolo: “Max Tonetto, piede da 10”. Mi fece particolarmente piacere…».

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