© AG ALDO LIVERANI SASTORINO - Sarà che la nostalgia ha dei percorsi tutti suoi, sarà che forse non c’è davvero nulla - ma proprio nulla - di più soggettivo, ma il risultato del sondaggio di TuttoSport.com può dirsi comunque sorprendente. Oppure no, nient’affatto. Dipende, appunto. Da cosa? Da chi eri, cosa facevi. E cos’era, quella Juventus di riferimento. Quanto vinceva. Nel caso della Juve 1995-1996, che supera solamente di un punto percentuale quella del 2005-2006, c’è un’immagine naturalmente a campeggiare: è quella di Luca Vialli che alza la Coppa dei Campioni al cielo di Roma, chiudendo un cerchio e allontanando un po’ di fantasmi, puntualmente rientrati qualche anno più tardi e forse a rose più complete. Almeno sulla carta. A prescindere, il prodotto finale dei tifosi è pure un chiaro messaggio sui desideri del presente: ogni anno che passa (e al prossimo saranno 30), la Champions League si fa sempre più miraggio, e la serata dell’Olimpico diventa un po’ di più un’impresa.
La Juventus 2005-2006
Perciò, ecco, non ci si sorprende se ancora adesso viene eletta a migliore Juventus di sempre: non ha soltanto vinto un trofeo agognato, sognato, ambito. Ma l’ha fatto sconfiggendo una maledizione che negli anni si è confermata. Che ha riscritto le regole del gioco, almeno per i bianconeri. Del cui orgoglio si è detto e si è scritto, però forse mai abbastanza. A ribadirlo, ci pensa quel 26% ottenuto dalla Juve 2005-2006. Una squadra fortissima: Buffon, Chiellini, Emerson, Ibrahimovic, Del Piero, Nedved, Camoranesi, Trezeguet, Mutu, Thuram, Cannavaro. E ancora Vieira, Zambrotta, Zalayeta. Insomma, una rosa intera che vince tanto, vince ovunque, che parte con 9 successi consecutivi, che fa 91 punti sul campo, che perde una sola volta. Con un senso davvero unico di potenza, e sempre sul rettangolo verde di gioco. Con un primato difeso dalla prima giornata fino all’ultima, mai davvero messo in discussione. Inevitabile pensare a ciò che sarebbe stato se non fosse arrivato Calciopoli, o se quest’ultimo avesse avuto dei tratti differenti. Se solo, ecco, quella squadra fosse riuscita a mantenersi nel tempo, magari con una crescita in Europa che fino a quel momento non si era vista, o comunque non con continuità. Davvero, chissà.
Il '97-'98 e i campioni del mondo dell'85
Di sicuro, qualcosina in più avrebbe probabilmente meritato la terza classificata, ossia la Juve 1997-1998, forse la più forte in assoluto in termini di giocatori a disposizione. Da Zidane a Inzaghi, da Del Piero a Deschamps, passando per Ferrara, Davids, Montero, Di Livio e tanti altri, quasi tutti di un livello superiore. In quell’estate la Juventus aveva deciso di cedere Boksic, Lombardo, Jugovic e soprattutto Vieri, passato all’Atletico Madrid per 30 miliardi. Era una fase di cambiamento, un’altra. Ma la cavalcata, iniziata all’inizio del girone di ritorno, fu straordinaria, come lo scudetto vinto in quel maggio del ‘98, come la tripletta di Del Piero col Monaco e il percorso in generale in Champions League. Fino a Mijatovic. A quella finale che in tanti vorrebbero rigiocare. Soprattutto perché la sensazione era di una Juventus nettamente superiore, com’era capitato altre volte, e come capitò anche a un gruppo recentemente tornato alla Continassa, una serie di ospiti illustrissimi. Per chi ha avuto la fortuna, e l’esperienza, di viverli pienamente, i giocatori del 1985-1986 sono inevitabilmente un pezzo enorme di cuore. Eliminate le scorie di un trionfo europeo che proprio non arrivava, quella stagione è diventata per sempre quella dei campioni del mondo, della finale di Tokyo, di Platini e Laudrup che rispondono a Ereros e Castro. E del calcio di rigore decisivo di “Le Roi”, con la coppa tra le mani a fine partita e una foto indimenticabile come master accelerato in scienza delle reazioni. A pensarci: forse la Juventus più iconica.
