Perin, i perché Juve del no al Genoa tra equilibri e liste

Il portiere non si muove, situazione troppo delicata ed emergenza da evitare

Non c’è alcuna fretta, in casa Juve. Il mercato è soltanto all’inizio e per quanto le priorità siano chiare, non si andranno ad accelerare i tempi. Il motivo è facilmente intuibile: i saldi arrivano solitamente alla fine, e i bianconeri ne hanno bisogno se vogliono portare a casa tutti gli obiettivi che si sono prefissati. Cioè, un paio di colpi tra centrocampo e attacco, qualcos’altro in difesa se dovesse esserci (appunto) l’occasione. E no, non il portiere: ieri è infatti è stata rimandata al Genoa la proposta per Mattia Perin, nonostante quest’ultimo avesse già un accordo con il Grifone, e ormai da giorni. A mancare era però l’ok tra i due club: i liguri spingevano per un indennizzo, quasi simbolico (il residuo a bilancio è di 600mila euro), mentre i bianconeri aspettavano un’offerta più alta. Che non è mai arrivata. E allora la decisione di Comolli: a Perin non si rinuncia, sia per il suo ruolo fondamentale all’interno dello spogliatoio, sia perché in questo momento potrebbe alterare gli equilibri anche del mercato invernale, che sarà tutto fuorché semplice. Un’altra motivazione riguarda però il discorso relativo alle liste dei calciatori per la Champions League: mancano ancora due partite della prima fase - la Juve le giocherà con il Benfica in casa e con il Monaco a Montecarlo - e almeno tre punti per qualificarsi ai playoff.

La situazione

Le sfide si terranno a fine gennaio, l’ultima il giorno 28, la data in cui i bianconeri avrebbero potuto (o meglio, voluto) liberare il portiere, così da averlo a disposizione per questo nuovo tour de force tra campionato, Coppa Italia e competizione europea. Se pure fosse arrivato un nuovo estremo difensore in sostituzione di Perin, la società non avrebbe fondamentalmente potuto inserirlo nell’elenco dei convocabili e dunque metterlo a disposizione di Spalletti. Un’emergenza bella e buona, considerata l’assenza prolungata di Pinsoglio, ancora fuori dai convocati a Pisa per la lesione muscolare al polpaccio. Con Perin e Di Gregorio c’era infatti il giovane Scaglia, altre volte sono stati chiamati Fuscaldo e Mangiapoco della Next Gen. In generale, sulle cessioni - Joao Mario a parte -, quella di aspettare va considerata una regola interna. Da non sottovalutare. E riguardo proprio agli addii: si sta consumando definitivamente quello di Stefano Stefanelli, ex direttore sportivo e parte integrante della dirigenza guidata da Cristiano Giuntoli. Andrà all’Empoli, ma prima deve risolvere il contratto con la Juventus. Questione di ore, il tempo di un passaggio alla Continassa.

 

 

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