Spalletti convinto, modulo Juve deciso: il precedente con Frattesi è un segnale

La squadra lavora alla Continassa simulando diverse situazioni di gioco. Dal ruolo di McKennie all’interpretazione della difesa: prova superata

TORINO - Non perdere il buon umore. Non lasciarsi abbattere dal momento. E soprattutto, credere nel lavoro svolto, e ancor di più in quello da svolgere. La Juve ha cambiato pelle e dalla stessa ricomincerà anche contro il Sassuolo, a Reggio Emilia, dove Spalletti non sembra intenzionato a fare passi indietro rispetto a quanto visto con il Lecce. Del resto, non è certamente per il sistema di gioco che la Juve si sia fermata al pari, semmai per le (solite) leggerezze e per gli errori sotto porta. Oppure dal dischetto. Tant’è, tutto il resto all’allenatore è piaciuto. A partire dall’interpretazione del ruolo da parte di Kalulu e Kelly, l’ottima prima parte di Cambiaso, la velocità di esecuzione e la bravura nel ricucire di Locatelli.

La nuova Juve di Spalletti

E poi McKennie: a fare da “guastatore”, ma soprattutto da supporto per le sponde di David, non esattamente adatto a fare reparto da solo. Ecco, in quel ruolo da dieci, più vero che falso, Lucio ha trovato quelle risorse ricercate a lungo dalla squadra: intanto la possibilità di girare meglio palla e nei metri decisivi, poi maggiore pericolosità in area, banalmente perché la Juve si è ritrovata con più uomini davanti a Falcone. Il gol del pareggio, siglato dal centrocampista americano, non è casuale: quella di lanciarsi dentro era una richiesta specifica, perfettamente esaudita. La Juve di Lecce ha mostrato però anche parecchi margini di miglioramento. Il primo riguarda proprio David: soltanto in un paio di occasioni ha pulito bene palla e ha distribuito tra McKennie e Yildiz.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Spalletti e l'entusiasmo Juve

E lo stesso turco, autore di una prova di spessore superiore, si è trovato a volte più largo del previsto, meno dentro l’azione e certamente meno a supporto dell’attaccante. Sul quale Lucio lavora, continuerà a farlo, anche solo "per non non perdere quell’entusiasmo che fa sempre la differenza", come aveva annunciato nella conferenza stampa post partita di sabato, quando aveva rivelato pure i piani poi svolti nella giornata di ieri. Chiamati un po’ di ragazzi delle giovanili, il tecnico ha simulato alcune situazioni di gioco, testando sia la condizione dei suoi, però pure il grado di apprendimento della nuova curva tattica.

Che sarà una variante, che non sarà l’unica legge da adesso in poi. In fondo, era un cruccio del mister sin dall’inizio: una Juventus fluida, cangiante, in grado di non fossilizzarsi su un unico modo di giocare, diventa anche una Juventus capace di trarre forza da momenti e situazioni differenti. Di trovare una bussola persino quando sembra averla persa, o magari quando gli avversari sono così bravi da averla nascosta.

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Juve, il modulo col Sassuolo

 

In attesa - magari - di qualche regalo dal mercato, il 4-2-3-1 spallettiano sembra poi un messaggio netto, preciso, coerente con le correnti di mercato. In Nazionale, pur non trovando grossi risultati, alle spalle dell’attaccante aveva provato Frattesi, che la Juve continua a contendersi con il Galatasaray (e le sue offerte faraoniche). Un segnale. Com’è un segnale il dato forse più emblematico di tutti: sabato, quando il risultato si è fissato sull’1-1, il numero di tiri era 25, quello dei cross era 24. Ma cross per chi? Nemmeno una punta vera a raccoglierli, se non McKennie e il suo dettame di farsi trovare pronto, posto giusto e momento giusto. Gli stessi che la Juve punta a ritrovare con il Sassuolo, ormai dietro l’angolo.

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TORINO - Non perdere il buon umore. Non lasciarsi abbattere dal momento. E soprattutto, credere nel lavoro svolto, e ancor di più in quello da svolgere. La Juve ha cambiato pelle e dalla stessa ricomincerà anche contro il Sassuolo, a Reggio Emilia, dove Spalletti non sembra intenzionato a fare passi indietro rispetto a quanto visto con il Lecce. Del resto, non è certamente per il sistema di gioco che la Juve si sia fermata al pari, semmai per le (solite) leggerezze e per gli errori sotto porta. Oppure dal dischetto. Tant’è, tutto il resto all’allenatore è piaciuto. A partire dall’interpretazione del ruolo da parte di Kalulu e Kelly, l’ottima prima parte di Cambiaso, la velocità di esecuzione e la bravura nel ricucire di Locatelli.

La nuova Juve di Spalletti

E poi McKennie: a fare da “guastatore”, ma soprattutto da supporto per le sponde di David, non esattamente adatto a fare reparto da solo. Ecco, in quel ruolo da dieci, più vero che falso, Lucio ha trovato quelle risorse ricercate a lungo dalla squadra: intanto la possibilità di girare meglio palla e nei metri decisivi, poi maggiore pericolosità in area, banalmente perché la Juve si è ritrovata con più uomini davanti a Falcone. Il gol del pareggio, siglato dal centrocampista americano, non è casuale: quella di lanciarsi dentro era una richiesta specifica, perfettamente esaudita. La Juve di Lecce ha mostrato però anche parecchi margini di miglioramento. Il primo riguarda proprio David: soltanto in un paio di occasioni ha pulito bene palla e ha distribuito tra McKennie e Yildiz.

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