David, dal parmigiano alla bottarga: le vongole Juve, il pupillo che Spalletti rivede in Johnny

Il tecnico ha lavorato con il gruppo e con il canadese, il periodo di ambientamento difficile è terminato e ora Iceman può diventare il titolare indiscusso dell'attacco bianconero

L’ha trattato davvero come un figlio. L’ha coccolato, l’ha ascoltato, l’ha capito. L’ha anche rimproverato, in camera caritatis, a debita distanza da qualsiasi occhio esterno. L’ha guardato negli occhi dopo il rigore sciagurato calciato contro il Lecce. Luciano Spalletti voleva capire che cosa avesse ancora dentro Jonathan David. Pretendeva di trovare subito un modo per salvarlo da se stesso. Una maniera per ridargli una dignità calcistica persa dagli undici metri contro i salentini: non per l’errore, ma per la sciatteria che ha messo in quella battuta. Non era presunzione, ma paura. Così Spalletti già la mattina successiva al Lecce gli ha annunciato che avrebbe giocato dall’inizio contro il Sassuolo. Così, a bruciapelo. Come una fucilata nella notte, per prendere in prestito una metafora spallettiana. David non se l’aspettava. Non credeva di meritare una riabilitazione a 72 ore dal Lecce. È rimasto spiazzato, ma in maniera positiva. E da lì ha trovato la forza per ricomporsi, per disfarsi una volta per tutte di un bagaglio stracolmo di negatività. A Reggio Emilia inizialmente ha pensato soltanto a giocare per i compagni. Senza intestardirsi per il gol, arrivato in maniera naturale. Per Spalletti, paradossalmente, vale di più l’assist per Miretti. Una giocata che Lucio ha fatto vedere e rivedere alla Continassa, perché rappresenta la perfetta raffigurazione del lavoro che devono svolgere la punta e il trequartista nel 4-2-3-1 quando i difensori avversari accorciano sull’attaccante. Lì ha capito che di aver ritrovato David. Anche perché la reazione del gruppo l’ha sorpreso: Fabio segna, ma tutti vanno dal canadese. Un vero e proprio scudo umano. Poi il 3-0 completa l’opera di Spalletti, che dalla panchina corre per abbracciarlo. Per manifestare apprezzamento e gratitudine: Jonathan si è fidato di lui. E per Lucio la fiducia è davvero tutto, nel modo che ha di intendere i rapporti umani.

La titolarità contro la Cremonese per David è un grande attestato di stima. È la consegna di uno status: adesso il posto, se continua così, non glielo toglie nessuno. Questo è il messaggio che gli manda l’allenatore, ma lui lo dovrà cogliere. Tre gare di fila dall’inizio gli mancavano da ottobre. Igor Tudor l’aveva schierato contro Milan, Como e Lazio. Con pochissima fortuna, sebbene soprattutto al Sinigaglia il canadese avesse dato segnali estremamente incoraggianti sul piano della prestazione. Spalletti ne ha parlato apertamente in conferenza stampa, indicandogli la via: «Può essere un’iniezione di fiducia perché ha giocato una grande partita. Io mi aspetto che possa continuare a crescere, perché lega benissimo con la squadra. Lui viene a creare superiorità in altre zone di campo. Poi ha una buona intesa con la squadra e gli diamo fiducia».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Spalletti ci rivede Dzeko, Johnny allontana Vlahovic

Lucio rivede un po’ di Dzeko in David. Per come stoppa la palla, per come riesce a servire i compagni, per la maniera con la quale riesce a legare il gioco. Per il resto, il canadese deve ancora prendere parecchi appunti dal bosniaco, ma il tempo per rubargli il mestiere non gli manca. Di sicuro il soprannome “Iceman” andrà rinfrescato, prima o poi. I gol finora sono ancora pochi: 4 tra campionato, Coppa Italia e Champions League. Ci vuole di più per rubare l’occhio dei tifosi, curiosi di rivederlo all’opera contro la Cremonese. Il ricordo dell’errore col Lecce brucia, ma per la gente è acqua passata. Sarà accolto come gli altri. Ma David dovrà dare un seguito alle tracce lasciate al Mapei Stadium. Lampi da campione, che non potranno più essere soltanto lampi. Sugli spaghetti alle vongole, insomma, deve metterci la bottarga. Il parmigiano no, non più. La squadra si è stretta intorno a Johnny, che adesso vuole ritrovare gli stessi gol che l’hanno reso grande a Lilla. E che lo possono aiutare, nel tempo, a scrollarsi di dosso l’ombra di Dusan Vlahovic, il cui futuro è sicuramente lontano da Torino.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

L’ha trattato davvero come un figlio. L’ha coccolato, l’ha ascoltato, l’ha capito. L’ha anche rimproverato, in camera caritatis, a debita distanza da qualsiasi occhio esterno. L’ha guardato negli occhi dopo il rigore sciagurato calciato contro il Lecce. Luciano Spalletti voleva capire che cosa avesse ancora dentro Jonathan David. Pretendeva di trovare subito un modo per salvarlo da se stesso. Una maniera per ridargli una dignità calcistica persa dagli undici metri contro i salentini: non per l’errore, ma per la sciatteria che ha messo in quella battuta. Non era presunzione, ma paura. Così Spalletti già la mattina successiva al Lecce gli ha annunciato che avrebbe giocato dall’inizio contro il Sassuolo. Così, a bruciapelo. Come una fucilata nella notte, per prendere in prestito una metafora spallettiana. David non se l’aspettava. Non credeva di meritare una riabilitazione a 72 ore dal Lecce. È rimasto spiazzato, ma in maniera positiva. E da lì ha trovato la forza per ricomporsi, per disfarsi una volta per tutte di un bagaglio stracolmo di negatività. A Reggio Emilia inizialmente ha pensato soltanto a giocare per i compagni. Senza intestardirsi per il gol, arrivato in maniera naturale. Per Spalletti, paradossalmente, vale di più l’assist per Miretti. Una giocata che Lucio ha fatto vedere e rivedere alla Continassa, perché rappresenta la perfetta raffigurazione del lavoro che devono svolgere la punta e il trequartista nel 4-2-3-1 quando i difensori avversari accorciano sull’attaccante. Lì ha capito che di aver ritrovato David. Anche perché la reazione del gruppo l’ha sorpreso: Fabio segna, ma tutti vanno dal canadese. Un vero e proprio scudo umano. Poi il 3-0 completa l’opera di Spalletti, che dalla panchina corre per abbracciarlo. Per manifestare apprezzamento e gratitudine: Jonathan si è fidato di lui. E per Lucio la fiducia è davvero tutto, nel modo che ha di intendere i rapporti umani.

La titolarità contro la Cremonese per David è un grande attestato di stima. È la consegna di uno status: adesso il posto, se continua così, non glielo toglie nessuno. Questo è il messaggio che gli manda l’allenatore, ma lui lo dovrà cogliere. Tre gare di fila dall’inizio gli mancavano da ottobre. Igor Tudor l’aveva schierato contro Milan, Como e Lazio. Con pochissima fortuna, sebbene soprattutto al Sinigaglia il canadese avesse dato segnali estremamente incoraggianti sul piano della prestazione. Spalletti ne ha parlato apertamente in conferenza stampa, indicandogli la via: «Può essere un’iniezione di fiducia perché ha giocato una grande partita. Io mi aspetto che possa continuare a crescere, perché lega benissimo con la squadra. Lui viene a creare superiorità in altre zone di campo. Poi ha una buona intesa con la squadra e gli diamo fiducia».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus
1
David, dal parmigiano alla bottarga: le vongole Juve, il pupillo che Spalletti rivede in Johnny
2
Spalletti ci rivede Dzeko, Johnny allontana Vlahovic