L’incontro con Agnelli e la fedeltà eterna di Gigi Riva alla Sardegna
Il 24 maggio 1969 l’Italia gioca un’amichevole con la Bulgaria a Torino e gli azzurri sono in ritiro a Villa Sassi, un elegante albergo in collina. Agnelli raggiunge Riva alla vigilia della partita e fa una lunga chiacchierata nel curatissimo giardino con vista sulla città. "Riva, io firmo l’assegno, la cifra la compila lei". "Avvocato, non è una questione di soldi. Io non voglio lasciare la Sardegna, sento di dovere fedeltà a quella terra e quella gente che mi ha accolto come un figlio e che non mi sento di tradire. Io non mi troverei bene lontano dalla Sardegna". "Ma lei potrebbe tornare in Sardegna ogni volta che vuole, le metterei a disposizione un aereo per questo". "La ringrazio, Avvocato, ma non credo che sarei lo stesso giocatore e la stessa persona se lasciassi il Cagliari e la Sardegna". È un dialogo asciutto, ma ad Agnelli basta a percepire la sincertià di Riva. No, non è un’abile strategia negoziale, davanti ha l’integrità di un uomo antico. In quel momento ammira ancora di più quello straordinario giocatore e si fa struggente il dispiacere per non poterlo vestire con la maglia della Juventus di cui, pensa l’Avvocato, sarebbe diventato un grande capitano. Lascia l’albergo, dopo aver stretto la mano di Riva, non per chiudere un accordo, ma per porre termine al corteggiamento. Gigi Riva non giocherà in nessun’altra squadra e, smesso di giocare, non vivrà in nessun’altra città. Fedele fino all’ultimo giorno della sua vita da gigante.
