Una famiglia di sportivi
Amoruso ha poi parlato della sua famiglia di sportivi: "Siamo cinque fratelli: quattro maschi e una sorella. Abbiamo iniziato a giocare in casa, prima con la palla, poi con la palla di carta e lo scotch, perché mia mamma non accettava palloni veri in casa. Poi ci siamo spostati sul ballatoio. Ringrazio la signora Iaculli, la vicina, che non si è mai lamentata. Due miei fratelli hanno giocato a calcio: Luca ha esordito con Zeman a 16 anni nel Foggia, ha fatto anche presenze in Serie A. Fabio ha giocato in Lega Pro. Il più piccolo è tennista, anche bravo, giocava con Fognini".
Il rapporto con Mancini alla Sampdoria
Sui suoi step con il calcio: "Ho giocato fino a 14 anni in Puglia, poi un provino alla Sampdoria. Partii in macchina con mio papà e un osservatore. Il mister era Antonio Soncini, che ha scoperto tanti giocatori, tra cui Roberto Mancini. Se sapevamo che Mancini sarebbe diventato un grande allenatore? Io per quattro anni ho visto tutte le sue partite. Mancini e Vialli rappresentavano il sogno calcistico dell’attaccante. Vialli bomber puro, Mancini talento incredibile. Non gli ho mai visto sbagliare una partita. Aveva un’aura di carisma incredibile. Era uno di quelli che vedeva la giocata con un secondo di anticipo. I campioni fanno questo. Ricordo il mio esordio contro l’Udinese: mi disse “Appena puoi vai verso la porta”. Alla prima occasione, senza guardarmi, mi mise la palla. Io andai davanti al portiere, tiro, palo. Mancini poteva vincere il Pallone d’Oro. È sempre rimasto un mio idolo. Oggi ogni tanto ci vediamo, giochiamo a padel. Lo pensavo che sarebbe diventato allenatore. Ho fatto lo stesso pensiero anche con Conte o Deschamps. Zidane? No, non me lo aspettavo, era timido e introverso".
