En-Nesyri-Juve, accordo totale: cifre e dettagli. Perché non è un acquisto da panico o da reso

Il lavoro di Ottolini decisivo per trovare l'intesa definitiva tra tutte le parti: quando arriverà a Torino e quanto costa il nuovo 9 Juve

Sì, il blitz è stato vincente. E anche gli ultimi dubbi sono stati risolti, sciolti dalle promesse di Ottolini. Si può dire, a questo punto: Youssef En-Nesyri è pronto a diventare un giocatore della Juventus. Soprattutto dopo aver dato l’ok al ds bianconero, anche ieri a Istanbul, dove rimarrà pure oggi. Almeno per sistemare gli ultimi dettagli. Di lavoro, in fondo, ce n’è stato parecchio nei giorni scorsi e ce ne sarà anche nelle prossime ore, quelle in cui il direttore bianconero conta di definire gli ultimi dettagli per consegnare a Spalletti l’attaccante di cui avrebbe bisogno. Del resto, e sembra paradossale, non c’è alcuna fretta: una volta colta l’impossibilità di mettere a disposizione la punta per la partita con il Napoli, l’orizzonte si è fatto inizio febbraio, la trasferta di Parma, quella in cui il tecnico punta ad avere già rodato il centravanti marocchino, a sua volta pronto a lasciare il Fenerbahçe in giornata per raggiungere l’Italia. Tutto fatto, tra le due società. La Juve si impegnerà con un prestito con diritto di riscatto, circa 5 milioni, con la parte dell’ingaggio (pesante) compresa nel costo iniziale della cessione; ne occorreranno altri 20 per coprire la clausola di acquisto del calciatore, che ha convinto naturalmente per le caratteristiche fisiche e per l’esperienza accumulata negli ultimi anni. Possono fare la differenza. Ancor di più in un gruppo a cui spesso manca proprio quello: cattiveria, cinismo, un filo di malizia che vale costantemente la differenza tra una partita vinta e una per cui i rimpianti hanno la meglio.

Spalletti, una soluzione in più

No, non sarà En-Nesyri (eventualmente) a risolvere tutti i problemi. Ma a dare qualche soluzione in più, sì. Quello lo può fare. Come può essere partner di David, come può farsi soluzione da ultimi minuti, quelli utili a riscrivere dei risultati altrimenti complicati da ribaltare. Lo sanno bene in Turchia, dove il marocchino ha lasciato un buon ricordo, e dove adesso si sta consumando l’ultimissima parte della trattativa, propedeutica alla partenza e all’arrivo del giocatore a Caselle. Cosa manca? Aspetti burocratici, in primis, legati alla condizione del giocatore. Quindi alcune pendenze derivanti dai bonus che il giocatore deve ricevere dalla società di appartenenza. Soliti discorsi di quando ci si lascia: cosa tenere, cosa poter mettere in un angolo, a cosa non poter minimamente rinunciare. Risolte queste pratiche, si potrà allora proseguire con l’iter più classico: il via libera, le parole di rito e la prima volta in maglia bianconera. Non vede l’ora, l’attaccante. E non vede l’ora soprattutto perché sa benissimo quanto l’occasione, a 28 anni, possa essere ghiotta. Su quest’aspetto, En-Nesyri ha voluto in particolare ribadire una necessità: non avrebbe accettato l’opzione reso, cioè restare a Torino per 6 mesi senza avere il tempo davvero di incidere, di giocarsi il futuro. Da parte della Juve, sono arrivate garanzie anche in questo senso: a prescindere dalla formula, l’idea è continuare a puntare su di lui.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Juve, non è un acquisto da panico

Certo, molto lo faranno i gol, le occasioni sfruttate, le partite giocate a immagine e somiglianza dei dettami di Spalletti. Però non è una chance e via, e non è nemmeno un acquisto dettato dal panico. Considerata la necessità, e le difficoltà arrivate per ottenere Mateta - che sarebbe stato il preferito di dirigenza, allenatore, probabilmente piazza -, la virata sul marocchino è stata allo stesso modo condivisa da tutte le parti in causa. Lucio gli chiederà la scocca, la Juventus invece pretenderà la scossa. Sembrano differenze sottili e invece sono due missioni ben diverse, seppur complementari. Dovranno portare gol e punti, piazzamenti e risultati. E infine un sospiro di sollievo: da tempo, troppo tempo, i bianconeri sono rimasti privi di certezze in un ruolo tanto delicato quanto necessario. En-Nesyri ha la possibilità di spezzare la maledizione del numero nove, e di contagiare magari un’intera squadra. Sulle spalle ha portato spesso la pressione del suo popolo, anche nell’ultima Coppa d’Africa. Ha vinto in piazze caldissime, come l’Europa League alzata al cielo con la maglia del Siviglia. Ha sfidato la curva del Fener e di lui si è innamorato un duro come José Mourinho. Sono tre indizi, teoricamente fanno una prova. E sono tre giorni, poi, che Ottolini lavora per portarlo alla Juve. Ora è sul rettilineo finale: vede la luce. E la firma.

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Sì, il blitz è stato vincente. E anche gli ultimi dubbi sono stati risolti, sciolti dalle promesse di Ottolini. Si può dire, a questo punto: Youssef En-Nesyri è pronto a diventare un giocatore della Juventus. Soprattutto dopo aver dato l’ok al ds bianconero, anche ieri a Istanbul, dove rimarrà pure oggi. Almeno per sistemare gli ultimi dettagli. Di lavoro, in fondo, ce n’è stato parecchio nei giorni scorsi e ce ne sarà anche nelle prossime ore, quelle in cui il direttore bianconero conta di definire gli ultimi dettagli per consegnare a Spalletti l’attaccante di cui avrebbe bisogno. Del resto, e sembra paradossale, non c’è alcuna fretta: una volta colta l’impossibilità di mettere a disposizione la punta per la partita con il Napoli, l’orizzonte si è fatto inizio febbraio, la trasferta di Parma, quella in cui il tecnico punta ad avere già rodato il centravanti marocchino, a sua volta pronto a lasciare il Fenerbahçe in giornata per raggiungere l’Italia. Tutto fatto, tra le due società. La Juve si impegnerà con un prestito con diritto di riscatto, circa 5 milioni, con la parte dell’ingaggio (pesante) compresa nel costo iniziale della cessione; ne occorreranno altri 20 per coprire la clausola di acquisto del calciatore, che ha convinto naturalmente per le caratteristiche fisiche e per l’esperienza accumulata negli ultimi anni. Possono fare la differenza. Ancor di più in un gruppo a cui spesso manca proprio quello: cattiveria, cinismo, un filo di malizia che vale costantemente la differenza tra una partita vinta e una per cui i rimpianti hanno la meglio.

Spalletti, una soluzione in più

No, non sarà En-Nesyri (eventualmente) a risolvere tutti i problemi. Ma a dare qualche soluzione in più, sì. Quello lo può fare. Come può essere partner di David, come può farsi soluzione da ultimi minuti, quelli utili a riscrivere dei risultati altrimenti complicati da ribaltare. Lo sanno bene in Turchia, dove il marocchino ha lasciato un buon ricordo, e dove adesso si sta consumando l’ultimissima parte della trattativa, propedeutica alla partenza e all’arrivo del giocatore a Caselle. Cosa manca? Aspetti burocratici, in primis, legati alla condizione del giocatore. Quindi alcune pendenze derivanti dai bonus che il giocatore deve ricevere dalla società di appartenenza. Soliti discorsi di quando ci si lascia: cosa tenere, cosa poter mettere in un angolo, a cosa non poter minimamente rinunciare. Risolte queste pratiche, si potrà allora proseguire con l’iter più classico: il via libera, le parole di rito e la prima volta in maglia bianconera. Non vede l’ora, l’attaccante. E non vede l’ora soprattutto perché sa benissimo quanto l’occasione, a 28 anni, possa essere ghiotta. Su quest’aspetto, En-Nesyri ha voluto in particolare ribadire una necessità: non avrebbe accettato l’opzione reso, cioè restare a Torino per 6 mesi senza avere il tempo davvero di incidere, di giocarsi il futuro. Da parte della Juve, sono arrivate garanzie anche in questo senso: a prescindere dalla formula, l’idea è continuare a puntare su di lui.

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